CAOS CENTRODESTRA, DA ROMA CHIESTO TAVOLO SU REGIONI AL VOTO NEL 2O19 MA RESTA APERTO CASO ABRUZZO. EX MINISTRO FI LAVORA SULLA PRESIDENZA

REGIONALI: MELONI, ''ORA SUBITO VERTICE'', APPELLO LEADER FDI. SPUNTA IPOTESI ROTONDI

Pubblicazione: 28 ottobre 2018 alle ore 18:36

L’AQUILA - “Un vertice di centrodestra va fatto il prima possibile per definire il programma e le candidature alle prossime regionali, dalla Basilicata alla Sardegna”. 

Anche il leader nazionale di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, chiede con urgenza agli alleati di Forza Italia e Lega un tavolo nazionale per chiudere la partita delle scelte, in testa il candidato alla presidenza per la coalizione, nelle regioni al voto nel 2019. 

Ma il richiamo della Meloni, arrivato nel corso degli Stati generali del Sud organizzati da Fdi a Potenza, nella giornata di ieri, oltre ad esprimere una preoccupazione per un centrodestra pericolosamente fermo sulle elezioni regionali e non solo, non chiarisce la posizione di Fratelli d’Italia in merito alle intenzioni in Abruzzo, assegnato al suo partito dal tavolo nazionale della colazione nel settembre scorso nell’ambito della ripartizione delle quattro regioni al voto nel 2019.

In questo quadro di poca chiarezza si inserisce una nuova, puntuale, indiscrezione, tra le tante che agitano le acque del centrodestra, in campo nazionale: all’Abruzzo, drive si vota il 10 febbraio prossimo, sta puntando con la solita strategia a fari spenti, il parlamentare campano ed ex ministro, Gianfranco Rotondi, il 4 marzo scorso eletto alla Camera dei deputati nel collegio plurinominale Abruzzo1 nella fila di Forza Italia in quota a Rivoluzione cristiana, ennesimo tentativo di rievocazione dalla Democrazia cristiana. 

Rotondi sarebbe in contatto addirittura con il leader azzurro, Silvio Berlusconi, con il quale vanta un rapporto di amicizia, grazie al quale per il rotto della cuffia è stato candidato in un posto “utile” alle elezioni politiche. 

Naturalmente, se l’Abruzzo dovesse cambiare “casacca” e dovesse toccare a Fi. Altri dubbi sull’Abruzzo, sono alimentati da fatti certi: ad esempio, la decisione di Fdi di organizzare l’importante evento di ieri, in Basilicata e non in Abruzzo, dove Fdi ha la responsabilità della scelta del candidato alla presidenza, a questo punto sembra, attingendo dalla rosa di tre nomi, peraltro mai ufficializza e non consegnata agli alleati, composta dal coordinatore reigonale, Giandonato Morra, teramano di adozione di origini pugliesi, dal senatore Marco Marsilio, romano di origini abruzzesi, e dell'outsider Massimiliano Foschi, cardiochirurgo all'ospedale di Chieti, anche lui originario della Puglia ma, come lui stesso ha riferito, abruzzese di adozione. 

A creare incertezza sono anche rumors e indiscrezioni che arrivano dalla stessa Basilicata, dove dopo la bufera giudiziaria sulla sanità che ha coinvolto il presidente, Marcello Pittella, sostenuto da Pd e centrosinistra che governano da tempo, le elezioni nel 2019 non sono state ancora fissate: nella regione nella quale il centrodestra parte con un netto favore del pronostico, la classe dirigente rivendica spazi importanti con i due consiglieri uscenti, il capogruppo, Gianni Rosa, e Michele Napoli, recentemente passato da Forza Italia. 

Una posizione confermata ieri anche dalla Meloni che nella diretta Fb dell’evento, ha sottolineato con chiarezza che mette a disposizione del centrodestra una classe dirigente all’altezza e meritevole di attenzione: a tale proposito, si è fatto il nome del coordinatore lucano e consigliere regionale Rosa come papabili alla candidatura alla presidenza. 

Ad alimentare sperane e istanze in merito ad una diversa ripartizione delle quattro regioni al voto, oltre ad Abruzzo e Basilicata, Piemonte e Sardegna, il negativo e poco maturo comportamento della dirigenza di Fdi in Abruzzo che ha consegnato 11 possibili coadiuvati alla Meloni per poi ridurre il numero a tre, di cui nessuno nato in Abruzzo, in un concitato incontro con i vertici nazionali andato in scena nei giorni scorsi a Roma. 

Incontro che non sembra sia stato risolutivo perché, come emerso dagli ambienti politici abruzzesi, il coordinatore regionale, l’archiettto vastese Etelwardo Sigismondi, dopo aver ceduto il passo al suo collega Morra, ha architettato un piano per arrivare alla sua candidatura alla presidenza. 

A complicare il quadro anche le attenzioni di Lega e Forza Italia, che non si sono  ancora rassegnati al rischio di riequilibrare le sorti dell’Abruzzo, a vantaggio di Movimenti Cinque stelle e centrosinistra, con la candidatura di esponenti di Fdi “non ritenuti all’altezza”, una valutazione che non mancherà di essere ufficializzata nel tavolo nazionale che dovrà condividere le scelte. 

Con Lega e Fi ci sarà un accordo su tutte le regionali? Noi non ci siamo spartiti i candidati ma ci siamo divisi i compiti sulla selezioni dei nomi'', replica Meloni ai giornalisti ieri a Potenza.

 “Questo significa – spiega poi – che ciascuno di noi si dedica a fare la ricognizione in una determinata Regione e fare delle proposte che siano condivise dagli alleati'”. 

“Non voglio vincere per il bene di Fdi o della coalizione, ma – continua Meloni - perché penso che in Basilicata il Pd sia stato il ‘poltronificio democratico’ e dunque un partito che si è occupato solamente di spartire posti di potere e che non ha saputo creare sviluppo di una terra straordinaria e che ha grandi potenzialità. Vorrei lavorare per trovare una persona giusta e il programma giusto. Vorrei lavorare subito su questo ed è la ragione per la quale ho chiesto qui, come in Abruzzo e in Sardegna e nelle altre Regioni nelle quali si vota, di vederci il prima possibile per definire questi elementi che sono fondamentali'”. (b.s.)

 



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