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IL PROCURATORE: ''L'EX ASSESSORE CHIEDEVA SOLDI IN CAMBIO DEL SILENZIO''

RICOSTRUZIONE L'AQUILA: CINQUE ARRESTI
AI DOMICILIARI, TANCREDI E IMPRENDITORI

Pubblicazione: 27 luglio 2015 alle ore 08:57

L’AQUILA - Nuovi appalti affidati direttamente grazie alle mazzette per puntellare gli edifici danneggiati nel terremoto del 6 aprile 2009, pagamenti gonfiati rispetto ai materiali poi impiegati e richieste di denaro per tacere negli interrogatori in procura dettagli di alcune vicende illegali scoperte.

Questi i reati che hanno portato a una nuova indagine giudiziaria, denominata “Redde rationem”, letteralmente “Rendi conto”, figlia di quella “Do ut des” del gennaio 2014 che aveva decapito l’amministrazione comunale dell’Aquila, con le dimissioni, poi ritirate, del sindaco, Massimo Cialente, non indagato ma bersagliato da alcuni articoli della stampa nazionale, e quelle confermate del suo vice, Roberto Riga, lui invece indagato.

Ora come allora il protagonista è Pierluigi Tancredi, ex consigliere comunale dell’Aquila eletto con il centrodestra che, pur facendo parte della minoranza, a giugno 2009 ebbe per una manciata di giorni un incarico formale come delegato del sindaco per la messa in sicurezza dei beni culturali, appunto i puntellamenti.

Un mega affare secondo alcune stime da circa 500 milioni di euro complessivi, con incarichi affidati nella stragrande maggioranza direttamente e quindi in deroga alle leggi vista l’emergenza sisma.

Un incarico, quello di Tancredi, che il consigliere sottotraccia esercitava già da tempo, ma che fu costretto a lasciare per le proteste politiche bipartisan e per i quasi mille sms di protesta spediti dai cittadini in un tam tam contro di lui.

Ma l’operazione ha fatto emergere anche un sistema pericoloso fatto di “comportamenti mafiosi, anche se il fenomeno delle infiltrazioni della malavita organizzata è sotto controllo”: lo hanno detto gli stessi investigatori nella conferenza stampa che hanno illustrato gli elementi salienti dell’inchiesta che ha portato all’arresto ai domiciliari di cinque persone, tra cui un ex politico e quattro imprenditori.

In un'intercettazione, Tancredi spiega a uno degli indagati di avere bisogno di soldi, "non 20 mila euro, 2-3 mila euro per tirare a campare" e poi minaccia: "Se io non riesco manco più a fare la spesa, io cazzo scoppio", ovvero minaccia di rilevare tutto quello che non ha detto ai pm nei vari interrogatori della precedente inchiesta "Do ut des", che a gennaio 2014 lo ha visto finire sempre ai domiciliari. E per gli inquirenti questa è a tutti gli effetti una estorsione.

Assieme a Tancredi, finito ai domiciliari, ci sono detenuti in casa quattro imprenditori mentre un faccendiere avrà obbligo di dimora e di firma. In tutti, gli indagati dal procuratore distrettuale antimafia, Fausto Cardella, e dal sostituto Antonietta Picardi, sono 19, tra cui dipendenti del Comune dell’Aquila accusati di abuso d’ufficio e tecnici nei guai per truffa.

A condurre le indagini i carabinieri in tre articolazioni, il Nucleo operativo ecologico (Noe), il Reparto operazioni speciali (Ros) e il Comando provinciale aquilano. Alberto Orsini

GLI ARRESTATI E GLI INDAGATI

Gli arrestati ai domiciliari nell'ambito dell'inchiesta, denominata "Redde rationem", sono 5. Si tratta dell'ex consigliere comunale delegato ai puntellamenti Pierluigi Tancredi e degli imprenditori Maurizio Polisini, Andrea Polisini, Mauro Pellegrini e Giancarlo Di Persio.

Il faccendiere Nicola Santoro ha le misure dell'obbligo di firma e di dimora.

