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IL PROGETTISTA GAETA: ''LA PIAZZA RACCONTERA' IL DRAMMA E LA RINASCITA''

PARCO DELLA MEMORIA, STALLO SUI FONDI
E PROGETTO; ECCO I RENDER DI COME SARA'

Pubblicazione: 28 maggio 2016 alle ore 08:30

Il Parco della Memoria dell'Aquila
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L’AQUILA - Diventa un paradosso l’intricato iter di progettazione del Parco della Memoria dell’Aquila, la maxi piazza su tre livelli da 7.800 metri quadrati che prenderà il posto di piazzale Paoli, nelle vicinanze delle zone dove ci sono stati più lutti nel terremoto di sette anni fa.

Il paradosso è presto detto: il sindaco del capoluogo, Massimo Cialente, attende il progetto definitivo dell’opera per sbloccare i fondi, ora che il bilancio è approvato; ma il progettista, Manfredo Gaeta, aspetta di sapere l’ammontare dei fondi prima di concludere il progetto definitivo. Un loop senza uscita.

L’enigma va risolto alla svelta, visto anche che, come spiega ad AbruzzoWeb lo stesso progettista, “ho sì vinto il concorso per la progettazione con la collega Annalisa Di Luzio, ma un vero e proprio disciplinare con gli impegni precisi ancora non mi è stato fatto firmare e da allora scatterà un termine di 90 giorni”.

Insomma, da quando verranno messe a posto le carte si dovranno aspettare altri tre mesi. Un’attesa che fa il paio con quella che è stata necessaria per sbrigare i ricorsi ai giudici amministrativi da parte dei tecnici che avevano perso la gara di progettazione.

Anche se, continua Gaeta, “non mi manca molto, dopotutto stiamo realizzando uno spazio aperto, però per definire tutto ho bisogno per forza di sapere quale sarà il budget esatto a disposizione”.

Opposto il punto di vista del primo cittadino. “I soldi sono già stati accantonati l’anno scorso, non è possibile utilizzarli senza progetto - spiega - Sappiamo già che ci vorranno circa 700 mila euro, tra quelli versati dalla Guardia di finanza e quelli di Eataly ne abbiamo già circa 100 mila”.

Cialente annuncia inoltre che “appena avrò il progetto partiremo con la colletta per reperire altri quattrini, mia idea su cui si sono fatte polemiche stupide: ovvio che sarà simbolica, la mia famiglia metterà 20 euro a testa, qualcuno metterà 1 euro solo ma conta il gesto”.

“La piazza sarà articolata su tre livelli a quote diverse - descrive Gaeta nell’intervista ad AbruzzoWeb -. Quello più alto a livello della strada, si fonderà con la Villa comunale e il piazzale dell’Emiciclo riaperto. Il livello intermedio sarà piazza 6 aprile, con una pavimentazione frammentata e dei ruderi a ricordo. Infine, alla quota più bassa, la vasca della fontana monumentale con l’obelisco, sul cui fondo corrono delle ‘radici’, che verrà spenta da dicembre, mese in cui iniziò lo sciame sismico, fino al 6 aprile, quando verrà riaccesa come segno di rinascita”.

Qual è la filosofia di fondo del suo progetto?

Alla base del progetto ci sono due idee fondanti. La prima è quella di creare una continuità spaziale tra piazzale Paoli e l’area monumentale della Villa comunale. La seconda è quella di dar vita a un frammento di città che narri la storia del 6 aprile 2009, commemori le vittime e auspichi la rinascita dell’Aquila.

Come è articolata la realizzazione su “tre livelli” e come andrà ad armonizzarsi con il quartiere circostante?

La composizione è articolata su tre livelli, scanditi da tre quote differenti e alle quali sono associati altrettanti momenti narrativi e stati d’animo che il Parco suggerisce in maniera empatica. La quota più alta, a livello della Villa, rappresenta la città prima del terremoto. È una cerniera, il punto che consente di abbracciare visivamente le due aree monumentali e introduce al percorso sia fisico che interiore del Parco.

Il secondo livello?

Attraverso un ampio sistema di scale, gradonate e rampe, si arriva alla quota intermedia, Piazza 6 Aprile, monumento dell’evento tragico. Qui lo spazio è caratterizzato da una maggior scabrezza, la pavimentazione si frammenta, l’asse individuato dal Palazzo dell’Emiciclo e dal Monumento ai Caduti, che ci accompagna nel primo tratto del percorso, ruota e punta idealmente alla Casa dello studente. Al centro di questo spazio sarà collocato un podio percorribile su cui saranno adagiati dei ruderi.

Infine, il terzo e ultimo livello.

