PIOGGIA E MUSICA TRA VIE E PALAZZI DEL CENTRO STORICO, ''DAL 2019 L'AQUILA SARA' LA CAPITALE ITALIANA DEL JAZZ''

Pubblicazione: 03 settembre 2018 alle ore 16:45

All'Emiciclo la serata conclusiva della maratona del jazz
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L’AQUILA - Una pioggia dal sapore autunnale ha rallentato, ma non è riuscita ad arrestare, il fiume jazz che ha invaso per tutta la giornata di ieri il centro storico dell’Aquila per una maratona che, nonostante il maltempo, ha richiamato tanti appassionati per una quarta edizione nel cuore della città in ricostruzione.

Un week-end intenso, iniziato venerdì 31 agosto e che ha interessato anche le città di Camerino (Macerata), Amatrice (Rieti) e Scheggino (Perugia), Marche, Lazio, Umbria e Abruzzo, 4 regioni accomunate dalla tragedia degli eventi sismici e dai problemi legati alla ricostruzione.

E dopo la distruzione e la furia del terremoto arriva la musica a portare sollievo e a dare speranza, tra le piazze, le chiese, i cortili, in un'immmersione e un tripudio di musicanti, maestri, professionisti e autodidatti.

Le prime anteprime all'Aquila sabato sera a piazzetta del Sole con Piero Odorici, Roberto Rossi, Roberto Tarenzi, Stefano Senni e Adam Pache, una jam session con Max Paiella, e ancora  piazza Chiarino, dove il dj Rocca ha accompagnato il nutrito pubblico fino a tarda notte.

"Siamo qui per la ricostruzione e per la musica che è capace di tendere la mano a tutto quello che la vita ci presenta, andando oltre il dolore e la fatica", ha detto Paolo Fresu, direttore artistico dell'iniziativa e presidente della Federazione nazionale Il Jazz italiano.

"L'Aquila cresce in parallelo con i ritmi vertiginosi del jazz - ha aggiunto - in 4 anni abbiamo coinvolto circa 2500 musicsiti con oltre 400 spettacoli dimostrando una vitalità e una poesia nel linguaggio dettato dalla musica. Tutto questo è importantissimo nella tessitura del pensiero umano e storico delle città colpite dal sisma".

E insieme a questo fervore sempre più crescente, un progetto importante per L'Aquila sotenuto dalla federazione, diventare dal 2019 capitale del jazz italiano, come per l'Umbria, da sempre sede storica degli eventi di settore.

Quindi, dall'anno prossimo, la maratona prenderà la formula di un festival autonomo, che dialogherà anche con le altre realtà coinvolte nelle Marche e nel Lazio.

Domenica, giornata clou, il primo evento nella Basilica di San Bernardino, alle 10, con i 100cellos insieme a Giovanni Sollima e Enrico Mellozzi e poi ancora gli Origami di Joe Brbieri alla Casa dello Studente, posto chiave e nella memoria di quanti hanno vissuto il terremoto dell’Aquila del 2009, dove persero la vita 8 giovanissimi.

Gli eventi si sono snodati poi tra piazza Duomo dove si sono laternate la big band del conservatorio "Casella", Campania feelix Jazz Orchestra, Dino Plasmati & Ljp Big Band, Agorà Tà e Duccio Bertini, Rainbow Jazz Orchestra., la chiesa di San Giuseppe Artigiano, l'Auditorium del Parco, e alcuni palazzi del centro storico.

Gli eventi del pomeriggio sono stati rallentati e messi in difficoltà dalla pioggia, che a più riprese ha costretto anche gli ambulanti e gli stand posizionati in alcuni punti strategici a chiudere e poi a riaprire.

L’evento conclusivo all’Emiciclo è stato graziato dal maltempo, ma le temperature decisamente basse per essere agli inizi di settembre, non hanno fatto registrare il pienone.

A presentare la serata Gegè Telesforo, forse meno conosciuto per le nuove generazioni, ma un vero appassionato e profondo conoscitore di musica, in particolare jazz e fusion, che collabora da sempre con giornali e riviste specializzate.

È un grande esperto di scat, la forma di canto jazz basata sull'improvvisazione vocale, con la quale è stato anche lanciato negli anni’80 da Renzo Arbore. Nella sua carriera ha duettato con Jon Hendricks, Dizzy Gillespie, Clark Terry, Dee Dee Bridgewater, Giorgia Todrani, Tosca.  