Gli indagati a piede libero sono invece 13: Roberto Scimia, Roberto Arduini, Michele Giuliani, Tommaso Aquilani, Pulcheria Mele, Ciro Scognamiglio, Simonetta D'Amico, Antonio Lupisella, Mario Di Gregorio, Carlo Cafaggi, Giuseppe Galassi, Concetta Toscanelli e Daniela Sibilla.

I 19 indagati complessivi sono accusati a vario titolo in concorso tra loro di abuso d'ufficio, subappalto irregolare, dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, corruzione aggravata per un atto contrario ai doveri d'ufficio, estorsione.

All'incontro con la stampa erano presenti il procuratore della Repubblica Fausto Cardella, il sostituto Antonietta Picardi, il comandante dei Carabinieri per la tutela dell'ambiente, generale Sergio Pascali, il vice comandante del Ros dei Carabinieri, Roberto Pugnetti, il comandante provinciale aquilano dell'Arma, Giuseppe Donnarumma, e il direttore regionale Abruzzo dei Vigili del fuoco, Giorgio Alocci. (alb.or.)

AI DOMICILIARI ANCHE L'ASSESSORE TANCREDI

Secondo quanto si è appreso, sarebbero coinvolti imprenditori, ex politici e anche dipendenti pubblici in un collegamento tra politica e appalti per la ricostruzione di edifici pubblici definiti dall’accusa “simbolici”.

Una delle figure di spicco sarebbe l’ex consigliere comunale di centrodestra Pierluigi Tancredi, che si è dimesso dopo il sisma del 6 aprile 2009, già finito ai domiciliari nel gennaio dello scorso anno nell’ambito di un’indagine della polizia (“Do ut des”) sempre sulla ricostruzione che ha coinvolto il Comune dell’Aquila, causando le dimissioni del sindaco, Massimo Cialente, non indagato, che le successivamente ritirate, e dell’allora vice sindaco Roberto Riga, indagato, uscito di scena dalla politica.

Era stato proprio il primo cittadino, all'indomani del sisma, a conferire incarico a Tancredi di "consigliere delegato a supporto e raccordo nell’ambito delle azioni tese al recupero e salvaguardia dei beni costituenti il patrimonio artistico della Città dell’Aquila”.

Tancredi, che è stato anche assessore ai tempi della Giunta di centrodestra guidata da Biagio Tempesta e presidente dell’Aquilana società multiservizi (Asm), è funzionario della Asl provinciale dell’Aquila.

All’operazione hanno partecipato oltre 80 carabinieri, operando, oltre che all’Aquila, nelle province di Teramo e Chieti e anche nel litorale laziale: a tale proposito, uno degli indagati è stato bloccato a Ponza.

Le misure cautelari sono state eseguite assieme a perquisizioni e sequestri nell’operazione coordinata dalla procura distrettuale della Repubblica dell’Aquila.

"TANCREDI CHIEDEVA SOLDI PER TACERE"

"Potevo dire tante cose alla magistratura e non le ho dette, per questo ti chiedo un aiuto economico".

Questa, in sintesi, una delle richieste di denaro svelate dal sostituto procuratore Antonietta Picardi nell'ambito della nuova inchiesta sulla ricostruzione dell'Aquila, denominata "Redde rationem" e collegata a quella "Do ut des" del gennaio 2014.

"All'epoca dei puntellamenti aquilani ci fu un pactum sceleris tra imprenditori e quello che all'epoca era un rappresentante politico. Attualmente chiede pagamento per il suo silenzio", ha detto la pm in riferimento a Pierluigi Tancredi, al quale il primo cittadino, all'indomani del sisma, conferì incarico di "consigliere delegato a supporto e raccordo nell’ambito delle azioni tese al recupero e salvaguardia dei beni costituenti il patrimonio artistico della Città dell’Aquila”

La pm ha spiegato che "se avesse rivestito ancora un incarico pubblico sarebbe stata concussione, ora si configura invece la tentata estorsione".

La Picardi ha ricordato la parabola del Vangelo di Luca dove si "chiede conto" appunto a un amministratore infedele per spiegare l'origine del nome dell'indagine. Lodata dal magistrato la "capillarità della presenza sul territorio dei carabinieri, grazie alle loro stazioni. Senza non saremmo riusciti a seguire uno degli indagati nei suoi spostamenti". (alb.or.)

