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PEDOPORNOGRAFIA: INSEGNANTE DI MUSICA FINISCE
AI DOMICILIARI, OLTRE 100 MILA FOTO, C'E' ANCHE YARA

Pubblicazione: 28 giugno 2018 alle ore 09:46

PESCARA - Un insegnante di musica di 49 anni, con frequenti contatti con minori, proprio per via della sua attività, e residente in un centro del litorale abruzzese, è stato posto agli arresti domiciliari dagli agenti del Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni Abruzzo di Pescara, coordinati dal vice questore aggiunto Elisabetta Narciso.

L'uomo è stato trovato in possesso di ingente quantità di materiale pedopornografico.

La misura restrittiva èstata emessa dal Gip Guendalina Buccella del Tribunale di L'Aquila, su richiesta del sostituto procuratore Roberta D'Avolio, ed èstata eseguita dagli agenti della Sezione Cyber Crime della Polpost.

La Polizia Postale aveva già eseguito a carico dell'uomo una perquisizione domiciliare che aveva portato al sequestro di supporti informatici. Il materiale èstato oggetto di accurata analisi che ha accertato la presenza di più di 1000 file ritraenti minori, anche in tenera età, coinvolti in attività sessuali con adulti nonché una fotografia di una delle allieve del corso di musica.

Al 49enne èstata applicata la misura cautelare degli arresti domiciliari con l'obbligo di non allontanarsi dalla propria abitazione senza autorizzazione dell'autorità giudiziaria, e il divieto di contatti telefonici o telematici con persone diverse dai familiari conviventi.

C'erano anche foto 'innocenti' dei suoi allievi e perfino alcune immagini, scaricate dal web, di Yara Gambirasio tra i file trovati sul computer di un uomo arrestato stamani dagli agenti del Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni Abruzzo di Pescara perché trovato in possesso di una ingente quantità di materiale pedopornografico.

Su hard disk e supporti informatici, gli agenti della Polpost hanno trovato circa 5.600 video e 130 mila immagini pornografiche, di cui 1.075 pedopornografiche. Trovate inoltre delle foto di alcuni allievi dell'uomo.

Al momento della perquisizione è emerso che l'insegnante aveva eseguito dei backup e compresso i dati, ma gli accertamenti della Polpost hanno comunque consentito di recuperare il materiale.

Emerse inoltre numerose conversazioni su Skype con altri soggetti con cui l'uomo si scambiava immagini e video pedopornografici.

Gli accertamenti nei confronti del 49enne erano scattati a dicembre, nell'ambito di una più ampia indagine partita da Milano.

La misura restrittiva si è resa necessaria per la spiccata inclinazione pedofila e per l'attività lavorativa dell'uomo, costantemente a contatto con minori.

Il 49enne ha l'obbligo di non avere contatti telefonici o telematici con persone diverse dai familiari conviventi. Le indagini proseguono, anche per svolgere accertamenti sulla sua rete di contatti.

I dettagli dell'operazione sono stati illustrati stamani nella sede del Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni Abruzzo di Pescara.

Presenti, oltre al comandante del Compartimento, Elisabetta Narciso, la responsabile del Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia on-line presso il Servizio di Polizia postale e delle comunicazioni, Elvira D'Amato, il responsabile della sezione Cybercrime della Polpost di Pescara, Angelo Mastronardi, e il vicecommissario Manuela Caruli del settore operativo del Compartimento.

Il profilo dell'uomo, è stato spiegato, analizzando il materiale pedopornografico di cui era in possesso e il tenore delle conversazioni online, si presentava estremamente allarmante. Proprio per questo, considerando il tipo di attività lavorativa che svolgeva, è stata chiesta la misura restrittiva, così da interrompere ogni rapporto con i minori.

Al 49enne, che vive con i fratelli, sono stati sequestrati tutti i supporti informatici, tra cui computer, tablet, smartphone ed hard disk.

L'uomo, per non essere scoperto, aveva archiviato e criptato i file, ma grazie all'attività tecnica della Polpost il materiale è stato recuperato.

All'attenzione degli investigatori c'è ora la rete di contatti dell'uomo: si lavora a partire dalle conversazioni in cui, attraverso Skype, il 49enne scambiava con altri utenti foto e video pedopornografici.

"Si tratta di un'operazione particolarmente virtuosa - commenta D'Amato - perché ci dà prova di come l'inchiesta sia arrivata in tempo. Nel nostro lavoro è importante far caso ai segnali e all'evoluzione dei comportamenti. I pedopornografi non sempre sono pedofili, ma dalla pedopornografia può comunque esserci un'evoluzione. La professionalità che l'uomo esercitava e il contatto costante con i minori sono stati motivo di grande allarme. Le immagini di rilievo trovate nel materiale sequestrato verranno inviate alla banca dati dell'Interpol, nell'ambito della nostra attività quotidiana finalizzata a costruire una rete virtuosa di contrasto a questi fenomeni".



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