PEDIGREE FALSIFICATO, NEI GUAI
TITOLARI ALLEVAMENTO DI CANI

Pubblicazione: 18 maggio 2017 alle ore 14:05

MONTESILVANO - A seguito di indagini iniziate lo scorso autunno, ieri militari del Nucleo pperativo di Polizia ambientale e Forestale dei Comandi di Pescara e Tocco da Casauria, insieme a personale medico veterinario del Gruppo carabinieri forestale di Teramo, hanno eseguito il sequestro preventivo, emesso dal giudice per le indagini preliminari di Pescara, Elio Bongrazio, di un allevamento di cani di razza Chihuahua a Montesilvano (Pescara), dopo il deferimento all’autorità giudiziaria di M. G., 55enne, e N. P., 45enne, entrambi di Montesilvano e titolari dell’allevamento, in concorso con M. D. C., 59enne veterinario di Silvi Marina (Teramo), per contraffazione di documenti, falso materiale e maltrattamento animale.

Dagli accertamenti documentali è emerso che i primi due, contraffacendo in concorso tra loro i certificati di iscrizione all’Anagrafe canina presso la Asl di Pescara di 22 cani, dichiarandone falsamente le date di nascita, hanno indotto i funzionari dell’Ente nazionale della cinofilia Italiana-Enci di Milano al rilascio dell’apposita “denuncia di iscrizione” dei cuccioli al Libro genealogico, propedeutico all’emissione di “pedigree”, rivelatisi non rispondenti al vero, che però aumentavano fittiziamente il valore degli animali sul mercato.

Inoltre, dai controlli sull’allevamento e dalle intercettazioni telefoniche autorizzate dall’autorità giudiziaria, è emerso che, durante la loro attività, gli indagati hanno somministrato alle fattrici vari ormoni progestinici per favorire l’accoppiamento e incrementarne artificialmente la riproduzione, oltre a correggere meccanicamente, durante le fasi di sviluppo dei cani, le mandibole di alcuni esemplari, per migliorarne il pregio estetico diminuendone il prognatismo, in vista della partecipazione ad esposizioni canine.

Infine, in concorso con il veterinario, gli allevatori hanno sottoposto alcuni Chihuahua con “pedigree”, senza necessità, ad operazioni chirurgiche per l’espianto dei “microchip”, inoculandoli in esemplari diversi, al fine di aumentare il valore commerciale di questi, facendoli risultare iscritti all’Enci, ma arrecando inutili sofferenze agli animali.

Pertanto sono stati posti sotto sequestro 30 cani, di cui 3 maschi e 12 fattrici di diverse età e 15 cuccioli da 1 giorno a 2 mese di età, preventivamente identificati mediante la lettura del relativo “microchip”, dove presente. Tranne due femmine, una con cuccioli di un giorno e l’altra prossima al parto, gli animali sono stati poi trasportati presso il canile rifugio di un comune limitrofo per il successivo affidamento volontario agli eventuali futuri richiedenti.

 



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