INDAGINI SVOLTE DAL CAPITANO ULTIMO

"Le indagini sono state svolte da Ultimo, l'ufficiale dei carabinieri che arrestò Totò Riina".

Lo ha affermato il procuratore distrettuale antimafia dell'Aquila Fausto Cardella, annunciando la presenza del colonnello Sergio De Caprio nell'inchiesta denominata "Redde rationem".

"Si tratta dello sviluppo investigativo di un dato già in possesso dell'ufficio ed emerso in un'altra indagine sulla ricostruzione, che è stato sviluppato dal Ros - ha detto Cardella - Sono intervenuti anche i vigili del fuoco con accertamenti svolti in loco nei cantieri, sia per le loro competenze, sia perché destano meno attenzione".

Secondo il procuratore, "episodi di corruzione datati sono stati rivitalizzati dal comportamento degli indagati, uno dei quali ha chiesto di essere ulteriormente finanziato altrimenti avrebbe rivelato alla magistratura quello che non aveva detto. Noi abbiamo colto l'invito e siamo pronti ad aspettarlo". (alb.or.)

LE INTERCETTAZIONI

TANCREDI: "3 MILA EURO PER LA SPESA ALTRIMENTI SCOPPIO E PARLO..."

“Guarda se io schiatto di coccia succede l’ira di Dio perché se io non riesco manco più a fare la spesa io cazzo scoppio”.

Voleva soldi per non parlare, per non rendere noto tutto quello che sapeva sulle torbide vicende dei puntellamenti post-sisma, Pierluigi Tancredi, ex consigliere comunale dell’Aquila delegato alla tutela dei beni culturali per un breve periodo prima di dimettersi.

A testimoniarlo le intercettazioni telefoniche e ambientali dell’inchiesta “Redde rationem” condotta dai carabinieri, che ha portato in questo caso a configurare il reato di estorsione a causa della minaccia di spifferare ai pm, che già lo avevano interrogato, dettagli fin lì sottaciuti.

Tancredi che appare in palese difficoltà, tanto da chiedere “non 20 mila euro, 2-3 mila euro per fare la spesa”, denunciando anche l’impossibilità di pagare delle rate.

Nell'ordinanza di 93 pagine del giudice per le indagini preliminari, Giuseppe Romano Gargarella, si cita un'interpretazione della Corte di cassazione in una sentenza del 2012 nella quale "integra gli estremi del tentativo di estorsione la condotta di colui che rivolga all'indagato reiterate richieste di ingenti somme di denaro per rendere all'autorità giudiziaria dichiarazioni a quest'ultimo favorevoli".

Solo che, in questo caso, evidenzia il giudice, "la minaccia non è per rendere dichiarazioni favorevoli, ma per non renderle sfavorevoli, e pertanto appare chiaramente completo il quadro definito dal pm".

L’intercettazione è recentissima. “La mattina dell’8 luglio, Tancredi ha contattato Pellegrini, chiedendogli un incontro", nel corso del quale si lascia andare a un lungo sfogo con l’imprenditore Mauro Pellegrini, uno dei titolari della Dipe Costruzioni.

“A me mi serve, io sto a regge... Psicologicamente sto a reggere per tutti! Calcola che a me m’hanno interrogato due volte, e tutte e due le volte mi hanno interrogato su Mancini, su di te e su Polisini, mi hanno proposto di tutto, perfino di darmi (incomprensibile) - sbotta Tancredi - Sapessi... Io non ho detto, anzi ho seguitato a difenderti e a dire (incomprensibile) che i rapporti tra me e te erano solo di amicizia (incomprensibile) tutte le cose che sappiamo (incomprensibile)”.

“Io ho tenuto il punto fino alla fine... Stiamo a parla’ di 4 mesi! Non è che mi servono 20 mila euro! 2-3 mila euro per tirare a campare... Allora, io fino al 20 reggo, però al 20 tu vedi di darmi qualche cosa perché veramente non ce la faccio più... - prosegue l’intercettato - Devo pagare una rata al (incomprensibile) già sto arretrato, sennò mi levano pure la casa...”.

