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RICOSTRUZIONE: INCHIESTA PALAZZO CENTI L'AQUILA, PROCURA CHIEDE ARCHIVIAZIONE

Pubblicazione: 27 luglio 2018 alle ore 19:53

L'ingresso e la facciata di palazzo Centi

L'AQUILA - Non ci furono "sollecitazioni sintomatiche di indebite interferenze", ma solo "doverosi interessamenti derivanti dai compiti di ufficio, di sorveglianza e di propulsione dell'azione amministrativa".

È la motivazione per la quale il pubblico ministero, Fabio Picuti, ha chiesto l'archiviazione del procedimento a carico del presidente della Regione Abruzzo, Luciano D'Alfonso, del suo ex segretario particolare, Claudio Ruffini, che si è dimesso in seguito al coinvolgimento nella inchiesta, e di altri indagati finiti nell'inchiesta della Procura della Repubblica dell'Aquila relativa alla gara per il restauro di palazzo Centi, sede della presidenza della Giunta regionale all’Aquila, gravemente danneggiato nel sisma del 6 aprile 2009, come racconta Il Centro.

Palazzo Centi rappresenta il filone principale della maxi inchiesta sugli appalti gestiti dalla Regione.

L'inchiesta, arrivata a 11 filoni e oltre 30 indagati, era coordinata dal pubblico ministero Antonietta Picardi, nel settembre 2017 trasferita presso la procura generale della Corte di Cassazione.

Il procuratore capo, Michele Renzo, ha affidato i vari filoni ad altri pm. Nel caso di palazzo Centi, il testimone è stato raccolto dal sostituto Fabio Picuti.  Sulla ricostruzione di palazzo Centi gli indagati emersi pubblicamente finora sono 11 tra funzionari regionali, imprenditori e tecnici. 

Le ipotesi di reato, a vario titolo, sono di corruzione, turbativa d'asta, falso ideologico e abuso d'ufficio.

La commessa, molto ambita, ha un valore di circa 13 milioni, messi a gara con ritardo e cambi di commissioni dalla Regione come stazione appaltante: secondo l'accusa sarebbero state attuate procedure per favorire la Iciet Engineering di Castelli (Teramo), arrivata terza, il cui titolare, Eugenio Rosa, è attualmente sotto inchiesta. 

Estranea all'inchiesta la vincitrice, Edil Costruzioni Generali di Venafro (Isernia) con un ribasso del 35%.

Attualmente i lavori sono fermi in attesa del pronunciamento della giustizia amministrativa alla quale ha fatto ricorso l'impresa teramana Cingoli Nicola e Figlio Srl, conosciuta all'Aquila per le numerose commesse nell'ambito della ricostruzione privata. 

I lavori nei mesi scorsi erano cominciati anche dopo il dissequestro dei documenti da parte della procura.  

IL DOCUMENTO DEL PM

"Dall'esame complessivo delle telefonate intercettate, dei documenti di gara, delle dichiarazioni dei testi e della consulenza tecnica, non emerge alcun coinvolgimento o interessamento illecito del predetti indagati nella procedura in questione".

"A tale conclusione si giunge non solo sulla base della lettura complessiva e sistematica delle intercettazioni, ma anche dall'assenza di relazioni e di cointeressenze fra i due indagati, da un lato, e l'impresa vincitrice dell'appalto, le altre partecipanti e i progettisti, dall'altro. Non vi sono in tal senso fonti di prova di tipo dichiarativo. Le prove offerte, dunque - afferma il pm - si riducono a mera interpretazione di telefonate di contenuto e tono che non sembrano supportare la tesi accusatoria delle pressioni indebite o delle intenzioni illecite. Pertanto, non può che sollecitarsi l'archiviazione".

TUTTI GLI INDAGATI

In questo filone, finora sono indagate 11 persone: oltre ai tre della commissione, l'ex dirigente del ministero dei Beni Culturali Berardino Di Vincenzo, ora in pensione, uomo vicino a D'Alfonso, che lo ha nominato suo consulente, il figlio Giancarlo Di Vincenzo, tecnico progettista, gli imprenditori Giancarlo Di Persio e Mauro Pellegrini, titolari della impresa Dipe, già finiti nei guai in due precedenti inchieste, una in particolare su presunte mazzette nella ricostruzione privata, il capo della segreteria di D’Alfonso ed ex consigliere Pd Claudio Ruffini, l’amministratore delegato di Iciet Engineering di Castelli (Teramo) Eugenio Rosa, i due progettisti Alessandro Pompa e Gianluca Marcantonio, altro fedelissimo di D’Alfonso, che lo ha pubblicamente sponsorizzato nella nomina come componente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, oltre ad affidargli molti incarichi, tra cui uno in seno al comitato scientifico del commissariato per la ricostruzione del terremoto in Centro Italia. 



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