Dopo l’esibizione di Petra Magoni e i suoi graffianti gorgheggi e di Giuseppe Vitale Trio, con la voce giovane ma "importante" di Flavia Saracino, c’è stata la consegna dei premi alla Carriera da parte dell’Aassociazione musicisti Italiani di Jazz a Gianni Cazzola, classe 1938, batterista, considerato uno dei più prolifici e apprezzati strumentisti della scena jazz italiana, attivo con registrazioni discografiche e concerti, citato nella enciclopedia Treccani,  "tra i musicisti di alto livello espressi dal jazz italiano"e a Gianni Coscia.

Coscia, classe 1931, è un fisarmonicista, la cui attività si è concentrata in particolare nel settore del jazz moderno, ha scritto con Umberto Eco alcuni spettacoli di rivista, conosciuto non solo in Italia ma anche all’estero, soprattutto in Giappone, dove ha tenuto dei concerti negli anni’90 con la cantante Milva.

Dopo la premiazione, in tanti tra i presenti hanno accennato dei balletti, simili alla tarantella, grazie alle musiche dei Solisti dell’Orchestra popolare italiana, con la voce e l'organetto di Ambrogio Sparagna, il violino, la tromba, la ghironda e la ciaramella di ErasmoTreglia, la voce e i tamburelli di Valentina Ferraiuolo, la chitarra di Cristiano Califano, la voce e i fiati popolari di Raffaello Simeoni.

"Quello che ci avvicina al jazz è il desiderio di costruire cose nuove legate alla creatività, il relazionarsi con il pubblico portando qualcosa di nuovo, ma che affonda nella nostra tradizione musciale", è stato il commento dal palco di Ambrogio Sparagna.

"I nostri sono strumenti semplici, ma hanno una loro storia, legata anche al sudore, alla fatica, al dolore. Negli anni’70 Gianni Coscia è stato tra i primi illuminati a volerli in un genere e in un contesto impegnato come può essere la musica jazz a oggi possiamo dire che sono entrati di diritto nella musica".

"Il jazz in questi anni ha adottato L’Aquila e ora saremo noi ad adottare il jazz l'anno prossimo - ha commentato il vice sindaco Guido Quintino Liris intervenuto per un saluto - non una data casuale ma in occasione del decimo anniversario dal sisma".

"Non più lacrime ma musica - ha aggiunto Liris - rimarrà sempre il ricordo degli amici che non ce l’hanno fatta, le nostre 309 vittime. Ma questa città ha fame e sete di rinascita, gli aquilani si stanno riappropriando dei loro spazi e noi come istituzioni dobbiamo facilitare questo processo".

Sul palco anche la voce aquilana per eccellenza, la cantante Simona Molinari che ha riscaldato le temperature con il suo Loving Ella, tributo a un "mostro sacro" del secolo scorso, Ella Fitzgerald.

"Ero una bambina di 8 anni e il mio palcoscenico era la mia cameretta - ha ricordato - Ella a farmi compagnia e a fare da contorno i tanti no ricevuti dai miei genitori che erano molto severi. Dalla sua voce e dalla sua storia molto triste e fatta di tanta determinazione ho sognato da allora di poter cantare e farlo su un palcoscenico vero".

E dopo "A Tisket a Tasket", canzone strumentale della Fitzgerald, portata in Italia dal pianoforte di Renato Carosone negli anni'50, "Mr Paganini" e "Puttinq on the Ritz", la Molinari ha salutato la sua città con la canzone "Nell’aria", scritta da lei circa 10 anni, che nel testo sembra proprio parlare alla sua gente, colpita e distrutta dalla furia del terremoto.

"Vita, Ne capisci il senso solo quando l'hai perduta…Stringo il tuo sorriso morbido tra le mie dita, è un sorriso che ora durerà per sempre".

A concludere questa lunga giornata Cesare Dell’Anna e Opa Cupa, con delle sonorità decise grazie alla tromba, al basso, la batteria e la tuba di Oscar De Caro.

"Per non dimenticare anche le passate edizioni - ha ricordato Telesforo - sono stati pubblicati dei volumi che raccontano la storia delle passate stagioni con un ricco materiale fotografico concesso e realizzato da una serie di musicisti professionisti che negli anni hanno immortalato questo importante movimento musicale".



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