“Mo’ non ti voglio fa’... Perché lo sai che ti voglio bene e siamo amici io e te (incomprensibile) però cazzo io sto pagando, te l’ho detto, cioè una mano sulla coscienza mettetevela perché se io schiatto qui succede l’ira di Dio - conclude minaccioso - Guarda se io schiatto di coccia succede l’ira di Dio perché se io non riesco manco più a fare la spesa io cazzo scoppio”.

Secondo il giudice, “è chiara la velata minaccia, relativa al fatto che si ha bisogno di denaro, e dove lo stesso non gli venga consegnato potrebbe non continuare il suo comportamento corretto nei confronti dei correi”.

Il magistrato sottolinea anche che Tancredi versa “in un momento di difficoltà economica dovuta anche alla sospensione lavorativa da parte dell’Asl e confessa di aver già avanzato analoga richiesta (e ottenuto) dal Polisini e ora lo chiede alla Dipe. Il riferimento chiaro del Tancredi ad ‘aver tenuto il punto’ davanti al pm che lo ha interrogato esplicitamente su Polisini, sulla Dipe e su altri non lascia dubbi in merito alla qualificazione giuridica di estorsione”. Alberto Orsini

"LA MAFIA NON C'E', COMPORTAMENTI MAFIOSI SI'"

L’operazione della procura distrettuale antimafia dell’Aquila sugli appalti per la ricostruzione post terremoto ha fatto emergere “comportamenti mafiosi, anche se il fenomeno delle infiltrazioni della malavita organizzata è sotto controllo”.

Lo dicono gli investigatori che in conferenza stampa hanno illustrato gli elementi salienti dell’inchiesta che ha portato all’arresto ai domiciliari di cinque persone, tra cui un ex politico e quattro imprenditori.

Il comandante dei carabinieri del Noe (Nucleo operativo ecologico), generale Sergio Pascali, ha spiegato: “Si è in presenza di reati simili a quelli che si commettono nelle regioni a presenza mafiosa, nella speranza che in Abruzzo non ci siano insediamenti delle mafie”.

Il vice comandante dei Carabinieri del Ros, colonnello Roberto Pugnetti, ha specificato che “in questa indagine non emerge la presenza di criminalità organizzata, ma comportamenti di tipo mafioso, come garantire l’omertà da parte di una persona indagata”.

Riguardo alla posizione dell’ex consigliere comunale delegato ai puntellamenti, Pierluigi Tancredi, il procuratore antimafia Fausto Cardella ha detto: “L’accordo corruttivo si pretendeva che continuasse anche adesso, altrimenti la minaccia era di dire tutto quello che, indagato a quell’epoca, non aveva voluto dire”.

“E proprio per questo suo silenzio, se fossimo in un’altra zona d’Italia potremmo parlare di omertà, chiedeva di essere ancora pagato. Questa attività delittuosa doveva essere interrotta secondo i nostri doveri”, ha rilevato il procuratore.

LE REAZIONI

ACERBO (PRC): "INQUINAMENTO DI POLITICA E AMMINISTRAZIONE"

"La notizia dei provvedimenti cautelari all'Aquila nei confronti dell'esponente storico di Forza Italia Pierluigi Tancredi, di imprenditori e funzionari comunali merita una valutazione politica e un indispensabile esercizio di memoria. Ancora una volta emerge in Abruzzo il livello di inquinamento della politica e della pubblica amministrazione e la necessità della massima intransigenza sulla questione morale".

È quanto scrive in una nota Maurizio Acerbo, della segreteria nazionale del partito di Rifondazione comunista.

"Emergenza e ricostruzione - scrive in una nota - sono stati un terreno su cui le tradizionali reti politico-affaristiche locali e ogni sorta di cricca nazionale han messo gli occhi fin dall'inizio come tragicamente noto. Non posso che ringraziare i nostri compagni aquilani per la battaglia portata avanti contro la scellerata iniziativa del sindaco Cialente che voleva nominare Tancredi delegato alla ricostruzione degli edifici pubblici, una scelta che c'è da domandarsi a quali ambienti volesse strizzare l'occhio".

