CENTRODESTRA: L'EX PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE METTE IN GUARDIA DAL PROLIFERARE DELLE CIVICHE, ''CAUSA DI IMPASSE ANCHE PER D'ALFONSO''

REGIONALI: TAGLIENTE, ''ALLA FINE DECIDERA' ROMA; SU DATA VOTO RUOLO CORTE MARGINALE''

Pubblicazione: 11 settembre 2018 alle ore 14:20

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L'AQUILA - Il centrodestra ha il vento in poppa ma ciò non significa doversi disimpegnare, occhio al proliferare delle liste civiche e la scelta del candidato governatore "alla fine sarà avocata da un tavolo romano".

Dall'ex presidente del Consiglio regionale Giuseppe Tagliente, nuovo acquisto della Lega, un monito alla coalizione in vista delle ormai prossime elezioni regionali: "Occorre tenere alta la guardia, che in politica è un precetto più che salutare, non si sa mai cosa c'è dietro l'angolo e i tempi di percorrenza sono sempre molto veloci".

"Il centrodestra è in una fase ricostituente, la presenza di Salvini ha ridato alla coalizione quel ricostituente di cui aveva bisogno, facendole ritrovare forza, vitalità e obiettivi", dice ad AbruzzoWeb, a cui affida una considerazione ben precisa sulla data del voto, che a ormai un mese dalle dimissioni del presidente Luciano D'Alfonso, costretto a lasciare per la sopraggiunta incompatibilità con la carica di senatore del Partito democratico, ancora non viene fissata nonostante il pressing delle opposizioni.

"Il discorso è delicato e secondo me viene sottovalutato, bene ha fatto la Lega a manifestare sabato scorso all'Aquila - dice Tagliente - si sta scherzando con la legge, con le certezze che essa indiscutibilmente presenta, e si sta scherzando con un principio primario dell'interesse pubblico che non può essere messo in discussione o offeso: la legge, sia nazionale sia regionale, impone che si vada ad elezioni entro 45 giorni dallo scioglimento del Consiglio regionale".

"Necessariamente non si può scavallare oltre l'anno", aggiunge l'ex forzista, "tutte le ipotesi di rinvio per motivi legati al bilancio, al costo delle elezioni, sono assolutamente strumentali e non fanno onore a chi le ha messe in giro".

Da Tagliente, poi, anche un messaggio alla presidente della Corte d'Appello dell'Aquila, Fabrizia Francabandera: "Credo debba prenderne atto, la legge stabilisce che la data del voto venga decretata dal presidente della Giunta regionale, sentito il presidente del Consiglio regionale e d'intesa con il presidente della Corte d'Appello, che ha quindi un potere più o meno analogo ai due presidenti".

"La legge dice che è il presidente della Giunta a decretare, 'sentito' il presidente della Corte d'Appello, che ha dunque un ruolo marginale", insiste Tagliente, 66enne di professione avvocato.

"Ad un magistrato non può sfuggire questo dettato legislativo, questo importante richiamo. Qualcuno dice che il termine è ordinatorio, cioè non perentorio, ma comunque quel termine ha dei caratteri della cogenza se non della perentorietà, perché inserito in un quadro normativo che comunque obbliga a ricorrere alle urne entro i termini fissati dalla legge. Un sindaco che si deve dimettere ha il diritto di sapere quando deve farlo, non può saperlo all'ultimo momento".

Sul fronte delle alleanze, dove si assiste ad un ricompattamento tra Forza Italia e Lega dopo le tensioni estive condite da minacce reciproche di correre da soli, Tagliente mette in guardia dalle liste civiche, già tre quelle che hanno ufficializzato la propria presenza alle elezioni: Azione Politica di Gianluca Zelli, Noi l'Abruzzo di Piergiorgio Schiavo e Libera l'Abruzzo di Daniele Toto.

"Sono stato tra i primi a preconizzare le liste civiche e la loro utilità, ma ora maiora premunt, credo sia una fase passata, l'errore da evitare", fa osservare l'ex presidente, "è la frammentazione in liste e listarelle, che anche potendo determinare una vittoria potrebbero essere anche causa di impedimento al buon governo. Unità sì ma con chiarezza".

Sulla scelta del candidato governatore, poi, Tagliente non si sbottona - "il gioco della torre non mi piace", dice - e spera che "non prevalgano logiche di appartenenza, soprattutto legate a personalismi e interessi di scarso respiro. C'è da augurarsi che si ritrovi l'unità sostanziale soprattutto nei programmi, la regione è in uno stato comatoso che non può ulteriormente essere tollerato".

Ma di una cosa è convinto: "Penso che stavolta, per motivi che non sfuggono a nessuno, l'Abruzzo rientrerà in un'intesa a livello nazionale, così come sarà per il Piemonte o come è stato per il Friuli qualche mese fa".

Tagliente, che ha lasciato l'Emiciclo nel 2014, analizza poi la legislatura a guida centrosinistra che sta per andare in archivio: "Credo che il vizio maggiore sia stato proprio l'eccessivo accentramento nelle mani del presidente, probabilmente, oltre che del caratteraccio del presidente e del suo narcisismo, è stato anche un effetto indotto dalla presenza delle troppe liste civiche che hanno evidentemente determinato la vittoria di D'Alfonso. Una gioia ma anche un dolore, la causa di un impasse amministrativa che tutti hanno percepito".

Sindaco di Vasto (Chieti) dal 1993 al 2000, poi sei volte consigliere regionale, Tagliente ha lasciato il Consiglio comunale della sua città appena rieletto, due anni fa, "per dare spazio ai giovani e agevolare un ricambio a cui speso chi fa politica non pensa, ritenendosi inamovibile e immortale".

Alle regionali non si candiderà anche se "me lo hanno già chiesto e gentilmente ho ringraziato e cortesemente declicato", e parlare di vitalizi nell'era in cui chi li percepisce è costante bersaglio dell'opinione pubblica "mi lascia indifferente": "Non sono stato io a istituirlo, ne godo ma non vido di quello e possono farne ciò che vogliono", dice Tagliente, che mensilmente porta a casa poco più di tremila euro.



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