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PECORE LASCIATE MORIRE A LUCOLI, ANIMALISTI PRESENTANO ESPOSTO, ''VICENDA VERGOGNOSA''

Pubblicazione: 16 gennaio 2020 alle ore 20:05

L'AQUILA - “Gli animali hanno trovato la morte dopo essere stati lasciati a sé stessi nelle montagne abruzzesi. Tutti gli animali meritano pari dignità, per questo sporgiamo denuncia nella speranza che si faccia chiarezza su quanto avvenuto. All’inizio si pensava a una predazione da parte di selvatici ai danni del gregge".

Lo comunica, annunciando di aver presentato un esposto, il presidente Lncd Animal Protection, Piera Rosati, in riferimento alle 138 carcasse di pecore rivenute sulle montagne del comune di Lucoli, ad ovest dell'Aquila, in zona “Le Conche” il 27 dicembre scorso. Su cui ora indagano i Carabinieri forestali. 

Lasciate morire su un terreno, in cui a gennaio non potevano esserci ovini al pascolo, visto che c'è una norma che impone di riportare gli animali nelle stalle entro il 30 ottobre. 

Animali dunque abbandonati al loro destino. L'episodio è stato intanto inevitabilmente accostato, in primis da allevatori e cittadini locali, al fenomeno conosciuto come "mafia dei pascoli", ovvero ad un allevamento "fittizio", utile solo per giustificare i generosi finanziamenti europei a favore del comparto zootecnico. 

Rosati ha annunciato una denuncia, e sostiene che " riferisce di alcuni arbusti rosicchiati dagli ovini nel disperato tentativo di procurarsi cibo e la presenza di alcuni stazzi deserti hanno fatto capire che si è trattato di un vero e proprio abbandono”. 

Secondo il presidente, “quando le persone comprano la carne dall’allevatore o dal pastore locale, pensando che trattino bene i loro animali, è importante che sappiano anche di episodi come questo – spiega commenta Rosati - Non voglio dire che tutti i pastori e piccoli allevatori facciano queste atrocità, ma comunque nella maggior parte dei casi si tratta pur sempre di persone che trattano gli animali come merce, come oggetti da cui trarre un profitto. E di cui disfarsi quando il profitto viene a mancare”.

“Non smetteremo mai di lottare affinché la mentalità comune cambi e si cominci davvero a considerare gli animali – tutti gli animali – come individui e non come cose. Oggi la sensibilità verso i cosiddetti animali da affezione – in particolare cani e gatti – è fortunatamente in crescita, ma bisogna ancora faticare molto per capire che tra un cane e un maiale o una pecora non c’è poi tutta questa differenza al di là della taglia o della forma del muso o delle zampe”, continua Rosati.

“Il nostro team legale denuncerà anche questa barbarie nella speranza che si faccia chiarezza su cosa è successo realmente a questo povero gregge abbandonato nelle montagne abruzzesi. Tutti gli animali meritano pari dignità e pari tutele. Questa è la nostra mission che porteremo avanti finché non ci sarà un reale cambiamento culturale”, conclude.



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