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NUOVO SCONTRO CENTRODESTRA. EX ASSESSORE CON ITALIA VIVA SBANCA CDA SOCIETA' IDRICA TERAMANA. SALVINIANI PRONTI A CHIEDERE TESTA SOTTOSEGRETARIO D'ANNUNITIIS E SCHIERARSI CON CENTROSINISTRA PER VOTO IN CONSIGLIO SU INCARICO MILIONARIO GIUDICE NON TOGATO

REGIONE: IRA LEGA SU NOMINE RUZZO,
CON FI VS GATTI DESIGNATO CORTE CONTI

Pubblicazione: 20 gennaio 2020 alle ore 07:27

TERAMO - Torna al calor bianco la tensione all’interno della maggioranza di centrodestra in Regione. E ancora una volta causa dello scontro, questa volta su due distinti fronti e ruoli, è l’ex assessore regionale di Forza Italia, il teramano Paolo Gatti.

Da una parte designato a giudice non togato della sezione regionale di controllo della Corte dei Conti, incarico da un milione di euro lordi in cinque anni, contro il volere di parte di Forza Italia e Lega, e con le opposizioni sulle barricate e su questo ci sarà una nuova puntata domani nella conferenza dei capigruppo; dall’altra regista nella sua provincia di Teramo, di un asse con Italia Viva, e con l’ex deputato dem, ora renziano, Tommaso Ginoble, che ha consentito l’altro ieri la nomina alla presidenza della Ruzzo, società pubblica che gestisce il ciclo idrico integrato in 35 comuni del teramano, e del nuovo cda. 

Composto da Alessia Cognitti e dal suo vice Alfredo Grotta, la prima renziana, il secondo fedelissimo di Gatti, - che si erano dimessi pochi giorni fa, per disinnescare un ricorso alla loro prima nomina da parte del sindaco di centrosinistra di Teramo, Gianguido D'Alberto, -  e dalla new entry Alberto Fagotti, consulente ambientale di Nereto, sostenuto da Umberto De Annuntiis, sottosegretario alla presidenza della giunta regionale, di Forza Italia, vicino politicamente a Gatti, anche se al centro di contatti che lo vorrebbero a Fdi.

E meno male che l’avvocato ex forzista, soprannominato mister 10mila preferenze, aveva annunciato il suo addio alla politica attiva.
Manovra resa possibile dal controllo sulla maggioranza dei sindaci soci della Ruzzo, e che ha estromesso la Lega, che non ha primi cittadini nell’assemblea della Spa pubblica, ma è pur sempre nettamente il primo partito del centrodestra abruzzese con 10 consiglieri sui 18 e 4 assessori su 6. Una strategia quella di Gatti e Ginoble che ha permesso di fare fuori anche il sindaco D’Alberto, che con altri nove sindaci di centrosinistra e dem, ha in polemica disertato la votazione. 

Ci sono tutti gli ingredienti insomma per un avvio di settimana esplosivo. 

Con la Lega, a cominciare dagli esponenti teramani con in testa il capogruppo, Pietro Quaresimale, eletto con circa 9mila preferenze, che sarebbero pronti a chiedere intanto, già nelle prossime ore la testa di D’Annuntiis, aprendo una nuova crisi in seno al centrodestra guidato dal presidente, Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia, quest’ultimo sponsor principale di Gatti: e poi a farla pagare cara a Gatti, affondando la sua designazione alla Corte dei Conti, se sarà sottoposta al voto del consiglio regionale, come richiesto dalle opposizioni di centrosinistra e Movimento 5 stelle, che contestano da settimane la designazione fatta da parte del presidente del consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, Forza Italia, su precisa indicazione del presidente Marsilio. 

I salviniani non possono infatti digerire l’atto di forza della parte della corrente politica vicina all’ex assessore Gatti, mister 10mila preferenze alle tornate elettorali dove è stato eletto in Regione, guardando per di più con il fumo negli occhi la “convergenza” con Italia Viva, che ha tutta l’impressione di non essere episodica. 

Ma il bello arriverà domani quando sarà convocato dal presidente Sospiri una nuova conferenza dei capigruppo.

Il centrosinistra, con in testa il consigliere di Abruzzo in Comune, Sandro Mariani, teramano, e il Movimento 5 stelle, chiederanno lumi sulla richiesta già formulata la scorsa settimana, di portare in consiglio il voto sulla designazione di Gatti, ribadendo regolamento alla mano, che doveva decidere con il voto il Consiglio, perché Sospiri non è stato delegato alla designazione.

Contattato da AbruzzoWeb, Mariani si limita a definire “una vergogna quanto avvenuto alla Ruzzo, dove il Cda, tra l’altro è stato votato contestualmente all'approvazione del Piano industriale”, e aggiunge, “siamo pronti ad una durissima battaglia per portare in consiglio, come prevede lo statuto, la designazione del rappresentante alla Corte dei Conti”.

E questa volta ad allinearsi sulla stessa posizione potrebbe essere la Lega, mutando atteggiamento rispetto alla seduta di martedì scorso, nella quale Quaresimale, alla richiesta del voto in aula da parte delle opposizioni, aveva detto che sarebbe stato inutile, perché c'è stato già il parere della Direzione Affari della presidenza, chiamato in causa dallo stesso Sospiri, che ha asserito che la designazione, fatta dal presidente del Consiglio regionale, su delega della conferenza dei capigruppo, è legittima, visto che l'istituto della delega non si limita alle nomine, ma appunto anche alle designazioni.

Come rivelato dallo stesso Sospiri, ad aver fatto una richiesta di voto in aula era stato anche il capogruppo di Forza Italia, Daniele D'Amario, sodale del coordinatore regionale, il senatore Nazario Pagano, il quale aveva dichiarato chiaro e tondo che la linea del partito era quella di non mandare nessuno alla Corte dei Conti, facendo risparmiare all'erario un milioncino di euro. E men che meno Gatti, che non ha un buon rapporto con Pagano.

Sospiri, martedì scorso, aveva dunque annunciato che avrebbe convocato sull’affaire Gatti un vertice di maggioranza. Nella conferenza di inizio anno, sull'attività del Consiglio nei primi dieci mesi di legislatura, il forzista ha ammesso che l'affaire Gatti, "poteva essere da me gestito meglio, con maggiore condivisione e comunicazione, per questo faccio ammenda".

E potrebbe dunque dare il via libera all'iscrizione all’ordine del giorno del prossimo consiglio al voto in aula. E così, l’atto di forza di Gatti nella partita della Ruzzo potrebbe costargli ora la nomina ad un incarico retribuito con circa un milione di euro lordo per cinque anni, tutto a spese della Regione. Anche se l’ultima parola la deve dare a Roma la stessa Corte dei Conti e, soprattutto, la Presidenza della Repubblica. (f.t.)



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