"Quella nomina - spiega ancora - fu ritirata grazie alla protesta corale del popolo della sinistra e dei comitati avvertito dai nostri sms che che divennero un tam tam. C'è da domandarsi: perché agli aquilani era chiarissimo chi era Tancredi e a Cialente no? Si è confermato sacrosanto anche l'insistere da parte del nostro capogruppo Enrico Perilli, più volte oggetto degli strali del sindaco, per la rotazione degli incarichi dentro la macchina comunale. Ricordo poi la nostra battaglia contro lo scandalo dei puntellamenti che ci portò a uscire dalla prima giunta Cialente con le dimissioni del nostro assessore Antonio Lattanzi che dimostrò che la diversità comunista non è solo cosa del passato".

"Non possiamo che esprimere tutto il nostro apprezzamento per l'operato della magistratura a cui va tutto il nostro appoggio nel suo esercizio del controllo di legalità", conclude.

DI CESARE VITTORINI (APLCV): "ADESSO CHIAREZZA DAL COMUNE"

“I nuovi arresti per l'affaire dei puntellamenti esigono delle azioni ormai indifferibili da parte del Comune. Dall'inchiesta, infatti, emergerebbe che in alcuni puntellamenti in centro storico ci sarebbero un numero di giunti assai inferiori a quelli effettivamente pagati con soldi pubblici”.

Lo scrive in una nota il gruppo consiliare Appello per L’Aquila che vogliamo, rappresentato in Consiglio comunale da Ettore Di Cesare e Vincenzo Vittorini.

“In autunno del 2013, ben prima quindi dello scoppio dell'inchiesta Do ut des che portò alle dimissioni, poi ritirate, del sindaco, chiedemmo controlli puntuali, e non a campione, sulla quantità del materiale smontato che dovrà corrispondere a quello dichiarato e pagato profumatamente nei lavori di puntellamento. Parliamo di centinaia di milioni di euro”.

Secondo Aplcv, “le risposte arrivate, mai nel merito delle questioni, furono insulti da parte del sindaco e silenzio omertoso da parte delle altre forze politiche. La richiesta fu ribadita più volte nel corso del 2014 e in ultimo ad aprile di quest'anno - prosegue la nota - Vogliamo sapere la verità sulla vicenda, vogliamo sapere chi siano gli assessori e i consiglieri comunali che si adoperarono per far assegnare appalti a ditte amiche”.

“Lo ribadiamo ancora oggi: il Comune deve fare in modo che per ogni puntellamento smantellato sia verificata la corrispondenza tra i materiali smontati e quelli a suo tempo dichiarati e pagati - spiega - È ora che si ricostruisca la storia di quelle torbide vicende, di chi ha approfittato della tragedia della propria città, dalla classe politica ai dipendenti comunali fino agli imprenditori”.

“Per quelli che lucrano sulle tragedie la lingua italiana prevede un termine preciso: sciacalli”, conclude.

NARDANTONIO (PD), ''GIULIO PETRILLI LO DICEVA..."

Nella maggioranza di centrosinistra del Consiglio comunale dell’Aquila, dopo l’ennesima bufera giudiziaria sulla ricostruzione l’unico a prendere la parola è il consigliere comunale del Partito democratico Antonio Nardantonio.

“Finalmente si risvegliano i paladini della legalità - scrive - Dopo l'intervento della magistratura, ora tutti parlano della corruzione nell'affidamento diretto sui lavori dei puntellamenti. Ma prima, subito dopo gli affidamenti senza bandi, ricordo solo poche persone denunciarono politicamente questa situazione che aveva aperto le porte a pratiche corruttive”.

Nardantonio ricorda che “Giulio Petrilli, esponente del centrosinistra, denunciò ripetutamente queste cose e invitava la politica a stare attenta. Ma fu isolato - prosegue - e pagò duramente sulla propria pelle questa denuncia”.

“Io e pochi altri solidarizzammo con lui, nessun altro, neanche quelli che solo oggi alla luce delle inchieste denunciano il malaffare”, conclude.



© RIPRODUZIONE RISERVATA

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