RICOSTRUZIONE: A FOSSA CANTIERE BLOCCATO, LE RAGIONI DELLA SOPRINTENDENZA

Pubblicazione: 16 giugno 2017 alle ore 09:45

FOSSA - Ennesimo nulla di fatto, dalla riunione di ieri tra la Soprintendenza, l'Ufficio speciale per la ricostruzione dei comuni del cratere (Usrc), la Provincia dell'Aquila e il Comune di Fossa, chiamati a trovare una soluzione alla ricostruzione, ferma ormai da quasi due anni, di un aggregato edilizio a Fossa Osteria, bloccata per il ritrovamento di alcuni reperti archeologici.

I lavori, iniziati il 22 settembre 2015 con la demolizione dei fabbricati, si sono fermati pochi giorni dopo a causa del rinvenimento di un'antica strada romana, che insiste a qualche metro di profondità proprio sotto le case abbattute ma che si estende anche al di sotto dell'attuale strada provinciale.

Anche i lavori di ampliamento di quest'ultima, da tempo programmati dalla Provincia, sono di conseguenza stati bloccati, con notevoli disagi per la viabilità locale. Secondo quanto appreso, la Provincia avrebbe deciso di modificare l'attuale tracciato, realizzando una mini variante che aggirerebbe i ritrovamenti. 

La Soprintendenza è determinata a recuperare e valorizzare i reperti, nonostante il sottosuolo di Fossa sia ricco di resti romani pressoché ovunque, e il sito archeologico della Necropoli di Fossa, scoperta nel 1992, versi in un indecoroso stato di semiabbandono, con il Comune che riesce a tenerlo aperto al pubblico solo sporadicamente e con fondi propri.

"Siamo da mesi impegnati in una attenta valutazione condivisa della situazione - affermano in una nota la soprintendente Alessandra Vittorini e il responsabile dell'Usrc Paolo Esposito - con l'obiettivo prioritario di individuare gli strumenti e le procedure più idonee a garantire la salvaguardia e la valorizzazione di un contesto archeologico di straordinaria importanza per il territorio e il corretto svolgimento del processo di ricostruzione pubblica e privata. All'impegno congiunto profuso nella prima fase di conoscenza e indagine archeologica si è aggiunto da diversi mesi il lavoro sui tavoli tecnici interistituzionali, in cooperazione con tutti gli enti e i soggetti coinvolti. Confidiamo nella collaborazione di tutti per una celere definizione dei programmi futuri".

Nella nota, la Soprintendenza ha spiegato che i ritrovamenti sono costituiti da "grandi basoli calcarei accostati gli uni agli altri con tecnica accurata e raffinata, nei quali si vedono ancora chiaramente le profonde incisioni dovute all'intenso traffico dei carri (a dimostrazione della sua rilevanza nel territorio e nella rete degli scambi): è la strada monumentale, riconducibile all'antica via Claudia Nova, di cui non si avevano finora tracce certe nella conca aquilana".

Si tratterebbe di "un tratto integro della lunghezza di circa 30 metri e della larghezza stimata di 4-5 metri (la via Appia antica è larga poco più di 4 metri) affiancato da un marciapiede porticato largo oltre 2 metri e dalle adiacenti costruzioni monumentali andate distrutte".

"È così che doveva mostrarsi nel Isecolo a.C. il cardo maximus della perduta città di Aveia, punto di cerniera e contatto tra la 'città alta' (di cui sopravvivono resti nel cosiddetto 'torrione' del borgo medioevale) e la 'città bassa' (delimitata dalle mura oggi ancora visibili nelle campagne di Osteria), tratto urbano di quell'asse stradale di rilevanza territoriale voluto dall'Imperatore Claudio per dotare di adeguate infrastrutture l'area delle conche amiternina e forconese, già interessate da imponenti e monumentali presenze insediative, da Foruli ad Amiternum, da Forcona a Peltuinum e oltre".

"Della perduta città di Aveia scompare ogni traccia dal VII-VIII secolo d.C. - ricorda la Soprintendenza nella nota - probabilmente per i danni dovuti a catastrofi naturali (allagamenti, frane della montagna o terremoti). Nulla resta di visibile fuori terra oltre alle porzioni di mura urbiche nelle campagne e ai pochi resti sulle pendici del colle e inglobati nel borgo. La scoperta della monumentale strada, effettuata nei primi mesi dello scorso anno in via Sant'Eusanio, a seguito delle indagini archeologiche svolte dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Aquila grazie ai fondi messi a disposizione dall’Ufficio speciale per la ricostruzione dei Comuni del cratere (Usrc), offre nuove e inedite certezze alle ipotesi di ricostruzione storica dell'importante centro romano".

"È stata dunque attivata, fin dal primo momento, una forte azione di sensibilizzazione ai fini dell’auspicabile valorizzazione dei resti monumentali che muterebbero, d’improvviso, immagine e vocazione del centro di Fossa e della sua area, dalle risorse ambientali e culturali davvero straordinarie, forse uniche. Risorse così straordinarie che obbligano, senza incertezza alcuna, gli enti, le amministrazioni, le associazioni culturali e i cittadini tutti, ad un forte impegno affinché tesori d’arte e della cultura possano assurgere a ben altri livelli di fruizione - afferma la Soprintendenza nella nota - Il Parco archeologico della Necropoli Vestina, benché aperto al pubblico saltuariamente, a solo qualche anno dalla scoperta era già conosciuto con ammirazione e stupore in ogni parte del mondo, e continue sono le richieste di informazioni e di visita".

Aveia è ubicata, nella vallata del medio Aterno, alle pendici nord-orientali di Monte Circolo e del borgo fortificato di Fossa, a soli dieci km dall’Aquila. La città romana era strutturata su terrazze urbane degradanti sul versante montano e caratterizzata da una città alta, probabilmentemonumentale, e da una città bassa che lambiva il corso del fiume Aterno, quella legata alle attività commerciali e di servizio del tratturo. Il percorso della Mura è ancora perfettamente leggibile, con il tratto monumentale meridionale che risale il versante fino al cosiddetto “Torrione” del borgo medievale. Una città romana che sembrava quasi completamente perduta, che viveva nella memoria di pochi, torna così prepotentemente a rivivere splendori e magnificenze di un antico e nobile passato. Dal 1773, quando l’Abate archeologo e filosofo Vito Maria Giovenazzi ebbe l’intuizione e il merito di riconoscere e identificare i monumenti di Fossa come quelli di Aveia, mai erano tornate alla luce resti monumentali così importanti. (m.sig.)



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