PREMIO CITTA' DELLE ROSE: DA POLONSKY A MARC AUGE',
A ROSETO DEGLI ABRUZZI 16 ANNI DI GRANDE SAGGISTICA

Pubblicazione: 11 marzo 2018 alle ore 12:30

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ROSETO DEGLI ABRUZZI - È una manifestazione che viene da lontano, il premio internazionale di saggistica “Città delle Rose", rassegna prestigiosa, giunta all’edizione numero 16, di autori italiani e stranieri premiati per le loro opere letterarie “dedicate a illustrare la condizione dell’uomo contemporaneo così come si riflette nelle diverse discipline, come letteratura, religione, scienze umane e sociali.”. 

Sedici anni in cui a ospitare l’evento è stata e sarà ancora, la cittadina adriatica di Roseto degli Abruzzi (Teramo), con la cerimonia finale che ogni anno coincide con l’anniversario del cambio di nome del comune, dall’ottocentesca Rosburgo alla denominazione odierna, e che per il 2018 sarà sabato 26 maggio. 

“È sicuramente un premio unico nella sua struttura, comprendendo tutte le discipline del sociale - ha spiegato ad AbruzzoWeb Daniele Cavicchia, storico segretario, organizzatore della manifestazione fin dalle origini quasi trent’anni fa, quando era il premio città di Montesilvano (Pescara) - ogni anno partecipano tra i 60 e i 70 libri, con un grande lavoro di selezione da parte della giuria”.

Nomi importanti compongono proprio la giuria designata per selezionare e valutare le opere in concorso: accanto a Daniele Cavicchia, segretario organizzatore, ci sono Franco Ferrarotti, giornalista e saggista, Sabatino Di Girolamo, sindaco di Roseto Degli Abruzzi, Carmelita Bruscia, assessore comunale con delega alla Cultura, Dante Marianacci, poeta, narratore e saggista abruzzese, Sergio Givone, filosofo italiano e ordinario di Estetica all’Università di Firenze, Renato Minore, giornalista, scrittore e critico letterario, Franco Di Bonaventura, ex primo cittadino di Roseto dal 2001 al 2011 in qualità di membro onorario e un utente della biblioteca comunale indicato dal sindaco. 

Il concorso è riservato a volumi di autori italiani e stranieri, purché tradotti in italiano, e suddiviso in tre categorie: autore italiano; autore straniero, sezione dedicata alla memoria di Gabriella Lasca, dipendente del comune di Roseto e moglie del segretario Daniele Cavicchia, scomparsa nel gennaio dello scorso anno; tematiche giovanili, sezione dedicata alla memoria di Micol Cavicchia, morta nel 2002 a soli 17 anni.

La giuria decreterà i vincitori per ogni categoria assegnando un premio di 3 mila euro per le sezioni autore italiano e straniero e un premio di 500 euro per la categoria tematiche giovanili: in quest’ultimo caso la giuria selezionerà tre opere che saranno poi sottoposte al giudizio di una commissione formata da 45 studenti delle scuole superiori di Roseto degli Abruzzi e dei comuni limitrofi e da 15 utenti della Biblioteca comunale, di età inferiore ai 25 anni.

Agli autori finalisti verrà assegnata la somma di 500 euro ciascuno mentre ulteriori 500 euro spetteranno al vincitore della sezione, decretato durante la cerimonia di premiazione.

Nomi importanti del panorama letterario nazionale e internazionale sono passati per il premio Città delle Rose, personaggi come Antonio Caprarica, Rachel Polonsky, Lamberto Maffei, Miguel Gotor, Boris Cyrulnik e Concita De Gregorio, passando per Edgar Morin, Eugenio Borgna, Federico Roncoroni, Philippe Simonnot con il suo discusso libro Il Mercato di Dio, Lucio Villari, Tzvetan Todorov, Paul Badde e Aldo Cazzullo, protagonisti delle ultime edizioni. 

A vincere nel 2017 sono stati Attilio Brilli, docente universitario e scrittore con Il grande racconto delle città italiane per la sezione riservata ad autori italiani, Marc Augè, antropologo francese con l’opera Perché viviamo? per la sezione riservata ad autori stranieri e Laura Pigozzi, psicoanalista e docente di canto, con il saggio Mio figlio mi adora, per la sezione riservata alle tematiche giovanili.

“Ripenso a Todorov che parla della letteratura in pericolo assediata da media. O a Marc Augè che si domanda perché viviamo declinando una sorta di nuova geografia dei sentimenti e della passioni - ha raccontato il critico letterario Renato Minore, ripercorrendo in un soffio gli incontri con gli autori - O ancora a Savatore Settis, nel 2004, che crede fermamente nel futuro del “classico” in un’era tecnologica o Gian Luigi Beccaria che difende amorevolmente la nostra lingua dai tanti hackers in circolazione. A Chiara Frugoni che racconta un Medioevo segreto e tanto a noi vicino. E ancora Emilio Gentile che passa il laser della conoscenza sul fascismo di ieri o Franco Cardini che analizza i germi nella storia che portano all’Isis oggi o a Paolo Mieli che con quella storia, più remota e più vicina, fa i conti”.

Ed è stato proprio Paolo Mieli a definire il Città delle Rose come “ non un premio qualsiasi, ma ‘Il’ premio di saggistica”. 

“Ecco ho fatto riaffiorare in libertà nomi e suggestioni  ha commentato ancora Minore - che si sono tutti aggregati intorno a questo appuntamento annuale che è il Premio Città delle Rose, nei suoi primi sedici anni di vita. Altre e altri se ne possono aggiungere e potremo avere una ideale biblioteca che spazia dalla letteratura alla storia alla religione alle scienze umane e sociali, alla scienza stessa. Una ideale biblioteca che ogni anno si arricchisce e ogni anno, grazie alle ultime acquisizioni, prende una forma più stabile e sicura”. 

“Una biblioteca - ha sottolineato ancora il critico letterario - che è diventata anche una galleria allargata di voci che di anno in anno sono state ascoltate dal pubblico dei lettori, si sono confrontate con un’audience assai importante che è quella dei più giovani. Un premio come il nostro è proprio questo: una piccola bussola per una migliore navigazione nell’universo dei tanti saperi disseminati in campi specifici”.

“Svolge la piccola ma essenziale funzione, quella della mediazione, che oggi sempre più si cerca di saltare, nella cerniera impazzita della comunicazione”, ha concluso. 
 



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