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CORSA CONTRO IL TEMPO PER EVITARE IL SALASSO DEL 19%; LEGNINI,''SAREBBE INSOSTENIBILE''; MARSILIO, MINISTRO ASSICURA RINVIO'', CHIESTO CONSIGLIO STRAORDINARIO; GESTORE PRONTO A DIETROFRONT SOLO CON OK A PIANO FINANZIARIO

PEDAGGI A24-A25: IPOTESI AUMENTI CONGELATI FINO A FINE LUGLIO, TRATTATIVA SERRATA MINISTERI-SDP

Pubblicazione: 13 giugno 2019 alle ore 13:42

L'AQUILA - Aumenti congelati ancora fino a fine luglio, con una proroga di un mese. Un arco temporale entro cui presentare al Cipe il nuovo Pef, il piano economico e finanziario che dovrà ridefinire la concessione per la gestione della autostrade A24 e A25, tra Strada dei Parchi e Ministero Infrastrutture e Trasporti (Mit). Si è trattato su questa base per tutta la giornata nel vertice che si è tenuto a Roma. Al tavolo il management di SdP, il vice presidente Mauro Fabris e l'ad Cesare Ramadori, e i tecnici di Mit e Mef, il Ministero dell'Economia e delle Finanze. L'ipotesi di lavoro, su cui però non c'è ancora intesa, è quella di prorogare le attuali tariffe fino al 31 luglio, scongiurando dunque il rincaro del 19%, in modo tale da avere il tempo necessario per definire strutturalmente l'ammontare dei pedaggi nel Pef che stabilirà anche gli investimenti per la messa in sicurezza, nell'ordine di un paio di miliardi di euro, di cui uno a carico della concessionaria. Si tornerà a trattare anche domani, bisogna trovare la formulazione tecnica e giuridica adeguata.

Nel frattempo un duro attacco a un governo regionale "inconsistente" e una "maggioranza parlamentare inconsapevole" è stato  sferrato dal centrosinistra in consiglio regionale, per bocca di Giovanni Legnini, affiancato da Dino Pepe e Silvio Palucci (Pd), Americo Di Benedetto (Legnini presidente) e Sandro Mariani (Abruzzo in Comune). 

Il tema, appunto,  è quello dei rincari dei pedaggi autostradali che dovrebbero scattare il 1 luglio sulle autostrade A24 e A25, un +19% annunciato dal gestore privato Strada dei Parchi, e che fa notare l'opposizioone in Regione, "non può essere sostenuto dagli utenti". 

Non si è fatta attendere la replica del presidente della Regione Marco Marsilio: "Il ministero ha ripetutamente confermato, nel corso di diversi incontri, che è al lavoro per rinviare gli aumenti previsti, in attesa che venga analizzato e approvato il Piano economico e finanziario che è stato presentato. Non penso che il Ministero racconti impegni che poi non trovino riscontro nella realtà"

Ieri per trovare in zona Cesarini una soluzione, il ministro della Infrastutture Danilo Toninelli, Movimento 5 stelle, ha incontrato Cesare Ramadori, amministratore delegato di Strada dei Parchi e Mauro Fabris, vice presidente.

Incontro inerlocutorio, a cui ne seguiranno altri. Ma la poszione di Sdp è perentoria, congelerà nuovamente il salasso, (già scattato formalmente un anno fa) solo se, come promesso, sarà approvato il nuovo Piano economico finanziario, scaduto da cinque anni, in cui sono inserite le attività per la messa in sicurezza sotto il profilo sismico, e altri interventi strutturali.  Piano però che costa allo Stato centinaia di milioni di euro, e dovrà essere approvato in ogni caso dall'Europa. 

Il centrosinistra, in questo scenario di pesante incertezza, ha chiesto un consiglio regionale straordinario urgente, invitando anche lo stesso  ministro Toninelli. E, a margine, ha anche attaccato duramente la sostanza del decreto “Sblocca cantieri”, approvato definitivamente dopo il passaggio alla Camera.

"Il tema delle autostrade – ha esordito Giovanni Legnini – è molto delicato, rilevante e complesso, quello delle tariffe autostradali, con un rischio salasso. E' uno dei temi più importanti per il futuro della regione, dell'economia e delle imprese. Su un tema così rilevante non si possono lasciare soli i sindaci, il comitato di 108 primi cittadini abruzzesi e laziali che porta avanti la battaglia da un anno. In secondo luogo l'organo elettivo della comunità, il consiglio regionale, deve essere reso edotto e deve indicare una via, impegnare presidente e giunta anche perché la rappresentanza parlamentare non sembra essere granché attiva e consapevole".

