SARA' SPAZIO CULTURALE, MA ANCORA DA SCIOGLIERE IL NODO GESTIONE

RICOSTRUZIONE: DA DEPOSITO A TEATRO, IL SAN FILIPPO
DELL'AQUILA TORNA E ORA CERCA UNA NUOVA IDENTITA'

Pubblicazione: 18 novembre 2017 alle ore 16:03

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L’AQUILA - Agli inizi del secolo scorso era un magazzino del dazio doganale in cui si conservavano barili colmi di pesce affumicato, aringhe e baccala; poi fu trasformata in uno spazio culturale e artistico, prima di diventare un vero e proprio teatro: oggi la chiesa sconsacrata di San Filippo Neri, nel cuore del centro storico dell’Aquila, si è mostrata di nuovo alla città quasi al termine dei lavori di ricostruzione post-terremoto 2009. Un trionfo di decorazioni e stucchi che raccontano il periodo Barocco della scuola romana.

“Tornerà a essere un teatro, tra arte e innovazione tecnologica", ha annunciato Antonio Massena, nella sua doppia veste di rappresentante dell'ormai scomparso Teatro l’Uovo, associazione che utilizzava gli spazi del San Filippo prima che fosse assorbita dallo Stabile, e come consulente del Comune dell’Aquila.

"Un connubio di modernità e antichità, a cominciare dal sistema retrattile installato per il posizionamento del palcoscenico - ha illustrato - La soluzione è unica nel suo genere e ha sostituito il palco fisso preesistente. Permetterà di godere della bellezza degli interni proprio grazie alla sua mobilità”.

Il palco retrattile è composto da un sistema articolato di graticci che possono alzarsi e richiudersi all’occorrenza, a seconda che il teatro sia utilizzato per rappresentazioni o per convegni, quindi eventi di altro genere.

Un lavoro di recupero imponente, quello della chiesa, sia a livello strutturale che di restauro, costato circa 3 milioni di euro nel complesso, appalto vinto dall’impresa aquilana Dipe Costruzioni srl, esecutrice delle opere.

Cantiere iniziato nel 2013 e terminato con qualche mese di ritardo rispetto ai tempi stimati per i restauri, per la scoperta di fregi e decorazioni sconosciuti, sulle volte, che erano coperti da strati di intonaco bianco e che hanno richiesto ulteriori interventi di recupero.

Alla direzione dei lavori è subentrato, proprio nella fase finale, l’architetto Antonio Di Stefano della Soprintendenza per l’archeologia, belle arti e paesaggio per i Comuni del cratere, committente dei lavori, in sostituzione dell’architetto Berardino Di Vincenzo, finito ai domiciliari (oggi revocati) nella maxi inchiesta della procura della Repubblica sulla ricostruzione dei beni culturali.

“Abbiamo all’Aquila anche altri esempi di Barocco, ma così ricco non fatico a dire che è unico non solo per la città ma anche per l’Abruzzo - ha commentato Di Stefano - La chiesa ha avuto danni ingenti con il sisma del 2009, danni molto simili a quelli subiti con il terremoto del 1703. Costruita a partire dal 1637, già intorno al 1670 era completata anche se non erano ancora state ultimate le decorazioni”.

“Le scosse hanno provocato il distacco della vela campanaria - ha elencato l’architetto della Soprintendenza - il ribaltamento della parte superiore della facciata e sulle pareti laterali il danneggiamento di tutto l’apparato decorativo, ricostruito dopo il consolidamento e la messa in sicurezza di ciò che era rimasto in piedi”.

Migliaia di frammenti che sono stati catalogati e recuperati per procedere al meticoloso restauro. “Le tele posizionate sugli altari delle cappelle laterali sono state prelevate e messe in sicurezza”, ha aggiunto Di Stefano.

Restauro completato, insomma, ma ancora nessun programma in ‘cantiere’ per future iniziative culturali. “Che cosa farne e che cosa fare in questo spazio recuperato è ancora tutto da vedere - ha sottolineato ancora Massena, tra i favoriti per il ruolo di direttore del Tsa oggi vacante - C’è da capire come gestire adesso lo spazio, che si inserisce in uno scenario post-terremoto che prolifera di luoghi e strutture".

"C’è l’Auditorium del Parco, c’è il ridotto del Comunale, ci sarà tra qualche anno, si spera, anche di nuovo il Teatro comunale, ci sarà ancora l’auditorium della Guardia di Finanza - ha snocciolato - Bisognerebbe trovare delle specificità per ciascuna struttura, in una sorta di network cuturale per farle collaborare tra loro, cercando di evitare che ci siano troppe strutture rispetto alla programmazione offerta da una piccola città”.

Un’opportunità, comunque, per far tornare L’Aquila agli alti livelli della cultura che aveva raggiunto nel secondo dopoguerra, diventando una fucina di idee, di sperimentazione e progetti artistici di rilevanza nazionale.

“Un tesoro riconsegnato alla città grazie al lavoro congiunto e sinergico degli uffici della Soprintendenza e del Mibact, in una collaborazione continua e proficua che può essere un esempio di come, se c’è la voglia di collaborare, si può ben sperare per la ricostruzione dell’Aquila, per l’Abruzzo e per l’immagine che diamo del nostro Paese”, è stato il laconico commento di Stefano D’Amico, nuovo segretario generale dei Beni culturali, che ha preso il posto poche settimane fa di Stefano Gizzi, dimissionario.



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