Scendendo ancora, attraverso un secondo sistema di connettivi verticali si arriva alla Piazza Commemorativa, il cuore del progetto. Protagonista di questo spazio è la vasca della fontana monumentale con l’obelisco, attorno alla quale si snodano gli spazi per il passeggio, la sosta e angoli più raccolti dedicati alla meditazione e al ricordo. Per quanto riguarda l’inserimento nel contesto, come anticipato prima, l’idea di base è quella di rendere questo spazio un’estensione della Villa comunale. Allo stato attuale, infatti, il Piazzale è un’area interclusa in un’esedra verde che si apre su via De Bartholomaeis e ha un rapporto filtrato con la Villa. Nel progetto questi equilibri si invertono, creando un filtro verso via De Bartholomaeis e un’apertura verso l’area antistante il palazzo dell’Emiciclo, così da far dialogare l’area monumentale dedicata alle vittime del terremoto e quella dedicata ai caduti della Grande Guerra. Infine verso via XX settembre saranno ampliati e resi più comodi i due accessi già presenti, mentre verrà preservata la fascia di verde che funge sia da barriera contro polveri e rumore del traffico che da quinta per l’area della Piazza sottostante.

Quali saranno le peculiarità della fontana?

È caratterizzata da un’ampia vasca sul cui fondo corrono delle “radici”. Queste simboleggiano le radici della città, dei cittadini che, protette dall’acqua, convergono in un punto da cui emerge un elemento totemico che funge da enfasi e fulcro visivo della composizione. L’obelisco si alza e si erge verso il cielo con movimento ascendente. Questa spinta verticale, che si pone in contrasto con l’orizzontalità delle altre linee compositive, ci porta a fermare il nostro percorso e rivolgere lo sguardo verso l’alto spostando l’attenzione dall’immanenza della vita terrena alla trascendenza di qualcosa che va oltre. C’è, poi, un camminamento che attraversa la fontana longitudinalmente e congiunge due aree dedicate alla meditazione con sedute rivolte verso l’obelisco. Questo percorso individua una porzione della vasca stretta e lunga sul cui fondo verranno collocate le targhe commemorative delle 309 vittime. Inoltre, come voluto dal bando, dei getti d’acqua verranno chiusi ogni anno a dicembre, il mese in cui iniziò lo sciame sismico, e saranno riattivati il 6 aprile in segno di rinascita.

Dalla parte opposta c’è palazzo dell’Emiciclo: da come annunciato, verranno eliminate le barriere e verrà armonizzato con la Villa. È un progetto compatibile con il vostro?

Non solo è compatibile, ma esalta la continuità spaziale con la Villa. Con l’abbattimento delle barriere e la pedonalizzazione di via Iacobucci, viene rafforzato uno degli assi fondamentali del progetto, quello che mette in relazione le due aree monumentali. Il percorso che le unisce non si fermerà più davanti al Monumento ai Caduti, ma procederà e trasformerà il palazzo dell’Emiciclo da semplice quinta visiva in uno spazio fruibile in grado di abbracciare i visitatori, arricchendone l’esperienza spaziale. Inoltre gran parte della genesi del Parco è dovuta proprio al dialogo con il Palazzo dell’Emiciclo.

Quali invece i numeri tecnici più importanti: importo, dimensioni, superfici, materiali, tempi di realizzazione?

Il desiderio dell’amministrazione è di consegnare l’opera alla città entro il 2017, mentre il costo stimato è di circa 700 mila euro. Per quanto riguarda le dimensioni più significative, possiamo dire che tutta l’area misura circa 7.800 metri quadrati, di cui poco meno di 3.500 verranno pavimentati prediligendo materiali drenanti, cioè in grado di assorbire l’acqua meteorica e trasmetterla al terreno sottostante. La vasca misurerà 450 metri quadrati, altri 300 saranno dedicati al giardino secco e circa 3.500 metri quadrati saranno di verde, tra quello già presente e nuove sistemazioni.

Da abruzzese, anche se non aquilano, ha comportato un’emozione particolare mettersi al tavolo per questa opera pubblica?

Assolutamente sì. Non sono aquilano, ma L’Aquila l’ho vissuta da studente prima del sisma. Nel periodo della progettazione sono stato accompagnato dai ricordi che mi legano alla città e alle persone. Le passeggiate nel centro storico, l’università con le sue lezioni e laboratori interminabili, le serate in compagnia e tanto altro ancora. A questa città, nella quale ho passato uno dei più bei periodi della vita, devo alcuni ricordi ed emozioni indelebili. Questo mi porta a sentirla anche un po’ mia e non identificarla, come oggi fanno in molti, esclusivamente con la tragedia del sisma o con le annose vicende della ricostruzione.

A poche centinaia di metri, il ground zero della Casa dello studente, che dovrà a sua volta diventare un luogo di memoria, lasciando anche delle macerie come vestigia. Se toccasse a lei come lo progetterebbe?

Mi piacerebbe che quel luogo tornasse a vivere, ad avere una funzione attiva per gli studenti universitari. Una volta abbattuto ciò che resta degli edifici precedenti, lasciando solo qualche traccia a livello delle fondazioni, creerei un edificio parzialmente ipogeo che a livello di via XX settembre emergerebbe solo in parte e per non più di uno o due livelli fuori terra. All’interno dovrebbe ospitare funzioni quali mensa, sale studio, spazi ricreativi, magari un piccolo auditorium. Lo spazio esterno dovrebbe essere una piazza che raccordi il dislivello di quota tra via XX settembre e via Sant’Apollonia, magari con un piccolo teatro all’aperto, il tutto progettato seguendo il tema del ricordo delle giovani vittime.



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