REGIONE: BRACCO, ''SU RENDICONTI 2013 GIUDIZI PESANTI DAL GOVERNO''

Pubblicazione: 16 aprile 2018 alle ore 15:54

Palazzo della Consulta

PESCARA - "Violazioni, illegittimità, arretrato assolutamente anomalo, grave sofferenza economico-finanziaria. Sono pesanti come macigni i termini utilizzati sia dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri che dalla Corte costituzionale soprattutto nella disamina della legge regionale 16 del 2017 con la quale la maggioranza a guida Partito Democratico ha approvato, oltre un anno fa e con imbarazzante ritardo, il rendiconto del 2013. Rendiconto poi dichiarato incostituzionale dalla Consulta e dunque rispedito al mittente. La condizione in cui l'Abruzzo si trova non è grave bensì critica".

E' sferzante il commento che il Consigliere di Sinistra Italiana Leandro Bracco ha reso noto e che riguarda lo stato dei conti della nostra regione.

"Il rendiconto 2013 e cioè il bilancio consuntivo – spiega Bracco – secondo il Governo nazionale presentava profili di illegittimità costituzionale nella sua interezza per violazione dell'art. 81 della Costituzione. In primis si contestava la violazione del termine di approvazione del rendiconto medesimo, termine stabilito da ben due leggi nel 30 giugno dell'anno successivo a quello dell'esercizio cui si riferisce".

"Per quanto attiene alle altre criticità - prosegue l'esponente di Liberi e Uguali - bisogna sottolineare come già la Sezione regionale di controllo della Corte dei Conti avesse nel 2016 sollevato questioni specifiche contro alcune illegittimità contenute nella legge finanziaria regionale del 2013 e cioè il bilancio di previsione. A tale riguardo la Corte costituzionale si è già pronunciata con la sentenza n. 89/2017 dichiarando l'illegittimità costituzionale di alcune norme regionali".

"Nella sentenza del 2017 – evidenzia Bracco – la Consulta aveva rilevato 'una violazione del principio di equilibrio del bilancio con riferimento a economie vincolate riprogrammate per obiettivi diversi da quelli inizialmente previsti, finanziate da avanzo non accertato in via definitiva con l'approvazione del rendiconto relativo all'esercizio precedente. Tale riprogrammazione ha determinato un incremento indebito della spesa, attraverso l'iscrizione illegittima dell'avanzo di amministrazione e in assenza di un autentico vincolo di destinazione'. Come a dire che una politica allegra aveva, in violazione di legge, riprogrammato finanziamenti vincolati destinandoli a spese differenti rispetto a quelle originariamente previste".

"Sempre la Corte costituzionale – sottolinea il consigliere – aveva sconfessato il risultato di amministrazione che non risultava affidabile in quanto 'ritenuto parziale e non attendibile' dalla Corte dei Conti, con ciò mettendo in ridicolo la presunta veridicità dei 'residui attivi e passivi, rilevando considerevoli criticità sia in merito alla loro sussistenza e al loro mantenimento in bilancio sia riguardo alle ricadute dell'operazione di riaccertamento dei residui compiuta dalla Regione, in termini di certezza delle risultanze di bilancio'".



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