PALAZZO CENTI: NUOVE ACCUSE PER INDAGATI
E GIALLO SUL FUTURO DEL MEGA APPALTO

Pubblicazione: 14 aprile 2017 alle ore 20:00

L'ingresso e la facciata di palazzo Centi

L'AQUILA - Una nuova accusa nel filone legato alla sede di palazzo Centi della maxi inchiesta della procura della Repubblica dell'Aquila sugli appalti in Regione ritenuti dubbi.

Ai tre componenti della commissione di gara per l'aggiudicazione dei lavori di ricostruzione post-terremoto 2009, i funzionari regionali Giancarlo Misantoni (presidente), l’architetto Roberto Guetti e l’ingegnere Silverio Salvi, è stato, infatti, contestato anche il reato di falso ideologico per una serie di verbali ritenuti dai pm non veritieri. Palazzo Centi, sede della Giunta regionale all’Aquila, costituiva una commessa da 13 milioni di euro il cui appalto è stato caratterizzato da ritardi burocratici e cambi di commissione.

Secondo le accuse formulate dai pm, la Iciet Enginereeng di Castelli (Teramo), con una strategia che per gli inquirenti è chiara, sarebbe stata favorita per l’aggiudicazione del lavoro. L’azienda, il cui titolare, Eugenio Rosa, è attualmente sotto inchiesta, secondo l’accusa avrebbe avuto prima del bando la documentazione tecnica ed è retrocessa in seguito all’offerta economica al terzo posto, dopo la vincitrice, la Edil Costruzioni Generali di Venafro (Isernia) con un ribasso del 35% e la Cingoli Nicola e figli srl di Teramo, giunta seconda.

In questo filone sono indagate 11 persone: oltre ai tre della commissione, l'ex dirigente del ministero dei Beni Culturali Berardino Di Vincenzo, ora in pensione, uomo vicino a D'Alfonso, che lo ha nominato suo consulente, il figlio Giancarlo Di Vincenzo, tecnico progettista, gli imprenditori Giancarlo Di Persio e Mauro Pellegrini, titolari della impresa Dipe, già finiti nei guai in due precedenti inchieste, una in particolare su presunte mazzette nella ricostruzione privata, il capo della segreteria di D’Alfonso ed ex consigliere Pd Claudio Ruffini, l’amministratore delegato di Iciet Engineering di Castelli (Teramo) Eugenio Rosa, i due progettisti Alessandro Pompa e Gianluca Marcantonio, altro fedelissimo di D’Alfonso, che lo ha pubblicamente sponsorizzato nella nomina come componente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, oltre ad affidargli molti incarichi, tra cui uno in seno al comitato scientifico del commissariato per la ricostruzione del terremoto in Centro Italia.

Sono 11 i filoni attualmente aperti in un’indagine che ha coinvolto finora 33 indagati tra cui dirigenti e funzionari regionali, professionisti esterni, imprenditori, oltre al presidente, Luciano D’Alfonso, e agli assessori regionali Marinella Sclocco, Silvio Paolucci e Dino Pepe.

Le ipotesi di accuse, a vario titolo, sono di corruzione, turbativa d’asta, falso ideologico, abuso d’ufficio. L’inchiesta è coordinata dal procuratore Michele Renzo e dal sostituto Antonietta Picardi e portate avanti dai carabinieri del Noe e dalla squadra Mobile della questura di Pescara.

DUBBI E RISCHI DI CONTENZIOSO SUL DESTINO DELLA COMMESSA

Preoccupazione e imbarazzo, in Regione Abruzzo, in relazione al futuro del mega appalto pubblico da 13 milioni di euro per la ristrutturazione di Palazzo Centi, sede della giunta regionale in pieno centro storico all’aquila, fuori uso per il terremoto del 6 aprile 2009. Una commessa ritenuta di prestigio tra gli addetti ai lavori, aggiudicata nel silenzio più totale nel novembre 2016 e poco dopo si è capito perché, quando è finita tra i filoni di indagine, 11 attualmente, della mega inchiesta con 33 indagati della procura della Repubblica dell'Aquila sugli appalti della Regione ritenuti dubbi.

A oggi il contratto con la vincitrice Costruzioni Generali di Isernia non è stato ancora firmato, di conseguenza il cantiere non è mai stato attivato e i lavori non sono cominciati. Al tempo stesso ci si interroga, ora, su quale percorso seguire alla luce dell'ingombrante presenza dell'indagine. Due le ipotesi allo studio dei vertici regionali: il blocco dell'intero appalto in autotutela, oppure una soluzione più light, interrogare l'Autorità nazionale anticorruzione (Anac) per avere delucidazioni sulla via più opportuna da seguire. C'è molta prudenza sul futuro della commessa perché, verosimilmente con entrambe le soluzioni, l'ente finirebbe a forte rischio contenzioso non solo con l'impresa vincitrice, ma anche con le altre 28 in graduatoria.

