IL VICE PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE CI RIPENSA E DOPO L'ANNUNCIO DI GIUGNO SI DICE PRONTO A RESTARE NELLA POLITICA ATTIVA

REGIONALI: GATTI TORNA IN CAMPO, ''DECIDERA' ROMA MA SE FOSSI IO SAREBBE NUOVO STIMOLO''

Pubblicazione: 13 settembre 2018 alle ore 11:00

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L'AQUILA - "La scelta di lasciare la politica attiva è stata molto meditata, annunciata a giugno ma presa mesi prima, indotta da un'assenza di stimoli, esauriti dopo essere stato per due volte il primo degli eletti, una volta assessore e poi vice presidente del Consiglio regionale. Ma la candidatura alla presidenza potrebbe essere un nuovo stimolo".

Paolo Gatti rompe gli indugi e ad AbruzzoWeb annuncia il suo ritorno in campo, tuttavia subordinato ad una corsa per la poltrona più alta della Regione Abruzzo.

"Quando qualche settimana fa mi hanno chiesto la disponibilità ad essere sondaggiato, l'ho data", svela il 43enne avvocato, "mi sembrava una questione di rispetto nei confronti del partito e di una intera comunità, poi se ne vedrà l'esito e a quel punto vedremo quali decisioni prendere".

Recordman di preferenze - superò le diecimila nel 2014 - assessore al Lavoro con la giunta guidata da Gianni Chiodi, teramano come lui, Gatti è stato inserito da Forza Italia nella rosa dei nomi da sottoporre agli elettori per un sondaggio in programma nei prossimi giorni insieme al sindaco di Chieti Umberto Di Primio e all'altro consigliere regionale azzurro Mauro Febbo.

Tornato all'ovile azzurro dopo una sbandata per Fratelli d'Italia, che lo candidò alla Camera nel 2013, la presenza nel sondaggio forzista conferma la buona considerazione che Forza Italia ha del consigliere teramano, nonostante le voci di insofferenza nei suoi confronti dopo che con la lista Futuro In, a fine 2017 ha di fatto portato alla caduta dell'amministazione comunale di Maurizio Brucchi, e dopo che molti gli hanno imputato la conseguente sconfitta delle amministrative del giugno scorso.

Sul braccio di ferro tra Forza Italia e Lega, che si contendono la leadership, Gatti ritiene sia prematuro fare previsioni su chi la spunterà: "Quale dei due esprimerà il candidato presidente è un problema di là da venire ed è un problema che mi porrò in quel momento", dice.

Ma di una cosa il vice presidente del Consiglio regionale sembra sicuro: l'ultima parola, al di là delle schermaglie abruzzesi che durante l'estate hanno portato anche a minacce reciproche di correre da soli da parte di Lega e Forza Italia, spetterà al tavolo romano.

"Ne sono sicuro", dice Gatti, "in un quadro nazionale Berlusconi e Salvini faranno un ragionamento complessivo".

"In Abruzzo - fa osservare - Forza Italia certamente ha numeri superiori alla media nazionale e la Lega inferiori a quelli che ha nel Nord, se si farà una coalizione la Lega porterà la novità e Forza Italia un maggiore radicamento territoriale e un po' più di esperienza".

"Quando ti candidi come consigliere regionale o deputato è un fatto molto individuale - aggiunge poi rispetto all'ipotesi di tornare in campo - quando invece ti candidi alla presidenza di una Regione è molto più collettivo".

Sull'ultimo scampolo della legislatura, poi, fa osservare come "la Regione è ferma da quando D'Alfonso ha deciso di candidarsi al Parlamento, da fine febbraio è in smobilitazione con un presidente part-time e adesso anche con un Consiglio sciolto".

"Mi sembra di capire che vogliono votare tra febbraio e marzo quindi resterà così per altri sei mesi - aggiunge Gatti - ed è abbastanza incomprensibile. Ci raccontano sempre che la legislatura precedente è durata di più (Chiodi, eletto a dicembre del 2008, rimase in carica fino al maggio 2014, ndr), ma avevamo un presidente in carica e un Consiglio nella pienezza delle sue funzioni".

"Adesso rimanere sei mesi con un Consiglio sciolto e senza presidente, beh mi sembra che stiamo andando oltre e lo dico nel rispetto delle prerogative di tutti coloro che devono decidere. Non mi sembra decente e i cittadini non credo l'apprezzino, è una cosa che gli si ritorcerà contro e non è un bene per l'Abruzzo".

Gatti non considera poi preoccupante il consenso del Movimento cinque stelle, che secondo i sondaggi tallona il centrodestra: "Se il centrodestra fa un progetto serio e c'è un buon candidato presidente non credo sia un'insidia - dice - Se fa casino, è litigioso e non trova una sintesi, è chiaro che può diventare un competitor insidioso".



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