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RICOSTRUZIONE: DENUNCIA, ''ABITAZIONE EQUIVALENTE ILLEGALE PER COOPERATIVE''

Pubblicazione: 10 aprile 2018 alle ore 11:30

L’AQUILA – Non un semplice ostacolo burocratico, ma un vero e proprio divieto di legge che avrebbe reso "illegale la concessione del contributo per l'acquisto dell'abitazione equivalente" che, secondo la legge "può essere concessa ai titolari di proprietà effettiva" cosa non valida per le cooperative.

A denunciarlo sono alcuni condomini, che intendono restare anonimi, del mega aggregato Consorzio 201 del quartire Pettino all'Aquila.

Nei mesi scorsi un emendamento al decreto fiscale presentato dalla parlamentare del Partito democratico Stefania Pezzopane e approvato ha consentito di superare "un ostacolo di natura tecnico-burocratica, che impediva al Comune di entrare in gioco su quelle porzioni di abitato che avevano fatto la scelta dell’abitazione equivalente", aveva spiegato l'allora senatrice.

In merito alla vicenda, riceviamo e pubblichiamo una nota firmata da alcuni condomini del Consorzio, costituito da 17 cooperative edilizie per appunto 201 appartamenti, oggetto di un contributo di finanziamento di circa 64 milioni di euro complessivamente, e che si trovano oggi nelle fasi finali di ristrutturazione.

La lettera, qui riportata in forma integrale, si riferisce proprio all’ostacolo tecnico burocratico da superare che, secondo quanto riportato nella nota, non sarebbe di natura semplice ma costituirebbe, appunto, un vero e proprio divieto di legge.

LA LETTERA DEI CONDOMINI

IL TRIONFO DELL'ILLEGALITÀ LEGALE

Gentile direttore,

in riferimento all'articolo apparso su Abruzzo Web il 23/01/2018 a firma Eleonora Marchini ed intitolato “Sisma 2009: un emendamento sblocca i lavori del Consorzio 201 a L'Aquila” in cui si parla appunto (forse per un disguido) di “sblocco dei lavori”, ci sembra opportuno fare alcune precisazioni che riteniamo possano essere utili a capire cosa sia realmente accaduto e cosa invece accadrà in forza dell’emendamento inserito in questo decreto fiscale (legge di conversione del decreto-legge 148 del 16 ottobre 2017) dalla senatrice Stefania Pezzopane. 

Innanzitutto precisiamo che i lavori a cui l’articolo fa riferimento, di fatto già terminati tanto che gli alloggi saranno riconsegnati a brevissimo ai soci assegnatari, si riferiscono alla demolizione e ricostruzione (ove prevista) del patrimonio immobiliare del Consorzio per la Costruzione di Case di Abitazione per i Soci delle Cooperative Edilizie di L’Aquila scarl, costituito da 17 Cooperative Edilizie e proprietario complessivamente di duecentouno alloggi, tutti ancora in proprietà indivisa al momento del sisma e conferiti in mero godimento ai soci assegnatari.

Ed è quest’ultimo il punto che interessa.

Come tutti i cittadini aquilani sanno infatti, il contributo di sostituzione edilizia richiedeva espressamente (oltre ad altri essenziali requisiti) che i beneficiari si trovassero nella piena proprietà dell’immobile al momento del terremoto, requisito però ancora mancante ai soci delle Cooperative Edilizie costituenti il Consorzio. In base alla legge quindi essi non avevano alcun diritto di ricevere il contributo pubblico per la sostituzione edilizia; inoltre, sempre in base alla legge, il singolo socio non poteva agire individualmente per l’ottenimento del contributo ma solo per il tramite del legale rappresentante del Consorzio il quale doveva essere autorizzato dall’assemblea. Ebbene, l’assemblea del Consorzio in questione, al momento di prendere tale decisione, deliberò di non procedere in questo senso.

La decisione presa a maggioranza dall’assemblea del Consorzio deve essere risultata indigesta ad un iniziale piccolissimo numero di soci assegnatari che, pur in difetto del requisito di proprietà dell’immobile, ha autonomamente richiesto il contributo di sostituzione edilizia al Comune dell’Aquila. Quest’ultimo, nonostante il divieto legislativo vigente per chi non fosse legittimo proprietario dell’immobile (in questo caso legittimo proprietario era il Consorzio tutto) e nonostante le numerose lettere inviate dal Consorzio per sottolineare la potenziale illegalità della procedura, decise di procedere comunque al riconoscimento del finanziamento ai primi soci che ne avevano fatto istanza, innescando così una serie di richieste a cascata da parte di altri soci.

Poichè in base alla normativa vigente con la proprietà di un’abitazione principale si perdono i diritti soggettivi per essere soci di Cooperativa Edilizia a proprietà indivisa e poiché i soci beneficiari di detto contributo, avendo avuto in sostituzione un immobile in piena proprietà, hanno perduto automaticamente i requisiti per rimanere in Cooperativa, come potrebbero legittimamente cedere al Comune l’immobile ricostruito, quando di fatto non ne sono mai stati i proprietari

Ecco il vero perché dell’emendamento in questione.

Come infatti dichiarato dalla Senatrice Pezzopane alla vostra testata: “…Con il provvedimento approvato, si sblocca un ostacolo di natura tecnico-burocratica, che impedisce al Comune di entrare in gioco su quelle porzioni di abitato che avevano fatto la scelta dell’abitazione equivalente”.

Ostacolo di natura tecnico-burocratica o piuttosto divieto di legge?

Il problema quindi non era certo quello di rimuovere un ostacolo tecnico-burocratico che impediva di “…procedere a tutta la fase di ricostruzione”, piuttosto quello di trovare una scappatoia ad una procedura palesemente illegale (fino all’emendamento in questione che avrebbe potuto essere emanato 9 anni fa facendo risparmiare tempo e umiliazioni a chi in questi anni ha avuto solo la sfrontatezza di applicare la legge)  che aveva visto coinvolti i fortunati beneficiari del contributo, i funzionari pubblici che lo avevano avallato e concesso ed i politici locali che lo avevano permesso.

Come fare allora?

Semplice: cambiare la legge per impedire che quanto fatto venisse sanzionato sotto il profilo civile (cui fa riferimento la stessa senatrice) e penale nei confronti di chi lo aveva reso possibile, inserendo il salvifico emendamento con tanti saluti a quegli aquilani, tra cui noi,  che invece fanno del rispetto della legge un vanto nella loro vita.

Permetteteci allora di esprimere un giudizio personale, un giudizio che non nasconde amarezza e delusione: come si fa ad essere onesti in uno Stato che modifica opportunamente le norme per sanare gli errori commessi piuttosto che assumersi delle responsabilità e ammettere di aver sbagliato? Uno Stato in cui non tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge? Uno Stato in cui gli ultimi rimangono sempre tali, inascoltati, vessati, maltrattati, derisi e umiliati? Uno Stato in cui l'illegalità non ha bisogno di nascondere il proprio potere e il proprio volto, ma anzi se ne fa vanto e scudo? Uno Stato che da tempo ha perso il diritto di definirsi tale?

lettera firmata

 



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