FOCUS SUI DATI DEL 2017 DEL RAPPORTO DI BANKITALIA

PASTA, CARNE E VINO: INDUSTRIA ALIMENTARE
ABRUZZESE VINCE LA CRISI ED ESPORTA

Pubblicazione: 24 giugno 2018 alle ore 09:15

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CHIETI - La crisi in Abruzzo morde ancora, il Pil e l’occupazione crescono, ma di poco e sotto la media nazionale. C’è un settore antico e proiettato al futuro che tutto sommato regge botta: è quello del mangiare e bere, ovvero dell’industria alimentare, della pasta della carne e del vino in primis.

A confermarlo sono i dati, aggiornati a fine 2017, squadernati dal rapporto di Bankitalia, presentato pochi giorni fa e che come prevedibile ha provocato polemiche politiche tra chi dall’opposizione in regione vede il bicchiere mezzo vuoto, e chi dalla maggioranza, quello mezzo pieno.

Un aspetto è però indiscutibile, per Bankitalia: “l’industria alimentare abruzzese ha assunto nell’ultimo decennio un’importanza crescente nell’economia della regione, e progressivamente aumentata la penetrazione dei prodotti abruzzesi sui mercati internazionali, in particolare nell’area extra europei.

A confermarlo la tabella che mette in confronto i dati del 2007 con quelli del 2017 relativi proprio all’export: i prodotti della lavorazione di granaglie, in primis la pasta, crescono del 126 per cento, le bevande, con in testa il vino del 117,1 per cento, i prodotti da forno e farinacei del 47 per cento, la frutta e ortaggi lavorati e conservati del 31,2 per cento, la carne lavorata e conservata e prodotti a base di carne del 21,6 per cento.

 Male invece per il pesce, crostacei e molluschi lavorati e conservati, il cui export cala del 4,6 per cento, e soprattutto dei prodotti delle industrie lattiero-casearie, in calo del 59,9 per cento, con buona pace degli straordinari formaggi d’Abruzzo, che è stata terra di pastori e transumanza.

In totale comunque l’export abruzzese dell’alimentari è cresciuto in dieci anni del 56,6 per cento.

Va però detto che la performance è al sotto della media decennale sia rispetto alle altre regioni del mezzogiorno, dove l’export è cresciuto del 67,4 per cento, che dell’intero Paese che si attesta ad un ottimo 77,1 per cento.

Per quanto riguarda il vino di dati di Bankitalia non fanno che confermare quelli illustrati in occasione dell’ultima edizione del Vinitaly di Verona, e che registrano un record per le esportazioni di vino italiano nel 2018, con un aumento del 13 per cento in valore a gennaio rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Uno scenario in cui spicca l’Abruzzo che, nel 2017, ha fatto registrare un aumento record delle esportazioni addirittura pari al 13,4 per cento, sostenuto da una produzione media di circa 4 milioni e 500 mila quintali di uva e tre milioni di ettolitri di vino di cui almeno un milione a denominazione di origine per un totale di circa 18 mila aziende vitivinicole attive e sempre a più alta specializzazione su una superficie agricola complessiva di oltre 32mila ettari.

Tornando al rapporto di Bankitalia: indicativo anche il focus anche sul numero delle aziende e dei livelli occupazionali del comparto alimentare, anche se in questo caso i dati sono aggiornati al 2015.

In quell’anno erano insediate circa 2.000 imprese alimentari, il 3,5 per cento di quelle presenti sul territorio nazionale, ed erano occupati circa 11 mila addetti, pari al 15,4 per cento del totale dell’industria manifatturiera regionale. Anche qui meno rispetto alla media del Mezzogiorno, dl 24,1 per cento, e dell’intero Paese, 11,9 per cento.

La ditta individuale, si scopre poi, rimane la forma giuridica di impresa più diffusa, quasi la metà del totale, anche se è cresciuta negli ultimi anni, in linea con le tendenze generali, la quota delle società di capitali.

Sebbene, come nel resto del Paese, l’occupazione sia concentrata nella fascia delle microimprese, quelle con meno di dieci addetti.

Anche se in Abruzzo, sottolinea Bankitalia, a fare da traino sono le grandi aziende del settore alimentare, oltre 250 addetti, cui fa capo il 15 per cento degli occupati, una quota tripla rispetto al Mezzogiorno e superiore al dato nazionale , che è del 12,8 per cento.

“Il ruolo delle grandi imprese – analizzano gli esperti di Bankitalia - assume rilievo in particolare nei comparti della lavorazione delle carni, della pasta e delle bevande. Nel confronto con ltalia e il Mezzogiorno, l’industria alimentare abruzzese si caratterizza per la specializzazione nella produzione di pasta, tradizionalmente concentrata nel polo produttivo di Fara San Martino, in provincia di Chieti, dove sono localizzate alcune delle maggiori imprese del settore a livello nazionale”.

Altri comparti strategici sono quelli della lavorazione delle carni, concentrati nella provincia di Teramo.

E poi come detto, quello delle bevande, dove assume rilievo la produzione di vino, particolarmente diffusa in provincia di Chieti.

“Appare invece relativamente poco sviluppato il settore lattiero e caseario. Nel 2017 le esportazioni del comparto ammontavano a poco più di 500 milioni di euro, pari a circa il 6 per cento del totale regionale”, ribadisce Bankitalia. Una sottolineatura che invita a considerare anche ad una potenzialità tutta da sviluppare, vista la qualità dei pascoli della tradizione artigianale che vanta l’Abruzzo.

Da contraltare ad un quadro generalmente incoraggiante, ci sono però i dati che attestano una diminuzione degli addetti nell’agricoltura, che è il settore che rifornisce di materia prima l’industria alimentare. Un fenomeno che può essere legato alla razionalizzazione del ciclo produttivo, all’automazione, ma anche al rifornirsi di materie prime non prodotte in loco.

E riferisce infine il rapporto, nel 2015 erano attive nel settore agricoltura, silvicoltura e pesca erano 27.272 e nel 2017 sono calate a 26.800. Come già riferito da qusta testata, uno dei prodotti tipici d'abruzzo, gli arriticinidi carne di pecora,  hano cnrreto una forte economian nella fase della trasformazione, dunque dell'industria alimentare, ma ad essere utlizzata è principalmente carne che arriva da fuori Italia, senza duqnue da fare da volano alla settore agricolo e zootecnico locale.



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