PERDONANZA: PETROCCHI E BIONDI, ''PACE IN CITTA' PER RICOSTRUIRE LA VITA''

Pubblicazione: 29 agosto 2017 alle ore 19:30

Giuseppe Petrocchi e Pierluigi Biondi
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L’AQUILA - La “pace sociale” nella città dell’Aquila per superare le divisioni e avviarsi alla seconda e decisiva fase della ricostruzione post-terremoto 2009 superando le divisioni.

Un concetto, questo, che aderisce parecchio al messaggio di Papa Celestino V e della Bolla del Perdono, e che è stato ribadito questa sera, nella santa messa di chiusura della Porta Santa della Basilica di Collemaggio, tanto dall’arcivescovo metropolita, monsignor Giuseppe Petrocchi, nella sua omelia, quanto dal sindaco, Pierluigi Biondi, nel suo intervento.

“Dopo 723 anni di celebrazioni della Perdonanza - ha evidenziato Petrocchi - L’Aquila dovrebbe essere la Capitale del perdono e noi saremmo tenuti a diventare gli alfieri della riconciliazione e della pace”.

E il perdono, ha evidenziato il presule, “è sempre conveniente e costituisce sempre una strategia lungimirante, che porta a grandi guadagni: rimuove barriere ingombranti e genera nuove opportunità di crescita - ha evidenziato - costituisce una scommessa sul futuro e rappresenta un investimento nel cambiamento positivo”.

Biondi aveva già impiegato concetti simili poche sere fa, prima dell’accensione del tripode e dell’inizio della manifestazione.

“La nostra comunità è spesso dilaniata, in tutte le sue componenti, persa in polemiche che, il più delle volte, hanno il solo scopo di portare un po’ di insperata visibilità a chi le persegue - ha detto oggi - Non è così che possiamo pensare di ricostruire la nostra città, le nostre vite e la nostra economia. Divisi siamo persi, fragili, attaccabili”.

“Uniti siamo la città dell’Aquila, tante volte distrutta e altrettante riedificata, città di cultura e patria di talenti, capace di rialzarsi sempre - ha aggiunto ancora - Questa è L’Aquila, capoluogo d’Abruzzo, e questi sono gli aquilani. Sono i volti che ho visto e che vedo, anche stasera, pieni di fierezza e di fiducia”.

Il primo cittadino si è detto sicuro che, “se sapremo riscoprire la determinazione e il dovere di procedere e di lavorare insieme, uniti dal comune obiettivo della rinascita, potremo riavere finalmente, in breve tempo, la nostra città amatissima, che tanto ci manca, potremo rivedere, finalmente, le sue cupole, le sue strade, i suoi palazzi. Soprattutto - ha rimarcato - potremo tornare a respirare la sua vita, quella che animava i vicoli e le piazze”.

Ma la pace non va scambiata per arrendevolezza: citando l’Ecclesiaste, il sindaco ha chiarito che “siamo qui in pace, ma non abbiamo paura di fare una guerra metaforica, civile e pacifica, per reclamare il diritto di vivere appieno la nostra città”.



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