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PRESA DI POSIZIONE AVVOCATI PENALISTI DEL CAPOLUOGO SU IPOTESI ARRIVO A CORTE D'APPELLO DELL'EX PRESIDENTE ANM INDAGATO PER CORRUZIONE

RICHIESTA TRASFERIMENTO A L'AQUILA DI PALAMARA: CAMERA PENALE ''URGE SEPARAZIONE CARRIERE''

Pubblicazione: 06 luglio 2019 alle ore 10:50

L'AQUILA - “La notizia a della richiesta formulata dal dottot Palamara di essere trasferito presso la Corte di Appello di L’Aquila offre lo spunto per una più ampia quanto doverosa riflessione: la sua richiesta di trasferimento a L’Aquila per sottrarsi ad un giudizio disciplinare e mutarsi miracolosamente da Pubblico Ministero in Giudice è paradigmatica per quanti sostengono la ineluttabilità della separazione delle carriere dei magistrati”.

La presa di posizione arriva dal direttivo della Camera Penale di L’Aquila "Emidio Lopardi Jr.", in riferimento alla clamorosa vicenda che ha come protagonista il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara, poi dimessosi accusato di corruzione nell’ambito dell’inchiesta di Perugia sul “mercato” delle nomine per le toghe, potrebbe esser assegnato alla corte d’Appello dell’Aquila. Egli, infatti, lo ha espressamente chiesto ma la decisione, ovviamente, spetta al Consiglio superiore della magistratura ovvero l’organo di autogoverno dei magistrati. Una sede a lui comoda in quanto ritenuta tranquilla e non lontana da Roma.

Palamara, in questo momento, si trova al centro di un’inchiesta molto complessa con accuse gravi, se provate, per via di una serie di intrecci tra politica a magistratura.

La Procura di Perugia, competente per le indagini sui magistrati della Capitale, indaga su Palamara per corruzione: l’ipotesi è che il magistrato romano abbia favorito o tentato di favorire alcune nomine in cambio di viaggi, soldi e regali. Tra i suoi committenti, sempre secondo l’ipotesi della Procura perugina emergono nomi di persone importanti sotto l’aspetto istituzionale e soggetti coinvolti da altra inchiesta della Procura di Roma per sentenze “aggiustate” della magistratura amministrativa. Le carte da cui prende avvio l’indagine di Perugia sono state trasmesse dalla Procura di Roma.

Oltre a Luca Palamara la Procura di Perugia indaga anche su un componente togato del Csm per rivelazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento e, in concorso con questi, su un pm di Roma: sarebbero stati loro a informare Palamara dell’indagine a suo carico da parte della Procura perugina.

E Palamara si sarebbe mosso, come emergerebbe dalle intercettazioni, per tentare di condizionare le scelte dei nuovi vertici di alcune procure, compresa quelle di Roma e la stessa Perugia. Accuse che lui respinge.

“E' necessario lasciare in disparte la vicenda giudiziaria - spiega dunque la Camera penale dell'Aquila - che seguirà il suo corso e ribadire la totale repulsione dei Penalisti per l'odiosa pratica della somministrazione al pubblico della dose quotidiana di intercettazioni, deprecabile procedura che nella circostanza viene a manifestarsi come una Nemesi nei confronti di quanti hanno prima preteso la diffusione dell’utilizzazione nelle indagini dei captatori informatici ed oggi ne scoprono la pericolosità sulla propria pelle. Ciò che veramente importa di quanto sta emergendo da CSM e dintorni è la questione politica che se ai più può apparire come la scoperta del vaso di Pandora per noi penalisti rappresenta più banalmente la rivelazione del segreto di Pulcinella”.

“Sono anni, infatti, che le Camere Penali denunciano le distorsioni figlie del sistema correntizio - prosegue la nota - e la crisi dell’autonomia e dell’indipendenza della giurisdizione come diretta conseguenza dell’aver la magistratura di fatto appaltato la propria rappresentanza ai Pubblici Ministeri. Emerge allora con chiarezza la necessità non tanto di stigmatizzare qualche singolo comportamento deviante quanto quella di addivenire ad una riforma strutturale dell’Ordinamento Giudiziario all’interno del quale ci siano finalmente “Un Pubblico Ministero indipendente dalla politica ed un Giudice indipendente dal Pubblico Ministero”.

“Da questa prospettiva si può comprendere come il “caso Palamara” e la sua richiesta di trasferimento a L’Aquila per sottrarsi ad un giudizio disciplinare e mutarsi miracolosamente da Pubblico Ministero in Giudice sia paradigmatica per quanti sostengono la ineluttabilità della separazione delle carriere dei magistrati.

“La proposta di legge costituzionale per cui l’Unione delle Camere Penali Italiane ha raccolto oltre 72.000 firme (1.000 delle quali a L’Aquila) e che adesso è all’esame delle Commissioni Parlamentari prevede la creazione di due CSM separati (uno per i magistrati requirenti ed uno per i giudicanti, nominati per concorsi separati) in modo tale da evitare inquinamenti nella valutazione della professionalità dei magistrati e nell’assegnazione degli incarichi apicali (è normale che sia un Pubblico Ministero a decidere se un Giudice sia o meno meritevole di diventare Presidente di Tribunale o di Corte di Appello?) e che l’esercizio dell’obbligatorietà dell’azione penale non venga lasciata al bulimico arbitrio di ogni singola procura ma venga disciplinato da una legge che assegni i criteri di priorità nella trattazione dei fascicoli (è normale che sia un Pubblico Ministero a decidere se un omicidio stradale meriti indagini prioritarie rispetto ad una una rapina?). Sembrano argomenti distanti anni luce dalla quotidianità dell’uomo della strada; si tratta, invece, di questioni che vanno ad incidere la carne viva di quanti -anche loro malgrado- abbiano l’avventura di imbattersi nel sistema della giustizia penale”, conclude la nota.



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