RAPPORTO CREA: SANITA' ABRUZZESE MAGLIA
NERA IN ITALIA, MA CI SONO MIGLIORAMENTI

Pubblicazione: 12 luglio 2017 alle ore 07:00

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PESCARA - Il sistema sanitario abruzzese negli ultimi 3 anni recupera terreno in termini di qualità, ma resta comunque in fondo alla classifica italiana, lontanissimo dalle eccellenze rappresentate dalle regioni Toscana, Lombardia, Liguria, Veneto ed Emilia Romagna.

A dirlo è uno studio realizzato dal team di ricerca del Consorzio per la ricerca economica applicata in Sanità (Crea) dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, con la collaborazione di un qualificato gruppo di oltre 100 esperti appartenenti a cinque categorie di stakeholder, ovvero di persone parti in causa appartenenti all’ industria medica, alle istituzioni, al management aziendale, alle professioni sanitarie e, infine, ai cittadini utenti e alle varie associazioni di difesa dei diritti in sanità.

Uno studio che ha il merito di fare il punto sulla qualità della sanità abruzzese, uscita da poco più di anno dalla una cura da cavallo  imposta dal commissariamento, scattato per il colossale indebitamento accumulato nei decenni.

Eanche in mesi in cui, a monopolizzare il dibattito politico sulla sanità in Abruzzo, sono soprattutto i contenitori, ovvero la realizzazione di nuovi ospedali, lo strumento prediletto dal presidente Luciano D’Alfonso del project financing, il riordino della rete ospedaliera, che crea forti opposizioni nei terriotori pronti a difendere lo status quo e il ruolo deli loro nosocomi cosidetti "minori".

Nella classifica generale della performance, che attribuisce un punteggio massimo di 0,54 e un minimo di 0,38, (con valore massimo 1 e  minimo pari a 0), sono considerate nell’”area dell’eccellenza” Toscana, Lombardia, Liguria, Veneto ed Emilia Romagna, con performance superiore al 50 per cento.

Segue un gruppone di 11 regioni, in area “intermedia”: Lazio, Sardegna, Marche, Provincia autonoma di Bolzano, Valle d’Aosta, Sicilia, Umbria, Piemonte, Campania, Provincia autonoma di Trento e Basilicata, con prestazioni intorno ai 0,45 punti.

Infine le Regioni dell’"area critica”:  Calabria, appunto Abruzzo, Puglia, Friuli Venezia Giulia e Molise, con valori che partono dallo 0,43 scendono progressivamente fino ad arrivare allo 0,38 dell’ultima.

L’aspetto positivo è comunque che, come si legge sempre nel rapporto, l’Abruzzo, seppure quart'ultimo in classifica, registri un miglioramento della performance di ben 3,1 punti percentuali rispetto alle rilevazioni degli anni 2013 e 2015, e meglio hanno fatto solo la Basilicata, più 6,4 per cento,  Friuli Venezia Giulia, 3,7 per cento e Umbria, 3,2 per cento.

Buona parte delle altre regioni registra al contrario un peggioramento e si va da un valore minimo del meno 0,1 per cento del Lazio ad uno massimo pari al meno 5,8 per cento della Puglia.

Se dunque il consigliere regionale di Forza Italia Mauro Febbo enfatizza il fatto che l’Abruzzo è tra le regioni maglia nera, nel replicargli con durezza, l' assessore al ramo Silvio Paolucci mette in duscussione la portata della ricerca del Crea, facendo notare che "in sanità i veri indicatori sono i Lea (livelli essenziali di assistenza), con i quali si esce dal commissariamento e si ottengono le premialità e in tre anni il governo regionale, oltre ad aver centrato tutti gli obiettivi, con la conseguente fine del commissariamento, ha ottenuto oltre 303 milioni di premialità e ha annullato debiti per circa 290 milioni". Altro che Abruzzo maglia nera, insomma.

Al netto della polemica politica è importante, comunque, i passare in rassegna gli indicatori prescelti, nella ricerca del Crea, valutati da ciascun gruppo di esperti.

Il primo è la “dimensione sociale”, ovvero la quota di persone che rinuncia a sostenere spese sanitarie per motivi economici e che rinuncia a curarsi, l’entità della spesa sanitaria delle famiglie, il numero di famiglie a rischio di impoverimento per spese sanitarie.

Ci sono poi la “dimensione economica e finanziaria”, ovvero il disavanzo pro-capite, spesa pubblica standardizzata, la “dimensione “nnovazione”, che prende in considerazione vari parametri come gli interventi di colecistectomia e appendicectomia eseguiti in laparoscopia o il numero di pazienti con epatite C trattati con i nuovi farmaci, o dei pazienti in trattamento con nuovi anticoagulanti orali.

Ci sono la dimensione appropriatezza”, (tasso standardizzato di ospedalizzazione ordinaria in acuzie tasso standardizzato di ospedalizzazione ordinaria in riabilitazione, lungodegenza e tasso di ricorso al pronto soccorso).

Infine la “dimensione esiti”, ovvero la prevalenza di disabilità, il tasso standardizzato di mortalità femminile per tumori, la quota di persone in buona salute la speranza di vita dei cittadini.

Altra peculiarità e che la classifica muta in base anche alle valutazioni fornite dai singoli gruppi di interesse.

Se nella classifica generale l’Abruzzo è quart’ultimo, in quella specifica elaborata dai componenti del gruppo di esperti appartenenti alla categoria “utenti” perde una posizione, scivolando sotto i 0,20 punti.

L’Abruzzo recupera al contrario due posizioni in classifica nella valutazione fatta dalle “professioni sanitarie”, e dai “rappresentanti delle istituzioni” e ben tre in base ai giudizi del “management aziendale” e dell'”industria medica”. Resta comunque sempre in fondo alla classifica.



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