OTTO GIORNALISTI SU DIECI SOTTO SOGLIA DI
POVERTA'; PALLOTTA ''A RISCHIO DEMOCRAZIA''

Pubblicazione: 20 settembre 2017 alle ore 07:00

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L'AQUILA - "Contrastare la precarizzazione della professione giornalistica, e il suo crescente disagio economico, non è una battaglia corporativa: la dovrebbe sostenere la società civile perché in gioco è la qualità dell’informazione, la sua autonomia dal potere politico ed economico, è in gioco il funzionamento stesso della democrazia".

È il commento di Stefano Pallotta, presidente dell’Ordine dei giornalisti d’Abruzzo uscente e ricandidato, davanti ai dati impietosi snocciolati dal presidente nazionale, Nicola Marini, anch'egli abruzzese e anch'egli pronto a ripresentarsi, nel corso del suo intervento alla decima edizione di ‘Media Memoriae’, manifestazione ospitata quest’anno nel teatro Marrucino di Chieti.

Questi i dati, nella loro brutalità: il 65 per cento dei giornalisti professionisti e pubblicisti italiani iscritti all'Ordine è composto da precari o disoccupati. Di quelli che lavorano, otto su dieci hanno un reddito intorno ai 10 mila euro l'anno, quindi sotto la soglia di povertà.

Non sono noti i dati focalizzati sull’Abruzzo, ma la situazione, è lecito supporre, non deve discostarsi troppo da quella complessiva italiana.

Una parziale risposta della politica abruzzese poteva arrivare grazie all’approvazione della proposta di legge sull’editoria, di cui circolano ancora due versioni: una del presidente del Consiglio regionale, Giuseppe Di Pangrazio, l'altra del consigliere di Centro democratico Maurizio Di Nicola.

Ipotesi di norme che, in varia misura, prevedono incentivi per i giornalisti assunti negli uffici stampa dei Comuni che si fondono o che si associano, interventi finanziari volti a sostenere le testate giornalistiche, anche quelle online, compresi sgravi fiscali per l’assunzione con contratto a tempo indeterminato del personale giornalistico.

Annunciato come "di imminente approvazione" oltre 2 anni orsono dal presidente Di Pangrazio, il provvedimento si è poi impaludato nelle commissioni consiliari.

Analogo è il destino d’inconcludenza della legge nazionale sull’equo compenso. Entrata in vigore a gennaio 2013, si è incagliata perché la commissione paritetica incaricata di fissare le cifre del compenso minimo ha giocato a dir poco al ribasso e la sua determinazione è stata impugnata con successo al Tar del Lazio dall’Ordine dei giornalisti.

Tornando ai numeri che fotogravano la povertà generalizzata dei giornalisti: il presidente nazionale lo definisce uno "scenario devastante". Pallotta non può che confermare il giuidizio.

“È una situazione che denunciamo da anni e quella abruzzese non si discosta dal dato nazionale, senza dubbio per quello che riguarda la carta stampata e le televisioni locali - ricorda - Il mondo dell’informazione web, poi, sfugge anche a un monitoraggio, non esistendo un osservatorio. Il rischio concreto è che questa professione, senza tutele sindacali e contrattuali, scompaia. Ed è forse quello che vogliono gli editori, che sono convinti che chiunque possa produrre notizie, alle loro condizioni, ovvero minimizzando i costi. Agli editori non interessa la qualità, ma preme solo infarcire di pubblicità i loro mezzi di informazione".

E in fondo è anche l’inconfessabile interesse anche del potere politico: quello di avere a che fare con giornalisti, che di norma dovrebbero rappresentare il loro "cane da guardia", al contrario ridotti alla fame e, dunque, estremamente ricattabili e proni.

"Nel nostro Paese la politica ha sempre tentato di tenere l’informazione sotto il tallone - prosegue Pallotta - e quando l’informazione ha cercato di recuperare una funzione indipendente, la politica non ha mai risparmiato i suoi strali, ha sempre cercato di mettere il bavaglio ai giornalisti che facevano il loro lavoro".

A suo dire "è ovvio che, davanti a questi numeri che fotografano il disagio economico e la precarietà oramai generalizzata dei giornalisti, la politica accresca la sua egemonia. Perché è alla politica che il mondo dell’informazione è costretta a chiedere interventi di sostegno".

A confermare la situazione catastrofica dell’informazione abruzzese anche la cassa integrazione scattata a luglio per nove poligrafici del Centro, il più importante quotidiano cartaceo regionale: una doccia fredda arrivata a meno di un anno dal passaggio di proprietà dal gruppo l’Espresso alla cordata di imprenditori abruzzesi composta da Luigi Pierangeli, Luigi Palmerini, Cristiano Artoni e Alberto Leonardis, chiamati a rilevare e salvare il quotidiano.

La cassa integrazione e altre tutele, va però a tal proposito ricordato, sono entità sconosciute per molti, troppi operatori dell’informazione, in buona parte partite Iva, anche se poi in realtà svolgono un lavoro subordinato e in mono committenza.

E per gli addetti ai lavori nessun sindacato si è mai davvero interessato al loro destino, a partire dal sindacato di categoria, la Federazione nazionale stampa italiana (Fnsi).

“Il sindacato da un paio d’anni sta comprendendo il problema enorme della precarizzazione - fa comunque notare Pallotta - Da quando, cioè, questo fenomeno ha cominciato a espandersi a macchia d’olio, investendo anche i colleghi con contratti stabili, fino a quel momento al riparo dai processi di precarizzazione. Ricordo che la battaglia dell’equo compenso, in cui il sindacato è stato in prima linea, è a favore proprio di chi non ha avuto finora tutele".

Peccato, tuttavia, che della legge sull’equo compenso se ne siano perse le tracce, come del resto della legge abruzzese sull’editoria.

Secondo il presidente uscente, "una possibilità concreta per risollevare in parte le sorti dell’informazione abruzzese è quella di far sì che Comuni sopra i 15 mila abitanti, e anche altri enti pubblici, si dotino di uffici stampa degni di questo nome, con giornalisti regolarmente assunti con un bando di evidenza pubblico".

Una norma che già esiste, la "famosa" legge 150 del 2000, "Disciplina delle attività di informazione e di comunicazione delle pubbliche amministrazioni", mai tuttavia applicata da quasi vent'anni.

Pallotta, comunque, auspica "uffici stampa autonomi dal potere politico perché non selezionati in modo fiduciario e a tempo, da chi in quel frangente governa e amministra. La legge regionale andava anche in questa direzione - ricorda - Ma è tutto fermo, non se parla nemmeno più, la politica regionale fa, anzi, orecchio da mercante”.

La legge regionale, va infine ricordato, aveva, nelle prime ipotesi, coperture economiche a dir poco inadeguate per gli obiettivi che si proponeva.

"Si è vero, le coperture economiche proposte erano ridicole. Ma almeno quella legge, se approvata, riconoscerebbe la stato di crisi del mondo dell’informazione, e sarebbe già questo un'importante passo in avanti", conclude il presidente dell'Ordine dei giornalisti.



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