OSVALDO BEVILACQUA E I CAMMINI ABRUZZESI
''SONO PER VIAGGIATORI, NON PER I TURISTI''

Pubblicazione: 01 ottobre 2017 alle ore 09:15

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TERAMO - Strade disegnate dalla fede, dove si intrecciano il genio dei romani, e la spiritualità di frate Francesco, battute dai mercanti del sale, la più preziosa delle spezie nell'antichità. Tracciate tra le onde e i moli, dalle navi dei Fenici, con il carico di misteri di un popolo dimenticato.

Sono quelle di Osvaldo Bevilacqua, giornalista e conduttore televisivo, nel suo ultimo libro Antiche strade d'Italia. In cammino tra borghi, sapori e tradizioni. Un abruzzese di adozione, visto che trascorre molto del suo tempo sull'altopiano delle Rocche, Bevilacqua, e che con la trasmissione Sereno variabile è entrato nelle case di generazioni di italiani. Uno soprattutto che ha girato per anni in lungo e il largo il Belpaese.

Il libro di Bevilacqua racconta, passo passo, la Via Francigena, da Ginevra a Roma, la Via del sale, da Rieti alla costa marchigiana, la Rotta dei Fenici, da Palermo a Mazara in Sicilia.

Tema vero del libro è però il camminare e la scoperta, e in esso importanti spunti si possono dunque trovare per poter organizzare e rendere fruibili al meglio anche i cammini d'Abruzzo, ora che si stanno avviando molti progetti di valorizzazione di itinerari storici, culturali ed anche enogastronomici. Per promuoverli e raccontarli con il giusto registro stilistico, al fine di suscitare interesse ed emozioni, nel cuore degli abruzzesi, prima ancora che dei turisti. 

"In Abruzzo non dobbiamo ammaliare i turisti - spiega dunque Bevilacqua - ma i viaggiatori. Essere noi stessi viaggiatori, per riscoprire noi stessi, e la nostra storia, anche nelle città e nei territori dove abitiamo, e l'Abruzzo ha tanti tesori da scoprire".

Abruzzoweb lo ha intervistato a margine della presentazione del suo libro al Gran caffè di Teramo, in occasione del Festival Internazionale del cinema naturalistico e ambientale, organizzato quest'anno in collaborazione con l'Arma dei Carabinieri, e dove il giornalista ha ricevuto il Premio alla carriera. Ed anche un riconoscimento da parte del Rotary Teramo est,  per mano del suo presidente Silviano Scardecchia.

"Viaggiare è mettere in moto neuroni ed endorfine - spiega Bevilacqua - bisogna arrivare in ogni luogo senza pregiudizi, e senza aspettative, e farsi un idea lì, sul posto, di quello che succede, se cediamo all'ansia di sapere tutto e di vedere tutto non vedremo nulla. meglio abbandonarsi alla meraviglia dei luoghi, e lasciarli parlare dentro di noi. Si tratta solo di aprire la porta e uscire".

Itinerari che vanno percorsi però a piedi, con lentezza. Se è vero come è vero, come ha scritto Elemire Zolla, che il corpo dell’uomo vuole cibo, la mente assiomi, l’anima l’estasi.

"È vero - prosegue Bevilacqua - che ogni mezzo che ci porta lontano con il corpo e lo spirito è il benvenuto. Forse però ogni tanto ci dimentichiamo il mezzo più fondamentale e più ovvio, le nostre gambe. Per questa ragione ho scelto di raccontare la via franchigena e la via del sale, perché sono strade che ho percorso a piedi, e che vanno godute lentamente, con il passo lento e interiore del vecchio viandante". 

E aggiunge il giornalista: "Se saliamo in auto e prendiamo l'autostrada, i raccordi e gli svincoli dobbiamo seguire sempre un itinerario prestabilito. Le antiche strade, sono invece frutto di secoli e secoli di sedimentazioni, di deviazioni e rifacimenti, di lotte e spostamenti di confini, ripensamenti di progetti. Sono un fascio di vie, che possono allungarsi o restringersi in base alle nostre scelte".

Tutti preziosi spunti anche per gli itinerari abruzzesi. Giova a tal proposito ricordare, che sta per essere dato alle stampe un "Atlante dei cammini", a cura della Regione Abruzzo, per riconoscere, valorizzare e promuovere tutti i percorsi naturalistici del territorio.

Non solo: il Ministero dei Trasporti ha già messo a disposizione 190 mila euro che saranno utilizzati per due itinerari: il Cammino del perdono, che ripercorre la vita di Celestino V, facendo dei collegamenti con l’Umbria di San Francesco d’Assisi e la Puglia di Padre Pio da Pietralcina, scoprendo le antiche vie della transumanza e le vecchie mulattiere; e il percorso a cui è stato dato il nome di Un viaggio nella storia d’Abruzzo, lungo circa 330 chilometri e va dalla Valle Peligna fino a Scanno, nel Parco nazionale della Majella, passando per L’Aquila e l’area amiternina, con lo spettacolare sfondo del Gran Sasso. I fondi serviranno per recuperare gli antichi tracciati, metterli in sicurezza e acquistare la segnaletica che consentirà di fruire al meglio degli itinerari proposti.

"L'Abruzzo - assicura Bevilacqua - fa bene a puntare sugli itinerari turistici. Il consiglio che posso dare è che servono percorsi accoglienti e fruibili, soprattutto per le persone con disabilità, è un elemento qualificante e decisivo, I Comuni devono fare qualcosa in più, è una innovazione necessaria per creare un offerta competitiva. L'Abruzzo - aggiunge il giornalista - offre dal punto paesaggistico il meglio che si possa avere in Europa, ha il record delle aree protette, ha un dedalo di percorsi storici, ambientali, enogastronomici, ha itinerari della fede, ha i tratturi, ha una via del sale, lungo l'antica via Salaria, dove a viaggiare era anche la lana. C'è insomma solo l'imbarazzo della scelta".

Ma, tornando a bomba, l'invito, anche sotto forma di messaggio promozionale, va lanciato non al turista, ma al viaggiatore.

Colui che, come ha splendidamente scritto Franco Cassano, preferisce "andare piedi, e vede aprirsi magicamente il mondo, perché andare a piedi è sfogliare il libro, e invece correre è guardarne solo la copertina". Colui che ama "le soste per guardare il cammino fatto, sentire la stanchezza conquistare come una malinconia le membra, invidiare l'anarchia dolce di chi inventa di momento in momento la strada".

"Ci sono turisti, e anche molti abruzzesi - concorda Bevilacqua - che vanno al mare a Giulianova. Trascorrono una giornata sulla spiaggia, poi chiudono l'ombrellone e vanno casa o in albergo. Non gli viene però la curiosità di visitare anche i vicini tesori dell'entroterra teramano, e nemmeno Giulianova vecchia, sopra la collina, non sono mai entrati nel santuario della Madonna dello Splendore. Ecco, loro sono turisti, non viaggiatori".



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