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PUNTELLAMENTI: TANCREDI, ''CIALENTE CI CHIESE DI TROVARE LE IMPRESE''

Pubblicazione: 21 aprile 2015 alle ore 21:41

Pierluigi Tancredi

L’AQUILA - “Ricordo bene che all’epoca il sindaco richiese a consiglieri e assessori di farsi parte attiva per reperire imprese in grado di effettuare lavori così impegnativi”.

Scarica la patata bollente delle segnalazioni sul sindaco Massimo Cialente, l’ex assessore comunale di centrodestra dell’Aquila Pierluigi Tancredi, indagato nell’inchiesta “Do ut des” e tirato in ballo come segnalatore di ditte, non certo l’unico, dalle dichiarazioni di un altro indagato, l’ex dirigente del settore Ricostruzione Mario Di Gregorio.

“Mi preme sottolineare, senza tema di smentita, di non aver mai sponsorizzato alcuna impresa - scrive in una nota Tancredi - È lo stesso ing. Di Gregorio, infatti, a precisare, in risposta a una specifica domanda, che gli affidamenti alla ditta Mancini non furono effettuati per un mio intervento ma solo ed esclusivamente perché la stessa, tra le ditte presenti nell’elenco inviato dalla prefettura, era quella con maggiori requisiti”.

Quanto alla sua discussa nomina come consigliere delegato dal sindaco ai Beni culturali, “detto incarico non faceva e non poteva fare alcun cenno ai puntellamenti, ma riguardava il ‘pregiatissimo patrimonio artistico della Città dell’Aquila’. Quindi un incarico per il quale avrei dovuto riferire in Consiglio comunale lo stato in cui si trovava il patrimonio artistico della Città e non, quindi, gli immobili da puntellare”, conclude.

LA NOTA COMPLETA

Dopo mesi di silenzio per la correttezza dovuta a chi svolgeva le indagini su quanto riportato nell’articolo di oggi, Istituzioni nelle quali ho sempre riposto la massima fiducia, sento la necessità di precisare alcuni fatti che, a mio modo di vedere, non corrispondono a verità.

Non spetta certo a me il compito di difendere la politica, atteso, peraltro che ne sono definitivamente uscito ormai da quasi cinque anni.

Mi preme ricordare, infatti, che le mie dimissioni da consigliere comunale risalgono al 17 agosto 2010. Ma non era solo la politica, intesa come sindaco, consiglieri e assessori, che in quel drammatico momento si interessava alle attività di messa in sicurezza degli immobili danneggiati.

Si muoveva, anche e soprattutto, un mondo di imprenditori, professionisti, proprietari e amministratori di stabili, oltre a varia umanità che non sempre, per non dire quasi mai, avevano bisogno di essere accompagnati negli uffici della ricostruzione, avendo già rapporti con chi aveva in quel momento il delicato incarico di tenere in piedi una città estremamente danneggiata.

Ricordo bene che all’epoca il sindaco richiese a consiglieri e assessori di farsi parte attiva per reperire imprese in grado di effettuare lavori così impegnativi. E questo sì che poteva essere considerato un compito proprio della politica, non dovendoci necessariamente vedere lati oscuri che, se ci sono stati, è compito della Magistratura individuare.

Per quanto mi riguarda, ho sempre riconosciuto all’ing. Mario Di Gregorio il coraggio di portare avanti un compito così importante per la città e nello stesso tempo così rischioso, ma credo che anche lui ricordi bene, così come lo ricordo bene io, che le presentazioni di imprese interessate gli arrivavano dagli ambienti più disparati.

Fermo restando che l’Ordinanza demandava a lui, solo ed esclusivamente a lui, il potere di conferire gli incarichi per la messa in sicurezza degli edifici danneggiati dal sisma.

Ciò premesso, vengo ai fatti. Mi preme sottolineare, senza tema di smentita, di non aver mai sponsorizzato alcuna impresa.

Ed è lo stesso Di Gregorio ad affermarlo nella sua deposizione, quando sostiene che ero in rapporti con i titolari di un paio di imprese. Una dichiarazione, peraltro, vera solo a metà.

In realtà, dopo tanti anni di amministrazione pubblica, ero in rapporti con molti titolari di imprese e non solo edilizie. Rapporti personali fatti di conoscenza e in qualche caso di amicizia. Ma non li ho mai accompagnati dall’ing. Di Gregorio. Non era quello il mio compito e sfido chiunque ad affermare e provare il contrario.

È lo stesso ing. Di Gregorio, infatti, a precisare, in risposta a una specifica domanda, che gli affidamenti alla ditta Mancini non furono effettuati per un mio intervento ma solo ed esclusivamente perché la stessa, tra le ditte presenti nell’elenco inviato dalla prefettura, era quella con maggiori requisiti.

