RICERCATORI INTECS, ''IL 5G E' SOLO SLOGAN, NON C'E' LAVORO E NOI SIAMO TROPPO VECCHI'' Abruzzo Web Quotidiano on line per l'Abruzzo. Notizie, politica, sport, attualitá.

RICERCATORI INTECS, ''IL 5G E' SOLO SLOGAN,
NON C'E' LAVORO E NOI SIAMO TROPPO VECCHI''

Pubblicazione: 16 febbraio 2018 alle ore 07:00

I ricercatori del polo elettronico Intecs
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L'AQUILA - Sono tutti ricercatori qualificati e specializzati e sono senza lavoro da mesi, in attesa di notizie per il loro tfr e la disoccupazione.

Questa è la situazione dei lavoratori della Intecs dell'Aquila, ultimo presidio dell'ex Polo elettronico, che sono rimasti a casa di primi giorni del 2018 dopo quasi trent'anni di servizio.

Oggi i licenziati sono 63, già nel 2012, con i primi tagli, furono lasciati a casa in 160.

L'azienda nel 2011 rilevò il laboratorio di ricerca e sviluppo dalla Compel, che pochi anni prima l'aveva acquistato dalla Siemens.

I ricercatori non si sono arresi e la loro protesta, pacifica, si è concretizzata in un camper posizionato davanti gli uffici della Regione Abruzzo in via Leonardo da Vinci, dove fanno dei turni, per mantenere viva l'attenzione sulla loro difficile situzione.

Su sollecitazione del ministero del Lavoro e dello Sviluppo economico, il mese scorso i ricercatori hanno incontrato i vertici nazionali dell'azienda e hanno saputo che non c'è alcun margine per ritirare i licenziamenti, anche se ad alcuni di loro le raccomandate ancora non sono arrivate. 

Il ministero ha anche partecipato al tavolo regionale aperto, dove è arrivata la notizia anche un mancato versamento dell'Iva, da parte della Intecs, nei confronti dello Stato.

"Ho alle spalle trent'anni di servizio - ha spiegato ad AbruzzoWeb Umberto Innocente, ingegnere elettronico che era stato assunto con la qualifica di progettista di sistemi - e sono senza lavoro dal 2015, dopo una trasferta in Cina e 6 mesi in cassa integrazione".

E in quasi tre anni nessuna notizia, in attesa di avere la disoccupazione e il trattamento di fine rapporto, "non ho avuto nulla se non 300 euro spalmati in questi anni. Sono single e ho finito di pagare il mutuo, avevo messo qualcosa da parte e tirando su tutte le spese, vado avanti così. Ho provato a ricollocarmi, ma sono troppo giovane per andare in pensione e troppo vecchio per sperare in un lavoro che mi consenta la serenità".

Umberto non è aquilano ma si sente ormai radicato, dopo trent'anni passati nel capoluogo d'Abruzzo.

"Speravo in una soluzione diversa e non nel silenzio da parte dei vertici nazionali. Io qui ho messo radici, ho comprato casa, ho vissuto il terremoto. E qui vorrei restare!".

Una moglie che lavora e quindi uno stipendio in più e i figli indipendenti anche se precari è invece il !qiadro" dell'ingegnere elettronico Aniello Annunziata, arrivato all'Aquila da Salerno per essere assunto alla Intecs come progettista di hardware, che senza preavviso e senza lettera di licenziamento ha trovato le porte dello stabilimento sbarrate il 2 gennaio scorso.

"Speravamo - le sue parole a questo giornale - di avere almeno un riscontro positivo dalla Naspi che ci avrebbe dato un attimo di respiro. L'unica cosa che ho ottenuto è stato un piccolissimo anticipo sul trattamento di fine rapporto, circa il 10 per cento del totale, praticamente nulla rispetto a ciò che mi spetterebbe dopo quasi 30 anni di servizio. Ovviamente sono andato a chiedere ed è arrivata l'ennesima doccia gelata: non avremo la disoccupazione per adesso perché l'azienda non ha emesso due documenti, cioè l'unilav e l'uniemens".

Una situazione pesante alla quale però si cerca di reagire.

"Il camper è un gesto dimostrativo. Per il resto, con i colleghi rimasti stiamo valutando tutte le situazioni utili e gli strumenti per tutelarci nelle sedi opportune", ha aggiunto.

Ugo Massacesi invece è un esperto in telecomunicazioni che svolgeva alla Intecs i test di sistema, il suo stipendio era l'unica fonte di reddito per la famiglia, composta dalla moglie e due bambini piccoli. 

"Mi sono rimboccato le maniche e ho cercato altro, ma non c'è nulla, nemmeno volendo cambiare settore. Negli anni, parallelamente al mutuo, con mia molgie eravamo riusciti a mettere qualcosa d aparte per le emergenze o per gli studi futuri dei nostri bambini, Adesso l'emergenza è arrivata, abbiamo questa piccola riserva, ma non sappiamo cosa ci aspetta per il futuro".

La casa di Ugo è di proprietà, dopo tanti anni di mutuo, ma la quotidianità bussa all porta ogni giorno.

"Ci sono le tasse da pagare, le bollette che arrivano sempre puntuali e sono anche onerose, le spese scolastiche, io continuo a cercare e a sperare in una risoluzione positiva".

Trent'anni di servizio prima con Italtel e poi in Intecs per Ettore Montese, ingegnere elettronico assunto con la qualifica di hardware architect e anche per lui, il suo stipendio era l'unico sostegno per la famiglia.

"Una figlia all'università e una che frequenta le scuole superiori, anche noi avevamo qualcosa da parte e cerchiamo di andare avanti, barcamenandoci tra le spese di tutti i giorni. La cosa che più mi rammarica, nel mio caso, è che proprio ultimamente stavo lavorando a dei progetti importanti e ho scoperto che sono spariti, se li sono portati via in concomitanza con i licenziamenti".

Loro sono rimasti, poi ci sono, tra i licenziati, anche alcune coppie, entrambi assunti dalla Intecs e rimasti a casa da un giorno all'altro.

"Siamo in contatto con loro - hanno spiegato - in attesa tutti insieme di sapere qualcosa, qualcuno è riuscito a ricollocarsi in altre città, accettando per andare avanti ovviamente qualunque cosa, anche di meno qualificante, ma che ha consentito la sopravvivenza".

Il loro camper è davanti la Regione Abruzzo, ma i ricercatori non vogliono assolutamente diventare slogan politico in vista delle prossime elezioni del 4 marzo.

"Noi non snobbiamo la politica, ma non siamo merce di scambio da propaganda elettorale. L'unico dialogo a cui siamo disposti è quello con le istituzioni che realmente possono darci una mano, per il resto non c'è spazio per nulla".

"Abbiamo assistito ai proclami della sperimentazione del 5g nel capoluogo d'Abruzzo, sarebbe stata la ricollocazione più giusta per noi, che della ricerca abbiamo fatto una ragione di vita".

"Hanno parlato di assunzioni in città, e ci siamo informati, da quello che sappiamo, almeno per ora è un mero slogan, il prodotto è già sviluppato e non hanno bisogno di esperti del settore almeno locali", hanno concluso. 



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