Legnini ha poi ricostruito la vicenda nelle sue varie tappe. 

"Sia il passato governo che l'attuale – ha detto - hanno provveduto a sospendere le tariffe, ma gli aumenti tariffari sono rimasti, non stati soppressi. La concessionaria continua a pretendere l'incasso delle somme, ma i cittadini non possono e non devono pagare. Qualcuno dovrà provvedere. Non possiamo consentire che si verifichi nuovo salasso".

Secondo l’ex vice presidente del Csm la soluzione è porre "a carico della fiscalità generale gli aumenti tariffari stabiliti da una convenzione stipulata a seguito di una gara pubblica". 

"La seconda ipotesi – ha incalzato -, su cui bisogna decidere prima o poi, è diluire e ricomprendere gli aumenti nel Pef, il Piano economico finanziario, che dovrà contenere anche la quantificazione degli investimenti necessari a mettere in sicurezza l'autostrada e l'evoluzione delle tariffe. A fine 2012 fu approvata una norma, che reca la mia firma (ero relatore legge Stabilità), che volli fortemente. Questa norma, prendendo atto dei problemi, qualifica la nostra autostrada come un'infrastruttura strategica per le finalità di Protezione civile. Questa qualificazione nazionale non è neutra, è importante, perché obbliga lo Stato a farsi carico di un'opera di tale valenza. Secondo: questa norma prevedeva che bisognava garantire la messa in sicurezza anche sismica dell'autostrada, rinegoziando condizioni concessione e anche al fine di evitare un incremento delle tariffe non sostenibile per l'utenza. questa è la legge che va applicata. Il governo la applichi, velocemente, con il parere necessario dell'Unione europea. E' inutile che si parli dei governi passati. Il piano di 3 miliardi di euro di opere è stato presentato dalla concessionaria l'anno scorso, quando era in carica questo governo. Si esca dall'ambiguità e dal pantano. Si decida – ha concluso Legnini - garantendo risorse pubbliche a valere sul piano infrastrutture per non aumentare le tariffe. Vogliamo che il consiglio regionale si esprima: è possibile che non dica una parola? Che tutto si risolva nei tavoli di Toninelli? Noi vogliamo essere le sentinelle anche delle promesse non mantenute che cominciano ad accumularsi. Il problema non è risolto". 

Sugli altri temi dello “Sblocca cantieri” Legnini ha mostrato una certa soddisfazione per la norma sulla messa in sicurezza del sistema Gran Sasso ("E’ sostenuta la tesi del coordinamento della Regione"), ma ha ravvisato criticità nello stanziamento dei fondi (120 milioni su 170) e sulle deroghe al testo unico sull’Ambiente. 

"Sulle ricostruzioni poi – ha insistito - il risultato è molto deludente. Il taglio alla ricostruzione L’Aquila 2009 è rimasto, -75 milioni. Il grido dolore dei sindaci non ha trovato accoglimento. Nanche le sollecitazioni del presidente della Regione hanno trovato accoglimento. Sul personale la risposta è stata molto blanda, solo 200 unità concesse su una richiesta di 700. Sul resto nulla. Anche su questa partita registriamo una grave insoddisfazione e una grave delusione. Per non parlare della vicenda Bussi: tutto tace, ma su questo torneremo presto con altre iniziative".

Politicamente Legnini ha denunciato lo "scarsissimo peso della Regione sul governo nazionale", e "il lavoro inconsistente della rappresentanza parlamentare di maggioranza". 

"Spero che l'appartenenza del governatore alla minoranza nazionale non sia all'origine di questa cosa. Il nuovo governo regionale non sta combinando quasi nulla di significativo".

Dino Pepe, ex assessore regionale con D’Alfonso, ha incalzato Toninelli: "Registro la sua disattenzione, nonostante sia stato più volte sollecitato dai sindaci, mai ha avuto la pazienza di ascoltarli. Lo invitiamo in consiglio".

Infine Mariani ha chiesto certezze sulla situazione Gran Sasso e ha attaccato sul piano politico: "Non si comprende quale è la maggioranza. Ci facciano capire politicamente quale è la situazione. Stanno uscendo ibridi, minotauri bellissimi. Le geografie politiche non si capiscono bene. Vorremmo capire chi fa cosa".



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