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LA DIREZIONE REGIONALE MIBAC GESTISCE A DISCREZIONE LAVORI SOTTO SOGLIA
FRATTALE (ANCE): ''VOGLIAMO CRITERI TRASPARENTI E ROTAZIONE TRA IMPRESE''

RICOSTRUZIONE: IL CASO ''GARE A INVITI''
SEMPRE LE STESSE DITTE, E' PROTESTA

Pubblicazione: 17 gennaio 2014 alle ore 08:35

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L’AQUILA - Accanto al maxi appalto da 70 milioni di euro per la ricostruzione dei “7 gioielli” aquilani nell’ambito dei beni culturali, spunta un sottobosco milionario di appalti minori gestiti dalla direzione regionale del ministero con mini-gare a invito che hanno la particolarità di avere ogni volta un diverso vincitore ma quasi sempre la stessa lista di partecipanti.

C’è malcontento tra gli imprenditori, sia per come sono state composte le griglie delle partecipanti sia per i criteri di scelta che, fino a oggi, accusano, hanno comportato una rotazione inesistente. E sotto questo punto di vista, lamentano gli addetti ai lavori, non c’è mai stato confronto, come conferma il presidente provinciale Ance, Gianni Frattale, che in una nota chiede "criteri trasparenti e rotazione delle imprese".

Lo strumento normativo usato è quello della procedura ristretta semplificata, regolata dall’articolo 123 del Codice degli appalti e nota anche come “licitazione privata”: “Per gli appalti aventi a oggetto la sola esecuzione di lavori di importo inferiore a un milione e cinquecentomila euro, le stazioni appaltanti hanno facoltà, senza procedere a pubblicazione di bando, di invitare a presentare offerta almeno venti concorrenti, se sussistono in tale numero soggetti qualificati in relazione ai lavori oggetto dell’appalto, individuati tra gli operatori economici iscritti nell’elenco disciplinato dai commi che seguono”.

Sulla base di questo presupposto, secondo quanto appreso da AbruzzoWeb, fino a oggi il criterio, contestato da più di un imprenditore, è stato quello di invitare 10 ditte per lavori sotto 1 milione di euro e 5 ditte per quelli sotto i 500 mila euro.

“Una zona d’ombra caratterizzata da una filiera che stride con forza con il concetto di ricostruzione etica e trasparente che sarebbe giusto attendersi da un ente pubblico come la direzione regionale dei Beni culturali in una situazione di forte disagio a 5 anni dal terremoto e di ristrettezze economiche”, denunciano gli imprenditori.

A sollevare il problema delle gare a inviti per pochi intimi è un gran numero di aziende puntualmente non invitate alle selezioni contestate: non riescono non solo a vincere, ma nemmeno a partecipare agli appalti, a parità di capacità economiche e professionali, solo perché, accusano, sono fuori dal “cerchio magico”.

La polemica arriva in un momento nel quale la direzione regionale sconta anche un vuoto di potere dovuto alla posizione in bilico del vertice, il padovano Fabrizio Magani, da 3 anni al lavoro sulla ricostruzione, di recente nominato vice direttore del Grande progetto Pompei.

Un incarico che si pensava potesse ricevere in contemporanea all’impegno abruzzese, mentre gli ultimi sviluppi lasciano intendere che sarà obbligato a scegliere l’uno o l’altro.

Il club degli invitati ha confini rigidi. Un po’ come quel cartone animato degli anni Sessanta delle Wacky Races, le “corse pazze” con decine di puntate in cui i concorrenti in gara erano sempre gli stessi ma in ogni episodio vinceva uno diverso.

I LAVORI

Tra i lavori che vengono additati c’è, in particolare, quello delle storiche mura dell’Aquila, da 6 milioni di euro, da espletare con un bando comunitario, ma che è stato spezzettato in tanti filoni sotto soglia per poter procedere con il meccanismo della licitazione privata.

Quattro gli appalti sulle mura fin qui banditi, ognuno da 800 mila euro per un totale 3,2 milioni. Sono stati vinti dalla aquilana Visan Srl, dalla teramana Cioci Srl, dalla romana Remi Srl, e dalla teramana Gavioli Srl in associazione temporanea (Ati) con la chietina Di Sangro Antonio Srl.

Sempre la Gavioli ha vinto la procedura negoziata per la chiesetta di Santa Maria del Ponte di Roio (L’Aquila). Di questo lavoro da 173 mila euro esiste l’unica scheda raggiungibile online, e tra i partecipanti si notano Cioci e Gavioli, già vincitrici delle mura e altre gare.

