PD TERAMO: PER LA SEGRETERIA PROVINCIALE
SARA' BATTAGLIA TRA MARIANI E D'ALFONSO

Pubblicazione: 06 settembre 2017 alle ore 20:24

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TERAMO - Si affilano le armi in vista del congresso provinciale del Partito democratico a Teramo, previsto a ottobre dove si annuncia lo scontro, più che nelle altre province, tra pezzi da 90 della politica regionale.

In primis, su fronti avversi, tra il giovane capogruppo del Pd Sandro Mariani, sempre più battitore libero, e il deputato Tommaso Ginoble da una parte, mentre dall'altra il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, e l’assessore regionale all’Agricoltura.

L’esito del congresso avrà dunque, vada come vada, ripercussioni anche sui fragili equilibri della maggioranza di centrosinistra in Regione, e anche su importanti partite anch'esse all'orizzonte, come l’elezione del segretario regionale, nel congresso che si svolgerà a inizio 2018, e le candidature alle prossime elezioni politiche e regionali.

Il trentatreenne capogruppo Mariani, veterinario di Campli, punta alla riconferma del segretario provinciale, Gabriele Minosse, sindaco di Rapino, suo fedelissimo. Ed è affiancato in questa partita dal suo mentore politico, il deputato Tommaso Ginoble, che non perde occasione per collocarsi sul fronte avverso rispetto a quello di D’Alfonso, già dai temi di quando si contesero la guida del partito regionale nel 2008, con D’Alfonso che ebbe la meglio.

Un asse che godrebbe dell’appoggio esterno anche dell’assessore pescarese ai Lavori pubblici Donato Di Matteo, che ha il dente avvelenato dopo la rimozione, al Comune di Pescara, dell’assessore al Bilancio Giuliano Diodati, esponente della sua area politica, a seguito dell’ennesimo rimpasto di Giunta del sindaco, Marco Alessandrini.

Dopo lo “schiaffo" di Pescara, Di Matteo ha promesso gravi ripercussioni in Regione dove, del resto, l’assessore non da oggi è critico né confronti di D’Alfonso, e ha già causato fine 2016 la crisi con il blocco dell’attività amministrativa mediante il ritiro del voto insieme ai due consiglieri di Abruzzo civico, Andrea Gerosolimo, anche lui assessore, e Mario Olivieri.

Ad appoggiare la candidatura di Minosse ci sono infine vari sindaci, come quello di Roseto, Sabatino Di Girolamo, “ginobliano” doc, e anche Vincenzo Di Marco, ex sindaco di Castellalto, che nel precedente congresso provinciale aveva sfidato Minosse e ora invece si è schierato al suo fianco.

Sull’altro fronte i candidati segretari provinciali sono per ora due: l’ingegnere Elvezio Zunica, trentenne attivista del circolo Pd di Civitella del Tronto, e l’assessore provinciale Mauro Scarpantonio, assessore comunale di Controguerra.

Ad appoggiare la candidatura alternativa a Minosse, oltre a D’Alfonso e Pepe, anche il consigliere regionale con delega alla cultura Luciano Monticelli. Anche lui ribelle in maggioranza nella prima crisi dell’era D’Alfonso, ma poi rientrato nei ranghi.

Nell’asse dalfonsiano ci sono infine il sindaco di Valle Castellana Camillo D’Angelo, il sindaco di Controguerra Franco Carletta, e pure Manola Di Pasquale, presidente dell’Istituto zooprofilattico ed ex candidata sindaco di Teramo.

L’esito della partita non porrà non avere ripercussioni su ambizioni politiche dei singoli, e sugli equilibri interni al Pd regionale.

In caso di sconfitta di Minosse, innanzitutto, si rafforzerebbe la fronda interna alla già fragile maggioranza in Consiglio regionale, con Mariani, capogruppo, che si avvicinerebbe alle posizioni molto critiche di Di Matteo.

È da vedere dunque se a D’Alfonso converrà forzare la mano a Teramo, favorendo il consolidarsi di una corrente ostile a palazzo dell’Emiciclo, che già gli rende la vita difficile.

Inoltre si complicherebbe, venendo meno l’appoggio di buona parte del Pd teramano, la riconferma di Marco Rapino, fedelissimo di D’Alfonso, alla segreteria regionale.

La partita teramana è, poi, particolarmente importante sia per Mariani, che punta alla ricandidatura in Regione, sia per Pepe che, con l’appoggio di D’Alfonso, punta invece ancora più in alto, al Parlamento, e non si può permettere uno smacco nella sua provincia nonché collegio elettorale.

La Di Pasquale avrà al contrario bisogno anche dell’appoggio della segreteria provinciale per ricandidarsi a sindaco di Teramo, nonostante la mazzata presa alle ultime elezioni amministrative, che hanno riconfermato il centrodestra di Maurizio Brucchi.

Un'ipotesi, la ricandidatura della Di Pasquale, che Mariani e company vedrebbero come una sorta di suicidio politico.



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