PARCO COSTA TRABOCCHI:
MELILLA, ''TORNARE ALLA CARICA
17 ANNI DI OPPORTUNITA' PERSE''

Pubblicazione: 11 febbraio 2018 alle ore 12:34

Gianni Melilla

PESCARA - È stata dedicata in gran parte all'ambiente e alla rete dei Parchi, l'attività parlamentare del deputato Gianni Melilla, cinque anni fa eletto con Sinistra, ecologia e libertà e oggi iscritto a Liberi e uguali.

Melilla, un passato da presidente del Consiglio regionale e con una esperienza alla Camera durata mezza legislatura a metà degli anni Novanata, non è ricandidato alle elezioni politiche del 4 marzo prossimo.

Il suo ufficio stampa, ha diffuso un'intervista che AbruzzoWeb pubblica integralmente.

In questa fine legislatura lei è tornato a chiedere la perimetrazione del Parco nazionale della costa Teatina. A che punto siamo?

Il Parco della Costa Teatina, istituito con una legge ben 17 anni fa, è ancora un parco “fantasma”. La proposta di perimetrazione del commissario ad acta nominato dal Governo,l’architetto Pino De Dominicis, dorme nei cassetti della Presidenza del Consiglio dei Ministri per pressioni intollerabili di chi da anni boicotta sistematicamente ogni tentativo di tutelare il tratto costiero della provincia di Chieti, uno dei più belli d’Italia, non a caso scelto come Parco Nazionale. La Regione Abruzzo e alcuni, fortunatamente pochi, sindaci si sono resi protagonisti di una illegittima e intempestiva proposta di modifica di quanto stabilito dal commissario De Dominicis e ora la perimetrazione è ferma. Quindi il Parco non decolla.

Cosa comporta questa situazione di stallo?

L’impossibilità per il Parco di utilizzare risorse nazionali ed europee per una politica di tutela e promozione socio-economica della Costa dei Trabocchi. In 17 anni sono andate perse decine di milioni di euro di finanziamenti che avrebbero potuto aiutare le imprese agricole, turistiche, commerciali e artigianali. Insomma, chi ha alimentato la paura per i vincoli e i divieti, seminando menzogne per favorire speculatori di ogni risma, ha danneggiato fortemente le popolazioni della Costa dei Trabocchi.

E ora cosa si può fare?

Tornare alla carica con forza, chiedere al Governo di fare il suo dovere e alla Regione di uscire dalle sue ambiguità. Il movimento contro Ombrina si opponeva ad un progetto di sviluppo sbagliato, ora bisogna lottare in positivo per una visione ecosostenibile dello sviluppo della Costa dei trabocchi di cui il Parco nazionale è pilastro fondamentale. Quel movimento popolare deve tornare in campo per un progetto alternativo alla dilapidazione delle risorse naturali e alle speculazioni edilizie.

Gli altri Parchi nazionali presenti in Abruzzo come stanno?

Vivono una fase difficile, ma ormai sono una realtà che va migliorata e qualificata. I finanziamenti nazionali, sebbene aumentati, sono ancora insufficienti. In Abruzzo ne abbiamo tre: il Parco storico e più antico d’Italia quello d’Abruzzo, poi i più recenti della Majella-Morrone e Gran Sasso Monti della Laga. Ad essi si aggiungono il Parco Regionale del Sirente-Velino (praticamente un alto parco nazionale) e ben 30 riserve regionali e statali. Si tratta del 36% dell’intero territorio abruzzese, siamo la Regione europea con la più alta percentuale di aree protette. È un patrimonio ambientale di biodiversità unico al mondo che andrebbe aiutato con una visione che però sinora è stata poco lungimirante. Potremmo avere ricadute turistiche e produttive formidabili, ma non si opera con la dovuta determinazione, non c’è coerenza per rintracciare tutte le risorse finanziarie potenzialmente disponibili a livello europeo e nazionale sia pubbliche che private. Purtroppo ci si concentra più su discutibili infrastrutture spesso di grave impatto ambientale che su una politica coraggiosa di ecosviluppo della montagna e delle zone interne. Penso a come invece dovrebbero essere aiutate le imprese agricole e gli allevatori per valorizzare le loro produzioni tipiche, a come si dovrebbe puntare sull'edilizia del recupero e della messa in sicurezza dei nostri meravigliosi centri storici, una parte dei quali pesantemente danneggiati dai terremoti, dalle eccezionali nevicate dell’anno scorso  e dal dissesto idrogeologico. Oppure pensiamo a come favorire gli “alberghi diffusi” e le piccole attività ricettive, le produzioni tipiche artigianali. Occorre puntare sui piccoli Comuni, sulla loro valorizzazione evitando che invece siano continuamente private di scuole, collegamenti pubblici ferroviari e su gomma, uffici postali, presidi sanitari, negozi e persino stazioni di carburante. Insomma Parchi e zone interne parlano la stessa lingua.

Lei da sempre si è interessato ai Parchi. Quale bilancio possiamo dare di questo impegno?

Dalla fine degli anni '70 individuammo i Parchi come uno dei traini per l’ecosviluppo delle zone interne. Allora ero Segretario Regionale della Cgil e proponemmo per l’Abruzzo un sistema regionale e integrato di aree protette che poi è stato in gran parte realizzato dal Parlamento e dal Consiglio Regionale. Quando ero in Consiglio Regionale ho presentato varie leggi regionali approvate che hanno istituito varie riserve regionali. Come, ad esempio, la più grande riserva regionale, quella dell’Alto Gizio-Monte Genzana e anche l’unica riserva regionale in un grande contesto urbano come la Riserva della Pineta Dannunziana a Pescara. A livello nazionale ho svolto un'intensa attività politica a favore dei Parchi che si è tradotta nelle leggi annuali di bilancio in un costante aumento delle risorse finanziarie a favore delle nostre Aree Protette Nazionali. Mi ha fatto particolarmente piacere la pubblicazione, da parte della Camera dei Deputati, di un libro in cui sono stati raccolti gli atti di un convegno che ho organizzato sull’Italia dei Parchi. Il mio impegno in questo campo è stato efficace e proseguirà anche nei prossimi anni. 



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