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REGIONALI: ANALISI DEL VOTO, TRAVASO M5S A LEGA E PD, SONDAGGISTI, ''SINISTRA RECUPERA''

Pubblicazione: 11 febbraio 2019 alle ore 20:16

ROMA - Sondaggisti uniti nel certificare la perdita di consenso del M5S in Abruzzo, ma divisi su chi si sia accaparrato i consensi in fuga dai pentastellati.

C'è chi, come Nicola Piepoli, sostiene che i voti di M5S siano finiti in buona parte al Partito democratico e alle liste civiche ad esso agganciate grazie alla presenza in campo di Giovanni Legnini.

D'altra parte, l'Istituto Cattaneo registra uno smottamento di voti consistente a favore della destra (con Marsilio a raccogliere consensi dei pentastellati) simmetrico a un ritorno 'a casa' nel centrosinistra.

"Di sicuro - sostiene Renato Mannheimer - si riscontra una certa delusione degli elettori verso M5s, che si sta dimostrando più di protesta: ciò li porta a guardare alla Lega, che invece si presenta come un partito di decisori, un partito del fare".

Per l'Istituto Cattaneo, che ha analizzato i voti espressi a Pescara ed a Teramo, il M5s è certamente lo sconfitto di queste elezioni perché perde voti (in valore assoluto e in percentuale) non solo rispetto all'exploit del 4 marzo ma anche rispetto alle regionali di cinque anni fa: "segno di una incapacità di radicamento territoriale. Potremmo dividere gli elettori cinquestelle del 4 marzo in quattro gruppi. Ci sono i fedeli, che rinnovano il voto per il proprio partito. Ci sono i disillusi, che passano all'astensione (28% a Pescara, 17% a Teramo)".

E poi "ci sono i traghettati (22% a Pescara, 34% a Teramo), che passano al centrodestra, conquistati probabilmente dal dinamismo dell'azione politica dell'alleato-concorrente di governo Matteo Salvini".

Nicola Piepoli vede un centrodestra "rafforzato, anche se non ha beneficiato di grandissimi trasferimenti di voti", sottolineando che i voti che erano usciti dal Pd verso il M5S sono tornati in buona parte a casa, grazie alla candidatura di Giovanni Legnini". 

Forza Italia "resiste" al duro test del voto abruzzese, respingendo senza troppe perdite la Opa ostile lanciata mesi fa da Matteo Salvini. Il prosciugamento degli 'ex lumbard' sull'elettorato azzurro viene frenato dalla discesa in campo del Cavaliere che ieri, dati alla mano, rilanciava la forza del centrodestra unito come "maggioranza naturale del Paese". Tuttavia, il fatto di aver confermato i dati delle ultime politiche, non calma le acque di un partito ancora scosso da un dibattito interno sempre molto acceso. 

Uno scontro tra chi pensa che il ruolo di Forza Italia sia sfidare la Lega su una linea "sovranista", magari allargando il partito anche ai "patrioti" di Giorgia Meloni. E chi invece rilancia la vocazione moderata del partito azzurro, la sua capacità di attrarre voti centristi, stanchi della condotta dei Cinque Stelle. Un conflitto che deflagra di prima mattina, a poche ore dallo scrutinio abruzzese, innescato da durissime parole del governatore ligure, Giovanni Toti, contro la classe dirigente del partito. 

"La Lega vola, FdI cresce, cresce persino l'Udc, Forza Italia cala ancora e perde circa altri 5 punti dalle elezioni di un anno fa. Ma guai a chi dice qualcosa, guai a chi pensa di cambiare qualcosa. La decrescita felice - affonda Toti - non è più programma del Cinque Stelle, è il programma della nostra classe dirigente. Sveglia!!!". 

Più tardi la reazione indignata di Mariastella Gelmini secondo cui Toti "puntuale come un film già visto" parla "per scoraggiare e non costruire". 

"Non si può continuare a sparare nel mucchio senza avanzare uno straccio di proposta concreta. Troppo facile - protesta la capogruppo - dipingere un partito arroccato e una classe dirigente (di cui peraltro Toti fa parte a pieno titolo) autoreferenziale".

Sempre rivolta a Toti, Mara Carfagna, sottolinea che "non ha senso riproporre un modello di sudditanza verso Salvini: serve l'esatto contrario". Ancora più diretta la replica di Giorgio Mulè che definisce Toti "tafazzista". "Invece di festeggiare il fatto che Forza Italia ribadisce il suo ruolo centrale di forza moderata nel centrodestra, critica e gufa. Dovremmo fare la fila dal Cavaliere per ringraziarlo di averci messo la faccia in un voto che secondo molti avrebbe santificato la nostra morte. E invece, non solo non siamo morti, ma abbiamo recuperato i nostri consensi".

Anche fonti vicine all'ex premier sottolineano che ogni contributo è sempre positivo, ma bisogna saper scegliere i tempi. Attaccare oggi il partito vuol dire essere inutilmente masochisti e non fare il bene di Forza Italia.



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