PAOLO ROSSI, IL RICORDO: IL GOL AL PESCARA, L'AMORE
PER DUE SANTI, LE INFERMIERE E QUEI 10 ANNI IN MENO...

Pubblicazione: 07 maggio 2017 alle ore 17:58

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L’AQUILA - L’Aquila calcistica e non solo è ancora commossa per la morte di Giampaolo Rossi, figura storica del calcio aquilano e abruzzese da giocatore prima e da tecnico poi. Un personaggio leggendario dell’epopea rossoblù che merita il ricordo più commosso e l’attenzione perpetua.

Per tratteggiare la sua figura in campo ma anche fuori, AbruzzoWeb ha chiesto un ricordo al decano dei cronisti sportivi Dante Capaldi. Lo trovate qui di seguito, preceduto dall’orazione che lo stesso collega ha letto durante le esequie.

Un cordiale e affettuoso saluto a tutti voi presenti in questa Basilica: un saluto particolare al sindaco, Massimo Cialente, e al gonfalone dell’Aquila presenti a questa cerimonia. Un saluto sportivo a tutti gli sportivi e tifosi dell’Aquila Calcio, al presidente, Corrado Chiodi, agli amici Celso Cioni, Massimo Cococcetta e Aldo Di Bitonto, ex capitano dell’Aquila degli anni Cinquanta, fratello maggiore di Giampaolo, detto Paolo o Paolone, che portò all’Aquila il roccioso centravanti proveniente dalla Fiorentina e dal Pisa.

Siamo qui riuniti per porgere il nostro ultimo saluto al carissimo Giampaolo, un padovano tutto cuore che amava L’Aquila più degli stessi aquilani. In maniera verace e viscerale. Di Paolo (ribattezzato Paolone) per la sua struttura rocciosa, oltre che per la bravura, l’ironia, la lealtà e la solidarietà, è stato scritto molto.

A livello sportivo, il mitico capitano di tante battaglie calcistiche vinte è stato di esempio da imitare per i giovani come educatore più che da istruttore e allenatore. Amava ricordare il gol che realizzò all’Adriatico di Pescara e che consentì all’Aquila di vincere quel derby.

C’è anche l’aspetto di commissario tecnico della Rappresentativa abruzzese che lo portò a vincere per due volte il “Torneo delle Regioni”, oltre a scovare e valorizzare quel Fabio Grosso che fece vincere all’Italia un titolo mondiale.

Ma dell’aspetto religioso e spirituale non è stato detto né scritto nulla. Paolo era un tifoso di due santi importanti, Sant’Antonio e San Paolo. Amava il primo e ha fatto molto per aiutare chi era meno fortunato di lui.

Di San Paolo ripeteva il famoso incoraggiamento che il Santo coniò per gli sposi. “Gareggiate insieme!”. Aveva letto La forza di Amare di Martin Luther King e gli piaceva il passaggio che dice: “Cercate di capire ardentemente a che cosa siete portati a fare nella vita e poi fatelo appassionatamente. Questo limpido sguardo in avanti verso la realizzazione di sé è la misura della vita umana”.

Diciamo che questo potrebbe essere il suo testamento spirituale che ha lasciato a tutti noi. Prima di partire per il viaggio senza ritorno per andare a riabbracciare la sua Valentina che il terremoto del 6 aprile 2009 gli aveva rubato.

Vittoria, la moglie, Valentina e Marzia, le figlie: le tre donne speciali che hanno costruito la sua prima Famiglia. Primordiale.

Poi è venuta quella dell’Aquila Calcio, sempre nel suo cuore. Sin dal giorno del suo primo contratto (estate 1962, presidente Euro Barattelli, segretario Ugo Colagrande). Contratto intorno alle 250 mila lire di allora e 40 mila di stipendio, oltre i premi partita.

Ci piace ricordarlo con il suo sorriso bonario e la sua ironia sempre vivi nella sua persona e invitava tutti a sorridere anche di fronte alle avversità: “A volte non è importante esistere, quanto resistere”, diceva in dialetto veneto.

Padre Francesco, rettore di questa Basilica, nella sua omelia ha parlato di San Paolo e anche noi vogliamo citare una bella espressione di questo Santo delle lettere che scrisse: “Io vi amerò al di là della vita, perché l’amore è nell’anima e l’anima non muore”. Addio Paolo resterai per sempre nei nostri cuori!

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Il sottoscritto è della stessa classe di Paolo. Ci separavano solo 10 giorni, lui più anziano di me, nato il 30 novembre 1940, mentre io sono del 10 dicembre. Ambedue travolti dal terremoto dell’Aquila, lui più sfortunato per aver perso la figlia avvocatessa Valentina e rimasto sotto le macerie per 19 ore con le gambe spezzate di netto!

Portato all’Ospedale di Pescara, reparto ortopedico, fu operato e, dopo una riabilitazione a Verona (Borgo Trento ) e a Vicenza, tornò a camminare, sia pure con le stampelle.

Quando andai a trovarlo all’Ospedale con l’ex presidente del settore Giovanile e scolastico della Figc Ferruccio Bazzucchi, subito dopo arrivò il presidente del Comitato regionale Antonio Papponetti, gli andai incontro nella camera dove era ospitato e gli dissi: “ Paolo, noi del 1940 siamo la vera classe di ferro! I più forti del mondo e... dintorni, come sosteneva il nostro comune maestro Alfredo Vivio”.

Lui mi gelò e replicò: “Perché dici le bugie? Io sono del 1950!”. Si tolse 10 anni... Amava fare sempre così e lo fece anche in una trasmissione con me a Laqtv il 7 novembre 2015.

E incalzò: “Vedi tutte queste belle ragazze che mi assistono? (alludendo alle giovani infermiere che lo circondavano, n.d.r.) Loro sanno che io sono del 1950. Un giovanotto, scrivo giovane e porto otto, a cui piace fare ancora la corte... mentre sono qui ricoverato in ospedale!”.

Ecco questo uno dei tanti episodi ironici e burleschi del nostro amato coetaneo che ora starà giocando ai Campi Elisi in mezzo a tanti amici che lo hanno preceduto abbracciando la sua adorata Valentina.



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