PROCESSO DISCARICA DEI VELENI DI BUSSI,
L'ACCUSA RICHIEDE LE STESSE PENE DEL 2014

Pubblicazione: 11 gennaio 2017 alle ore 18:37

La Corte d'Appello dell'Aquila

L’AQUILA - Al termine della requisitoria pronunciata nell’ambito del processo in Corte d’Assise d’Appello all’Aquila relativo alla cosiddetta mega discarica dei veleni di Bussi sul Tirino (Pescara) della Montedison, vista “la gravita’ delle condotte”, il sostituto procuratore generale della Corte d’Appello dell’Aquila Domenico Castellani ha chiesto la conferma pene formulate dal pubblico ministero nel processo di primo grado.

Le condanne per l’accusa di disastro ambientale e avvelenamento dell’acqua. Per 18 dei 19 imputati variano da un massimo di 12 anni e 8 mesi a 4 anni.

Chiesta anche la conferma dell’assoluzione per Maurizio Piazzardi, sul quale già il pm aveva chiesto il proscioglimento.

“La gravità delle condotte perpetrate per anni - ha detto il pg prima di formulare le richieste - non consente la sussistenza delle attenuanti generiche”, tutto ciò nonostante gli imputati siano incensurati.

I procuratori Romolo Como e Domenico Castellani, al termine delle due requisitorie che hanno caratterizzato l’udienza di oggi, hanno confermato le richieste dei pm di primo grado Giuseppe Bellelli e Anna Rita Mantini.

La condanna più grave, 12 anni e 8 mesi di carcere, è stata chiesta nei confronti di Carlo Cogliati, amministratore delegato pro tempore di Ausimont.

Poi 12 anni sono stati chiesti per Guido Angiolini, amministratore delegato di Montedison dal 2001 al 2003, e per Luigi Guarracino. E ancora, fra le pene più alte, 11 anni chiesti per Leonardo Capogrosso, coordinatore dei responsabili dei servizi Pas degli stabilimenti facenti capo alla Montedison-Ausimont di Milano; Salvatore Boncoraglio, responsabile protezione ambientale e sicurezza della sede centrale di Milano; Carlo Vassallo, direttore dello stabilimento di Bussi dal 1992 al 1997; Nazzareno Santini, direttore dello stabilimento dal 1985 al 1992; Maurizio Aguggia e Giuseppe Quaglia.

Le altre richieste di condanna sono: 10 anni e 4 mesi per Camillo Di Paolo, Vincenzo Santamato, Giancarlo Morelli, Angelo Domenico Alleva e Mauro Molinari. Chiesti 7 anni per Luigi Furlani, Alessandro Masotti e Bruno Parodi.

Per Nicola Sabatini, infine, l’accusa ha chiesto 4 anni per il disastro ambientale e l’assoluzione per l’avvelenamento dell’acqua.

Il presidente del collegio giudicante, Luigi Catelli, d'intesa con le parti, ha fissato un fitto calendario di udienze: la sentenza è prevista il 31 gennaio. Il calendario prevede udienze il 16 per le parti civili, nei giorni 17, 19, 25, 26 e 30 per le difese, infine il 31 eventuali repliche, se nel giorno precedente non si fossero ultimate, e la Camera di Consiglio con la sentenza.

Il collegio si è riservato la data del 23 gennaio per un eventuale completamento della discussione delle parti che non abbiano potuto svolgere l'intervento.

LA REQUISITORIA: "DANNI ALL'AMBIENTE PER 9 MILIARDI"

"Si doveva ignorare il problema ambiente, palesarlo sarebbe stato il fallimento per le imprese. Il ministero dell'Ambiente in fase di indagini preliminari ha quantificato il danno ambientale in 9 miliardi di euro".

Così il procuratore Castellani in uno dei passaggi della requisitoria nell'ambito del processo.

Castellani ha parlato di strategia d'impresa per aggirare la problematica in quanto tutti erano al corrente dell'inquinamento dal 1972.

L'altro procuratore generale Romolo Como, che nella requisitoria pronunciata stamani ha parlato di "mancanza di seria perizia super partes di esperti a livello internazionale", al termine dell'udienza ha confermato che sarebbe stato appropriato fare una perizia sull'avvelenamento e l'inquinamento ma, ha chiarito, "disporre nuove prove è una facoltà della Corte d'Assise nonostante si sia con il rito abbreviato, non posso chiederlo io".

Como ha criticato anche davanti ai giornalisti, dopo averlo fatto nell'udienza a porte chiuse, la formula piena dell'assoluzione.



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