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PROMOZIONI 2015 ALLA ASL AQUILANA
CONTENZIOSI IN VISTA, ''SONO ILLEGITTIME''

Pubblicazione: 30 dicembre 2017 alle ore 08:00

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SULMONA - Scattano i primi riscorsi davanti ai giudici del lavoro, da parte di dipendenti dalla Asl provinciale numero 1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila che sono stati esclusi dalle promozioni e dai relativi aumenti di stipendio, decisi dall'azienda nel lontano 2015 a beneficio di buona parte di 3.500 degli oltre 4 mila dipendenti.

Un contenzioso che deflagra a scoppio ritardato, ma che potrebbe avere pesanti conseguenze per le casse della Asl, visto che in ballo ci sono centinaia di migliaia di euro.

A  rivelare ad AbruzzoWeb l'esistenza di questo contenzioso è il legale di alcuni di questi dipendenti, Angelo Mario Candido, del foro di Sulmona, secondo il quale di tali progressioni orizzontali, questo il termine tecnico delle promozioni all’interno di una medesima categoria contrattuale, "hanno beneficiato in modo retroattivo dipendenti in servizio dal 2011", quando invece, sostiene il legale “la normativa non prevede la retroattività”.

E per di più, “sono stati disposti aumenti a pioggia ed indiscriminati, senza una selezione meritocratica, che pure è stabilita dal contratto nazionale di lavoro”.

Il risultato di questa scelta è stata, così, l'esclusione di un buon numero di dipendenti assunti in tempi più recenti, e privi dei requisiti fissati.

A dare l’ok a queste progressioni è stata la delibera 2191 del 23 dicembre del 2015, quando direttore generale era Giancarlo Silveri, con allegato relativo accordo sindacale, e sono costate centinaia di migliaia di euro, a beneficio di parte significativa degli oltre 3 mila dipendenti in servizio nel 2011.

Se i tribunali dovessero dare ragione ai dipendenti si potrebbe aprire, in linea di principio, anche un fascicolo per danno erariale da parte della Corte dei conti, a meno che la Asl non chieda fino all’ultimo euro i soldi indietro ai dipendenti.

Ovviamente i legali dell'azienda sanitaria sono pronti a dimostrare che invece tutto è stato fatto in modo legittimo, ed effettivamente la vicenda si gioca in punta di diritto, vista la complessità della normativa di riferimento.

Le progressioni economiche "orizzontali", va precisato, sono quelle riguardanti l'incremento del trattamento economico all'interno di una determinata area del pubblico impiego, senza che si determini una promozione a una qualifica superiore, come avviene nelle progressioni economiche "verticali". Aumenti di qualche decina di euro al mese.

La delibera 2.191 del dicembre 2015 fa seguito a un accordo sottoscritto il 18 novembre 2015 tra la direzione della Asl e tutte le sigle sindacali della sanità.

Come si legge nel documento, la direzione della Asl “richiamata la normativa vigente”, propone l'attribuzione economica a chi è in servizio al 1 gennaio 2015" ma, si badi bene, personale che "al 1° gennaio 2011 aveva due anni di anzianità nel sistema sanitario nazionale".

Si è stabilito, insomma, di attribuire la nuova fascia retributiva a tutto il personale in servizio di ruolo alla data del 1° gennaio 2015, pur facendo decorrere gli effetti economici dal 1° gennaio 2015.

Questo perché negli anni precedenti, ovvero dal 2011 al 2014, le progressioni orizzontali, che non sono obbligatorie, erano state “congelate” per far quadrare i conti, in quanto la sanità abruzzese, sommersa dall’imponente disavanzo, era nel bel pieno della cura lacrime e sangue del commissariamento governativo.

Il problema è che, per accontentare i dipendenti in servizio nel 2011, la Asl nulla ha erogato a dipendenti in servizio nel 2015, assunti dopo il 2011, pur in possesso di tutti i requisiti per beneficiare della progressione. Dipendenti che, come ovvio, non l’hanno presa bene e si sono rivolti ai loro avvocati.

A buon diritto, assicura l’avvocato Candido, in quanto quella progressione è a suo modo di vedere illegittima. E Candido parla anche da esperto in materia, essendo stato anche nella sua lunga carriera professionale, coordinatore amministrativo dell'ospedale di Sulmona, coordinatore amministrativo della Asl di Sulmona, prima della nascita della Asl unica provinciale, con l’accorpamento con quelle dell'Aquila e Avezzano nonché direttore generale della Asl di Macerata, per poi dedicarsi, aggiunta l’età pensionabile alla sola attività forense.

“Il fondo per le progressioni orizzontali e anche per altre varie indennità - spiega infatti l’avvocato - deve essere per legge costituito ogni anno sulla base di precisi criteri stabiliti dall’articolo 39 del Contratto nazionale del lavoro 1998/2001 e, per quanto concerne le progressioni, varia di anno in anno in base alla disponibilità economica accertata al 31 dicembre dell’anno precedente. E soprattutto il fondo deve essere speso per progressioni orizzontali nell’anno corrente, e non è cumulativo, cioè non può essere accantonato per gli anni successivi. Né tantomeno - ribadisce l’avvocato - può essere utilizzato per progressioni relative a dipendenti in servizio negli anni precedenti”.

Il legale sostiene, dunque, che “le progressioni del 2011 andavano fatte in quell’anno ed imputate al fondo di quell’anno, anche se pagate successivamente a causa di leggi di contenimento della spesa pubblica, ma non potevano essere sottratte alla disponibilità dei dipendenti che nell’anno 2015 erano in possesso dei requisiti di partecipazione al relativo fondo”.

Detto in altri termini: il fondo del 2015 doveva essere utilizzato solo ed esclusivamente per aumentare gli stipendi dei dipendenti in servizio al 1 gennaio 2015, non per quelli in servizio nel 2011, che magari sono già andati, in più di un caso, in pensione, o che comunque non sono più dipendenti Asl.

A dirlo chiaramente, evidenziano altri legali, è anche la Ragioneria generale dello Stato, in pareri che hanno fatto seguito a richieste di chiarimento da parte di amministrazioni locali ed enti.

Ma non è tutto. La Ragioneria e l’Aran, richiamando quanto stabilito dal decreto legislativo 150 del 2009, spiegano a chiare lettere che, in ogni caso, le progressioni orizzontali necessitano di una procedura selettiva, con avviso interno, e una valutazione basata su criteri predeterminati in sede di contrattazione sindacale. E anche che i beneficiari devono essere una quota limitata di dipendenti, non possono essere fatte a pioggia per tutti i dipendenti e nemmeno per la maggioranza di essi.

E invece, ribadisce l’avvocato, “non ci risulta siano state fatte selezioni meritocratiche. Essendo stato elargito proprio a tutti i dipendenti senza alcuna selezione meritocratica - rimarca - magari il beneficio è stato attribuito anche a chi aveva subito sanzioni disciplinari o valutazioni di performance di segno negativo”.

“Le progressioni sono costate centinaia di migliaia di euro, e di esse ha beneficiato parte significativa degli oltre 3.500 dipendenti in servizio nel 2011, su oltre 4mila, visto che non erano interessati i comparti dirigenziali - conclude il legale - Gli aumenti riconosciuti incideranno, ora, in modo strutturale sul costo del personale, e sui futuri trattamenti pensionistici; anzi, per il personale ormai andato in pensione già negli anni dal 2011 in poi, l’onere è già stato scaricato sull’ente previdenziale”.



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