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RICOSTRUZIONE 2009: MUNICIPIO POGGIO PICENZE INAGIBILE DOPO LAVORI, E' SCONTRO

Pubblicazione: 07 maggio 2019 alle ore 06:00

L'AQUILA - Che la ricostruzione degli edifici pubblici del cratere sismico abruzzese a dieci anni dal sisma del 2009 rappresenti il tallone d'Achille, a causa di ritardi nell'apertura dei cantieri, intoppi in corso d'opera, tempo biblici degli iter burocratici non è certo una novità.

Quello che però è accaduto a Poggio Picenze, comune a pochi chilometri dall'Aquila ha senz'altro del clamoroso: la sede comunale, dopo anni di trafile in attesa del bando, dopo un progetto di ristrutturazione cambiato in corso d'opera, e aumentato di costo, da 100mila a 150 mila euro, inizialmente classificato "B" con danni lievi, dopo i lavori è risultato essere ''E'', con danni gravi.

L'edificio è stato così inevitabilmente sgomberato a febbraio di quest'anno, e sarà con ogni probabilità oggetto di demolizione. In attesa di un probabile intervento della Corte dei Conti, visto che peggiorare il grado di agibilità di un edificio, dopo un costoso intervento, induce a ipotizzare anche il danno erariale.

La clamorosa vicenda ha inevitabilmente innescato uno scontro politico, e un rimpallo di responsabilità tra il sindaco in carica, dal luglio 2015, Antonello Gialloreto, e la vecchia maģgioranza di Nicola Menna, con in testa Berardino Berardi, ora consigliere di opposizione, e che ad Abruzzoweb annuncia di aver fatto richiesta di accesso agli atti, per ricostruire passo passo una vicenda, che ha "molti lati oscuri".

La sede comunale, utilizzata in tutti questi anni e fino allo sgombero, è stata spostata nella struttura in legno che ospita il centro aggregativo, con ulteriore danno per i cittadini, dal momento che al suo interno si svolgevano tutte le attività ludiche e sportive per i bambini e i ragazzi del paese.

Ora, tra l'altro, c'è anche il rischio serio che ulteriori lavori di ristrutturazione della sede comunale non possano essere effettuati con i fondi post sisma, e comunque non se uscirà fuori in tempi brevi.

Gialloreto sostiene che è stata di gran lunga sottostimata la valutazione del danno nella perizia del 2009, alla base del progetto iniziale, e che solo durante i lavori sono emersi "pilastri tozzi con basso numero di staffe, travi spesse rispetto alle dimensioni dei pilastri, lesioni", di quanto evidenziato con la perizia del 2009. Addossando insomma la responsabilità del pasticcio al suo predecessore.

Di ben altro avviso Berardi, che accusa l'amministrazione di non aver  disposto indagini strutturali prima dell'avvio dei lavori, e punta il dito contro la decisione di cambiare il progetto, ovvero, come si legge sempre nell'ordinanza di sgombero, di sostituire la "copertura pesante e spingente", con una più leggera copertura in legno", intervenendo però in modo "impattante", su una struttura a corpo unico in cemento armato.

"La valutazione del danno - spiega il consigliere - era stata fatta dalla Protezione civile nel 2009, e in base a quella è stato redatto il progetto da 100 mila euro, che prevedeva una ricucitura delle tamponature, un cappotto termico, la sostituzione degli infissi, la sostituzione delle tegole".

I lavori sono partiti del 2018 ma, questo il punto, incalza Berardi,  "c'è stata una variazione in corso d'opera, e hanno destinato i 100 mila euro per la sostituzione del tetto, non prevista inizialmente. Un intervento strutturale importante, su un edificio in cemento armato. Per questa ragione sono stati chiesti altri 50 mila euro dall'Ufficio speciale della ricostruzione, fondi destinati ai sottoservizi del nostro comune. Ma incredibilmente non è stato riaggiornato il progetto, non sono state fatte nuove indagini". I lavori si sono conclusi a dicembre 2018, e poi l'amara sorpresa: dalla nuova la struttura è risultata essere inagibile".

"Mi chiedo come sia stato possibile tutto ciò: hanno cambiato il progetto, hanno speso più soldi, e ci ritroviamo l'edificio comunale inagibile, peggiorato invece che messo definitivamente in sicurezza. Ritengo che andavano fatte opportune indagini conoscitive, prima di avviare i lavori, e non dopo. Va ricordato anche che nel frattempo ci sono stati i terremoti del agosto e ottobre  2016 e del gennaio 2017".

E tiene a sottolineare: "non voglio dire che la decisione di sostituire il tetto sia stata la causa, ma è un dato di fatto che dopo questa sostanziale variante in corso d'opera, ci ritroviamo il municipio in condizioni peggiori di quella che avevamo trovato, e tutto ciò merita un serio approfondimento".



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