PIERO PELU' AL FILM FESTIVAL DELL'AQUILA: ''TORNERO'
E VOGLIO VEDERE LA CITTA' DI NOTTE PER ASCOLTARLA''

Pubblicazione: 27 febbraio 2017 alle ore 21:03

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L’AQUILA - Dopo l'unico concerto aquilano dei Litfiba, allo stadio Fattori, per lo Spirito Tour nei primi anni ’90, e la visita a sorpresa tra le macerie, a poca distanza dal terremoto del 6 aprile 2009, Piero Pelù è tornato di nuovo nel capoluogo, ospite d’eccezione lunedì pomeriggio per l’evento ‘Cinema, Rock e Letteratura’. 

Occhiali scuri, ciondolo a forma di cuore con le corna, inconfondibile accento toscano, Pelù si è presentato così ai tanti fan accorsi all’Auditorium del Parco del Castello, in occasione dell’undicesima edizione del Film Festival, in programma dal 27 gennaio al 16 maggio 2017.

Atrio gremito, foto di rito e autografi, in sottofondo le note graffianti dell’ultimo disco di Pelù, colonna sonora del cortometraggio Tu non c’eri, basato su un racconto breve di Erri De Luca e con la regia di Cosimo Damiano Damato, presentato al pubblico dell’Auditorium e lunedì mattina agli studenti dell’Università degli Studi. 

“Anche il prof ci ha trattati bene. Quindi i 3 anni di lavoro su questo cortometraggio sono stati spesi bene - ha scherzato l’artista - una produzione indipendente realizzata con un budget coraggiosissimo”.

Una storia, quella del cortometraggio, che è un dialogo immaginario tra un padre morto e un figlio, una storia generazionale molto potente, il ritrovare un legame tra due persone anche se post mortem, un fare i conti con la propria vita.

Con una colonna sonora interamente scritta da Pelù e suonata al pianoforte, il film vuole trasmettere un messaggio di continuità e speranza generazionale, per arrivare “al cuore della questione senza troppi tramiti. È lo stesso motivo - ricorda Pelù con AbruzzoWeb - per cui sono venuto all’Aquila 8 anni fa, nelle settimane immediatamente successive al terremoto, per entrare a contatto con le persone senza, appunto, troppe intromissioni”.

“Affrontare qualcosa che è molto più grande di te, come può esserlo un dialogo immaginario e surreale tra un figlio e il padre morto, fa diventare tutto metaforico e simbolico e in tutto questo, nella scelta della musica - spiega ancora l’artista toscano - Ho elaborato un’idea della storia come se fosse una sospensione del tempo e dello spazio”.

Le domande serie non tolgono spazio alle battute “siate brevi e circoncisi - si raccomanda sorridendo Pelù - e soprattutto fate la rivoluzione!”.

Ma il pensiero più profondo è ancora una volta per L’Aquila, “per capire come sta questa città voglio vederla di notte, perché è di notte che si capiscono le cose. Sarò curioso di scoprire cosa L’Aquila ci racconterà - svela - Immagino che ci sarà tanta eco. Proprio come nel film, dove l’eco è entrata prepotentemente nella musica” è il suo commento.

Un giro in notturna, prima di ripartire, per ascoltare la voce della città insieme “a chi gira con le anime perse”.



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