La Costruzioni Generali Srl di Isernia ha vinto operando un ribasso del 35,017 per cento. Al secondo posto si è classificata l’impresa teramana Cingoli Nicola e Figlio Srl, conosciuta all’Aquila per le numerose commesse nell’ambito della ricostruzione privata, con il 29,70 per cento di ribasso; terza in graduatoria la Iciet Engineering di Castelli (Teramo) con il 26,082 per cento; al quarto posto l’associazione temporanea (Ati) Di Vincenzo & Strever, altro sodalizio ben inserito nella ricostruzione, con il 25,426 per cento. I risultati non sono mai stati resi noti ufficialmente dall’ente regionale e per tutta la difficile gestione della gara è stato difficile attingere informazioni.

L'edificio, di origine settecentesca, dal 2003 al 2009 è stato sede della presidenza. Nonostante sia stato negli anni sottoposto a importanti e numerosi restauri, ha riportato danni ingenti, per circa 9,4 milioni di euro, ai quali vanno aggiunti oneri e spese. I soldi destinati al recupero sono arrivati per 3 milioni dalla rimodulazione dei fondi inizialmente previsti nell’ambito dei finanziamenti del primo programma stralcio destinati alla ricostruzione di edifici pubblici all’Aquila e per 10 milioni dalla delibera Cipe numero 44 del 23 marzo 2012.

L’intervento è stato caratterizzato da lungaggini burocratiche e formali che hanno fatto ritardare l'iter complessivo. Lento è stato, infatti, il passaggio di consegne tra il provveditorato interregionale alle Opere pubbliche di Abruzzo, Lazio e Sardegna e la Regione stessa. A quest’ultima amministrazione è passata la competenza dell’attuazione dei programmi di ricostruzione degli edifici regionali con la cessazione dello stato di emergenza, il 31 agosto 2012, e ci si è dovuti riorganizzare in corsa.

L’appalto prevede interventi di consolidamento strutturale, rifacimento impiantistico, restauro architettonico delle superfici decorate, degli apparati pittorici nonché delle superfici di pregio, ed è basato sul criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. È previsto un incentivo per la riconsegna anticipata dell’opera pari all’1 per mille e, nello stesso tempo, una penalizzazione in caso di ritardo nei lavori.

Il bando è stato pubblicato il 7 maggio 2015 sulla Gazzetta ufficiale della Comunità europea, con scadenza il 16 luglio, poi posticipata al 27 agosto.

La commissione giudicatrice ha preso il posto della “commissione amministrativa” che ha svolto un lavoro preliminare, composta dalla dirigente regionale Eliana Marcantonio, dirigente del servizio Gestione e patrimonio immobiliare, presidente, e dai funzionari Carlo Giovani, dirigente del servizio Prevenzione rischi e protezione civile, e dall’ingegnere Eliseo Amorosi, funzionario del Comune di Tione degli Abruzzi (L’Aquila).

Dal 31 agosto al 26 ottobre 2015 i tre hanno passato al vaglio la busta “A” con la documentazione amministrativa, e delle 30 ditte in gara ne è stata esclusa solo una, l’associazione temporanea (Ati) costituita dalle aziende aquilane Edilfrair, Taddei e Coaf.

Il 15 dicembre la stessa commissione ha cominciato ad aprire le buste “B”, con l’offerta tecnica, al solo fine di accertare e constatare il contenuto senza alcun esame di merito, operazione terminata il 4 febbraio 2016.

L’8 marzo con una determina del dipartimento Risorse e organizzazione a firma della dirigente Marcantonio, si è provveduto a nominare la commissione giudicatrice, composta da Giancarlo Misantoni, dirigente dei servizi Genio civile di Teramo e, ad interim, Qualità delle acque; Roberto Guetti, architetto che si occupa di edilizia sanitaria e dei nuovi investimenti sugli ospedali da 100 milioni di euro; e Silverio Salvi, ingegnere che pure si occupa di qualità delle acque assieme a Misantoni.

I tre hanno valutato le offerte tecniche delle 29 imprese in gara contenute nella busta “B”, restituendole alla Marcantonio a metà ottobre, e di seguito è avvenuta l’apertura e la valutazione delle buste “C” e “D”, che contenevano rispettivamente l’offerta dal punto di vista della tempistica e l’offerta economica.

Dopo l’apertura delle buste e l’assegnazione provvisoria, in assenza di ricorsi dei concorrenti esclusi è divenuta definitiva.

La vincitrice ha avuto 80 giorni di tempo per stilare il progetto esecutivo, infine valutato dagli uffici regionali prima di dare, finalmente, il via al cantiere che però non c'è mai stato.



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