Quindi l’esatto contrario di ciò che viene riferito nell’articolo pubblicato oggi dal quotidiano il Messaggero. Senza mettere in dubbio la buona fede del giornalista, l’auspicio è che possa fare una lettura più attenta ed accurata delle dichiarazioni dell’ing. Di Gregorio, attenendosi alla verità oggettiva di quanto dichiarato.

A tal proposito, vorrei precisare quanto segue: ricordo bene che i lavori di messa in sicurezza affidati alla ditta Dipe furono assegnati mediante gara d’appalto, peraltro gestita dai funzionari dell’ufficio Ricostruzione.

E allora, se le ditte hanno ricevuto incarichi nella massima legalità e trasparenza, perché sollevare sospetti? Solo fumo da gettare su questa inchiesta? A che scopo mi chiedo ed a vantaggio di chi?

Peraltro, a quei tempi, la Steda - una delle imprese citate nell’articolo - non la conoscevo neppure e nemmeno era tra le ditte iscritte all’Ance dell’Aquila. Dunque, non era nella condizione prevista per poter ricevere incarichi di mesa in sicurezza.

Infatti, come risulta dagli atti dell’inchiesta “Do ut des”, ho conosciuto Lago, titolare della Steda, solo alla fine del mese di agosto 2009, quindi molto dopo essermi dimesso dall’incarico conferitomi dal sindaco. Un incarico sul quale vorrei fare chiarezza una volta per tutte dato che tutti lo citano ma, evidentemente, nessuno lo ha letto con attenzione.

Detto incarico non faceva e non poteva fare alcun cenno ai puntellamenti, ma riguardava il “pregiatissimo patrimonio artistico della Città dell’Aquila”. Quindi un incarico per il quale avrei dovuto riferire in Consiglio comunale lo stato in cui si trovava il patrimonio artistico della Città e non, quindi, gli immobili da puntellare.

Peraltro, la legge vieta espressamente la possibilità di conferire incarichi esecutivi a consiglieri comunali ma consente per essi solo compiti di presa visione per poi riferire in Consiglio. Ed è esattamente quello che il sindaco afferma in data 19 Giugno 2009 in un’intervista rilasciata a un noto quotidiano online.

Preciso solo, per opportuna memoria, che solo due giorni dopo, il 21 giugno, io rimettevo l’incarico nelle mani del sindaco. Non sono a conoscenza della telefonata riferita dall’ing. Di Gregorio. Certo che se il sindaco l’avesse fatta davvero, mi onorerebbe la stima riposta nella mia persona rispetto a fatti che, come lo stesso ing. Di Gregorio afferma, prima o poi sarebbero passati al vaglio della magistratura.

Significherebbe che egli riponeva fiducia nelle mie capacità e nella mia correttezza. Stento però a credere che il sindaco abbia potuto fare una così grande confusione tra verifica dello stato del patrimonio artistico della città, che ben mi si attagliava vista la mia esperienza quale ex assessore alla Cultura e presidente del Consorzio dei Beni culturali, e i puntellamenti che, evidentemente, avrebbero richiesto una professionalità che io non possiedo.

Oggi il sindaco afferma che quello fu un grave errore politico. Ieri non la pensava così. Probabilmente a indurlo a fare un repentino dietrofront fu la reazione di esponenti della sua maggioranza cha ambivano al ruolo affidatomi.

Posso capire la logica politica di una tale dichiarazione ma la contraddizione è talmente evidente che si commenta da sola.

Non mi risulta, infine, l’affermazione dell’ing. Di Gregorio su un mio presunto interesse alla liquidazione di lavori eseguiti, per la semplice ragione che, quando il Comune iniziò a liquidare i lavori di messa in sicurezza, io non mi recavo più negli uffici comunali da parecchio tempo.

Temo che l’ingegnere mi confonda con altri e posso capirlo data la gran mole di sollecitazioni che quotidianamente riceveva.

Preciso inoltre che dopo aver rassegnato le dimissioni dall’incarico conferitomi dal sindaco a seguito degli sms contrari alla mia nomina pervenuti allo stesso, ribadisco, ben orchestrati da chi aveva un interesse politico a quel ruolo, non mi sono più recato negli uffici comunali se non per riunioni di Consiglio comunale o di commissioni consiliari, fino alle mie dimissioni giunte poco dopo.

E quando ho deciso di svolgere un’attività in qualche modo collegata alla ricostruzione della città ho sentito il dovere di dimettermi dalla carica di consigliere ben prima che l’allora ministro Barca fosse costretto a emanare una legge per costringere chi aveva un ruolo pubblico e era professionalmente impegnato nella ricostruzione, a scegliere tra i due ruoli ritenuti incompatibili.



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