PESCARA: PRESENTAZIONE ''AVREI DOVUTO AMARE DI PIU'', LE POESIE DI TINO DI CICCO

Pubblicazione: 14 novembre 2017 alle ore 17:29

Tino Di Cicco

PESCARA - Avrei dovuto amare di più è il titolo della raccolta di poesie dello scrittore e filosofo Tino Di Cicco che verrà presentata a Pescara, venerdì 17 novembre, presso la libreria I luoghi dell'anima, in via Campobasso 14 alle ore 18.

L'autore dialogherà con Massimo Pamio e con l'editore e verranno lette alcune poesie da Patrizia Perilli, Anna Colaiacovo, Roberta Marchegiano e Giuseppe Pomponio.

A fare da sottofondo il sax di Piero Delle Monache.

Di Cicco originario di San Giovanni Valle Roveto (L'Aquila) vive a Pescara, ed è considerato uno dei maggiori pensatori italiani.

LA NOTA COMPLETA

Venerdì 17 Novembre alle 18.00, presso la libreria “I luoghi dell’anima”, in via Campobasso 14 a Pescara, sarà presentato il nuovo libro di poesia di Tino Di Cicco “Avrei dovuto amare di più”, edito da Edizioni Mondo Nuovo nella collana Liminaria diretta da Massimo Pamio e Barbara Giuliani.Interverranno: l’Autore che converserà con Massimo Pamio e l’editore. Saranno recitati i testi da Patrizia Perilli, Anna Colaiacovo, Roberta Marchegiano e Giuseppe Pomponio.
L’incontro sarà aperto dal sax di Piero Delle Monache.

Tino Di Cicco, scrittore, filosofo, nato a San Giovanni Valle Roveto (L’Aquila) vive a Pescara. Tra i maggiori pensatori italiani, ha al suo attivo numerosissime pubblicazioni: In principio era il caos (Rebellato, Venezia, 1977); La crisi veniale ( Bastogi, Foggia, 1983); Un altro tempo (Vecchio Faggio, Chieti, 1988); Wender Stasse (Tracce, Pescara, 1994); I Castelli del tempo (Tracce, Pescara, 1998); Il tempo pieno e il nulla (Moretti & Vitali, Bergamo, 2006); La volontà docile (Edizioni Feeria, Firenze, 2010); Le stagioni e l’azzurro (youcanprint, Tricase, 2013); Quasi amore (ed. Feeria, Firenze, 2014); Senza mentire. Pensieri sul limite tra S. Weil e F. Holderlin (Noubs, Chieti, 2014).

Piero Delle Monache è sassofonista noto a livello internazionale. È anche compositore, direttore artistico e didatta. Si diploma nel Duemila, al Conservatorio “A. Martini” di Bologna. Conosce il sassofonista Piero Odorici, frequenta masterclass e seminari e vince numerose borse di studio, tra le quali quella di Siena Jazz e quella del Berkeley College of Music. Corona il suo percorso accademico seguendo, come traduttore ufficiale, i seminari estivi degli americani Mark Tuner e Chris Potter presso il Saint Louis College di Roma, esperienze che gli riveleranno importanti “segreti” sull’espressione artistica. In big band o con formazioni a suo nome, Piero Delle Monache suona sui palchi di prestigiosi club e festival tra i quali ricordiamo Pescara Jazz, Young Jazz in Town, Umbria Jazz, Odio L’estate, Moody Jazz Café, Cantina Bentivoglio, Sounds Jazz Club di Bruxelles, Jacques Pelzer di Liége. Come sideman partecipa alla registrazione di oltre dieci dischi, fino ad arrivare all’incisione di Welcome, primo album a suo nome, con il quale riceverà un forte successo di pubblico e grande attenzione dalla stampa: riviste specializzate, radio, blog e webzine gli riserveranno importanti spazi e Jazzit gli assegnerà il bollino “Jazzit Likes It” come uno dei migliori dischi del mese. Nel 2011 viene insignito del prestigioso Premio Clessidra in Musica, un riconoscimento conferito a quegli artisti che, con le proprie attività, danno lustro alla Regione Abruzzo. Oltre a collaborazioni con musicisti come Flavio Boltro (artista Blue Note, uno dei massimi rappresentanti del jazz contemporaneo internazionale) e Francesco Bearzatti (eletto miglior musicista europeo), Piero Delle Monache è il leader del suo gruppo, con Claudio Filippini al piano, Tito Mangialajo al contrabbasso e Alessandro Marzi alla batteria. “Thunupa” è il primo album del quartetto nonché il secondo a nome di Piero Delle Monache. Il disco ha avuto ottimi riscontri di publbico e di critica, il bollino “Consigliato da Musica jazz” e le 4Etoiles della francese Jazz Magazine. Thunupa è entrato nella lista dei migliori 100 album dell’anno secondo i Jazzit Awards.

Si tratta della seconda uscita di una nuova casa editrice che, come annuncia il nome stesso, si interessa di nuove modalità del sentire spirituale e scientifico, con un’apertura verso le prospettive e gli scenari futuri del contesto sociale.

La casa editrice si presenta con un’impostazione grafica di tutto rilievo, originale e suggestiva, come è documentato dalla copertina del libro, in cui nella parte centrale si riporta un ovale contenente un dipinto di Botticelli. Il dorso del libro reca un’intestazione unica e colorata, con doppie barre.

“Avrei dovuto amare di più” è una raccolta poetica dove l’autore dà voce al suo pensiero più profondo: l’amore. L’amore è libertà ed è forza guaritrice del cuore. Da esso nascono il perdono, l’umiltà, la giustizia, la carità, la generosità. Nel libro si avverte una nobile connessione, di pura spiritualità, che lega una poesia all’altra, e questo filo conduttore si unisce ad esperienze di vita spesso elevate. Tutto ciò porta il libro a vivere di luce propria, ad avere un pathos che si fa sempre più intenso verso la fine, tra commozione e preghiera, tra grazia e giustizia, provando a rendere quello che immaginiamo in qualcosa di più grande che spesso vediamo ma non ascoltiamo.



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