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CENTROSINISTRA VEDE NEL VICE PRESIDENTE CSM L'UNICA CARTA VINCENTE, ANCHE D'ALFONSO E' D'ACCORDO MA EX SOTTOSEGRETARIO NON SCIOGLIE IL NODO

REGIONALI: PD IN FORCING SU LEGNINI, CREATE CONDIZIONI, PRONTO PIANO PER CANDIDATURA

Pubblicazione: 09 agosto 2018 alle ore 22:01

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L'AQUILA - Da suggestione ed autentico sogno ad ipotesi vera di candidatura per il centrosinistra per riaprire la partita delle elezioni regionali anticipate che sembravano segnate da una lotta a due tra centrodestra, favorito, e Movimento cinque stelle, leggermente dietro.

Non c'è dubbio che ci sia l'ombra lunga del vice presidente del Consiglio superiore della magistratura, l’abruzzese Giovanni Legnini, dietro gli ultimi giorni della decima legislatura, in particolare dietro le modifiche alla legge elettorale regionale, che prima hanno innescato una nuova miccia nel centrodestra per l'iniziale accordo tra Partito democratico e Forza Italia che ha fatto insorgere la Lega, e poi fatto saltare il banco con una valanga di emendamenti quando gli azzurri hanno fiutato il reale obiettivo delle proposte che portano la firma del capogruppo Pd, Sandro Mariani, fresco presidente della commissione Statuto.

E cioè creare le condizioni per una candidatura del vice presidente del Csm, allungando i tempi per le dimissioni dei sindaci di Comuni con più di 5mila abitanti e di alti rappresentanti istituzionali, tra cui Legnini, in parziale riforma della cosiddetta legge anti-sindaci, varata oltre dieci anni fa, da centrosinistra e centrodestra per impedire all’allora sindaco di Pescara, Luciano D’Alfonso, di candidarsi alla presidenza della Regione.

Missione compiuta dalla maggioranza proprio in dirittura di arrivo con una preoccupazione in più nel centrodestra che soffre da tempo di lotte interne.

In questo senso, però, la dinamica è da chiarire: è il Pd e il centrosinistra che stanno facendo una corte e un pressing spietato all’ex parlamentare del Pd e sottosegretario all’Economia con delega al Cipe alla Ricostruzione, il cui mandato come quinta carica dello Stato scade nel prossimo 30 settembre.

Secondo quanto si è appreso da fonti legate agli amici più stretti del suo territorio, Legnini che ha sempre mantenuto un irreprensibile comportamento istituzionale, sarebbe imbarazzato e anche risentito di questa improvvisa "notorietà" nella sua terra d’origine, oltretutto non avendo sciolto il nodo, anzi non avendo scartato il "grazie, non mi interessa".

Ma non c’è dubbio che in questi ultimi giorni di legislatura regionale il suo nome abbia aleggiato sui lavori di commissioni e assemblea, oltre a far parte di comunicati stampa di Forza Italia e Movimento cinque stelle che hanno accusato il Pd di norme ad personam.

Ed oggi anche D’Alfonso, nell’annunciare le dimissioni dalla Regione per rimanere senatore del Pd dopo l’ultimatum da parte della Giunta per le elezioni del Senato, pur se sollecitato dai giornalisti, ha messo in pista in qualche modo Legnini con il quale non ha mai avuto un buonissimo rapporto e con il quale, comunque, non si sa qual è il feeling attuale.

L’ormai ex governatore ha anche teorizzato una corsa a quattro, oltre al centrosinistra, Forza Italia, Lega e pentastellati, ipotizzando un centrodestra diviso e il 30 per cento da conquistare per giocarsi la vittoria.

Un’altra prova della volontà del Pd e del resto della coalizione di puntare sull’importante uomo delle istituzioni italiane?

Non è un caso che, incassata l’approvazione all’allungamento dei termini da 7 a 45 giorni per le dimissioni di sindaci di Comuni con più di 5mila abitanti e funzionari e cariche pubbliche, tra cui quella prestigiosa del Csm, il Pd e il centrosinistra abbiano mollato la presa sulle altre modifiche alla legge elettorale, su tutte l’aumento delle quote dello sbarramento dalle attuale 4 all'8 per cento.