Quanto agli altri lavori, il restauro del Mammut, storica attrazione archeologica del Forte spagnolo cinquecentesco, finanziato con 600 mila euro investiti dalla Guardia di finanza, è stato aggiudicato alla Ar Arte e Restauro di Padova che ha vinto anche il museo di Magliano de’ Marsi (L’Aquila).

Ci sono anche lo scavo archeologico Parco di Amiternum, aggiudicato ancora alla Remi (che ha vinto una parte di mura) per circa 500 mila euro, la chiesa e monastero di Sant’Amico, complesso andato per 800 mila euro alla romana Alessandrini Peppino, che si è aggiudicata anche la casa-museo Signorini Corsi per 300 mila.

Ancora, i laboratori di restauro nella sede dell’ex convento di Santa Maria del Soccorso, la chiesa del cimitero monumentale, aggiudicati all’aquilana Rosa Edilizia per 400 mila euro, l’istituto delle suore Micarelli in via Fortebraccio, alla Vittadello per 900 mila; e poi, la chiesa di Santa Giusta all’Aquila, vinta dalla romana Picalarga, e quella con lo stesso nome a Bazzano, sempre a una romana, la Cerm.

In ultimo, palazzo Alfieri all’Aquila (725 mila euro) aggiudicato alla Soccodato di Frosinone, la chiesa di San Vito Martire alla Rivera (271 mila), quella di fronte alle 99 Cannelle, andata alla Dromos Restauri Srl di Roma, e la valorizzazione della città di Alba Fucens, terzo lavoro da 725 mila euro per la patavina Ar. Tutte aziende che compaiono in tante griglie e, come si vede, i nomi sono ricorrenti.

LA PROTESTA

Tra gli imprenditori c’è maretta perché non si conoscono i criteri degli inviti che sono a discrezione totale della stazione appaltante, in questo caso, appunto la direzione regionale del Mibac.

Ma c’è un passaggio successivo. Sono molte decine le aziende accreditate che hanno scritto da tutta Italia per farsi invitare, ma senza successo: anzi, molti responsabili ribadiscono che ci sarebbe sempre lo stesso giro di partecipanti.

Va sottolineato che non si tratta di una mera questione geografica, come accaduto oltre 3 anni fa, quando per alcuni lavori di ricostruzione privata dei condomini le imprese aquilane venivano ostracizzate, una delle prime inchieste di questo giornale.

La rotazione sugli inviti, infatti, non c’è a prescindere dal luogo di provenienza dell’impresa: nel giro di quelle più presenti ci sono alcune aziende del “cratere” e altre di fuori, e allo stesso modo quelle sistematicamente escluse e che si lamentano sono tanto aquilane quanto forestiere.

LE REAZIONI

FRATTALE: ''CHIEDIAMO CRITERI TRASPARENTI E ROTAZIONE DITTE''

“Preoccupa anche l’Ance quanto riportato da AbruzzoWeb sull’affidamento degli appalti gestiti dalla direzione regionale del Mibac. Pur rilevando con soddisfazione che ci sono tra le ditte operanti nei cantieri dei beni monumentali alcune qualificatissime imprese locali e regionali, al pari di sigle imprenditoriali di fuori regione, non possiamo non notare che da tempo i nomi di chi si aggiudica i lavori sono ricorrenti e che molte altre qualificatissime imprese locali non hanno mai avuto la possibilità di partecipare alle gare a invito pur facendo parte a pieno titolo dell’elenco delle imprese idonee”.

Così in una nota il presidente provinciale dell’Associazione nazionale costruttori (Ance), Gianni Frattale, conferma il malcontento degli imprenditori anticipato dall’articolo di questo giornale sulle ‘gare a invito’ per i lavori sotto soglia di ricostruzione dei beni monumentali con sempre le stesse imprese partecipanti a discrezione della direzione regionale dei Beni culturali.

“Ance L’Aquila, che pure ha ricevuto delle rimostranze dagli iscritti, chiede alla direzione regionale Baas di dotarsi di un sistema di accesso semplificato e trasparente ai dati relativi agli affidamenti dei cantieri della ricostruzione - rivendica Frattale - pubblicando sul proprio sito online gli elenchi delle ditte e i criteri di scelta e di rotazione delle stesse, sia per il passato che per il futuro”.

Per il presidente Ance, “la trasparenza, in questa delicatissima fase, non è solo garanzia di legalità ma anche di salvaguardia di un clima di serena concorrenza tra le imprese stesse. La ricostruzione, alla luce anche degli ultimi episodi di cronaca, ha bisogno ora più che mai di svelenire gli animi”.

“Tocca soprattutto agli attori principali della ricostruzione, alle stazioni appaltanti e a noi imprenditori dimostrare che si stanno adottando tutte le misure necessarie alla prevenzione di qualsiasi distorsione del mercato - conclude - nell’interesse dell’intera comunità”.



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