È evidente che l’intezione, stando a quanto si è vociferato nei corridoi di palazzo dell'Emiciclo, era di creare le condizioni per la candidatura alla presidenza della Regione dell'attuale vice presidente del Csm. Ed è sintomatico che il regista dell’operazione sia il 34enne Mariani che a Teramo alle elezioni comunali che hanno visto il centrosinistra vincere ribaltando il verdetto del primo turno, è stato uno dei maggiori artefici di quella vittoria dopo essere stato preso dai suoi stessi alleati per "visionario".

E Mariani starebbe agendo in accordo con D’Alfonso, che in passato ha avuto frizioni forti con Legnini, e con gli altri uomini forti del centrosinistra in Abruzzo.

L'avvocato teatino, a lungo sindaco di Roccamontepiano (Chieti), stimatissimo a Roma, è da tempo in predicato di raccogliere l'eredità di D'Alfonso, che proprio oggi ha rassegnato le dimissioni per la sopraggiunta incompatibilità con la carica di senatore, conducendo la Regione a elezioni anticipate, forse già a dicembre.

Corteggiato da più parti e uomo che esercita un ascendente ben oltre il perimetro del centrosinistra, Legnini termina il suo mandato il 30 settembre prossimo: l'allungamento dei termini per candidarsi alle elezioni regionali previsto nella nuova legge, gli consente di essere della partita portando a compimento l'attuale incarico. Una condizione essenziale per porre le basi di una discesa in campo visto che Legini non si sarebbe mai dimesso anticipatamente.

A presentare l’emendamento (da 7 a 60 giorni) in Commissione poi approvato dal Consiglio regionale con la riduzione del termine a 45 è stato Maurizio Di Nicola, consigliere di Centro democratico e presidente della Commissione Bilancio.

Lo scioglimento dell'assemblea, infatti, non coincide con le dimissioni del governatore ma avviene dopo gli adempimenti di rito, verosimilmente dopo Ferragosto. E con il termine di 45 giorni si superebbe la scadenza del mandato al Csm.

Legnini, dal canto suo, non ha sciolto le riserve, anche se si è sempre mostrato schivo davanti a chiunque negli ultimi mesi gli abbia posto la questione, mostrando anche un grande rispetto nei confronti della carica che ricopre, di fatto numero due del presidente della Repubblica.

Ma non è un mistero che non abbia mai smesso di tessere relazioni in Abruzzo, secondo i bene informati anzi intensificate negli ultimi mesi, e ad amici e sostenitori non avrebbe negato una possibilità di tornare nell'agone politico.

Il suo nome, d'altra parte, rappresenterebbe una chance per una coalizione, quella di centrosinistra, sfavorita dai sondaggi.

Sempre stando a fonti bene informate, ci sarebbe già un programma di massima, con due liste "del presidente": una di espressione diretta dell'uscente D'Alfonso, che avrebbe così anche modo di misurare la propria forza e riaffermare il proprio peso all'interno di un partito e di una coalizione che ultimamente ha iniziato a mostrare insofferenze nei suoi confronti, e un'altra dello stesso Legnini.

Con la discesa in campo del vice presidente del Csm, sarebbe della partita anche il consigliere regionale di Abruzzo civico Andrea Gerosolimo, malpancista della maggioranza che ha lasciato la Giunta nei mesi scorsi in polemica proprio con il governatore.

Gerosolimo è accreditato del gruppo civico più forte che nel 2014 ha eletto due consiglieri.

La presenza di Legnini, personalità bipartisan, spariglierebbe le carte anche nel centrodestra, dove, stando sempre ai rumors, alcuni rinuncerebbero addirittura ad una candidatura a consigliere.

Tutto quanto fin qui detto non tiene naturalmente conto di eventuali proposte che Legnini potrebbe ricevere da Roma, dove, da apprezzato uomo delle istituzioni in particolare dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, c'è addirittura chi parla per lui della guida di un'Authority. E in quel caso in Abruzzo il centrosinistra dovrà rasegnarsi ed arrangiarsi. 



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