RICOSTRUZIONE: LAURIA ALL'ANCE, ''FONDO ETICO? ESISTE GIA' UNA LEGGE''

Pubblicazione: 24 aprile 2017 alle ore 11:28

Pina Lauria

L'AQUILA - "Evidenzio a viva voce che esiste una legge dello Stato, la n.717/1949, che, al fine di tutelare e promuovere la cultura e l’arte, introduce l’obbligo di destinare, per la costruzione ex novo e/o per la ristrutturazione di edifici pubblici una quota prevista nel progetto stesso destinata alla promozione dell’arte".

Lo afferma in una nota Pina Lauria, ex consigliera di circoscrizione dell'Aquila e attivista dei comitati cittadini sorti all'indomani del terremoto, che interviene sulla querelle tra la candidata sindaco di L'Aquila chiama, Carla Cimoroni, e il presidente dell'Ance Ettore Barattelli, sul Fondo etico costituito dalle imprese impegnate nella ricostruzione.

"Ancorché richiesto - dice la Lauria - non è dato sapere se per tutti gli appalti pubblici è stato previsto l’accantonamento della quota relativa agli interventi artistici".

"Ricordo sommessamente al presidente dei costruttori - aggiunge - che anche una rotonda è un’opera pubblica e la scultura che vi viene posizionata deve essere oggetto di un bando e non di un affidamento ad personam. L’arte intesa come rinascita e bene comune ha bisogno di contestualizzazione, di rispetto dell’ambiente, della cultura del luogo, della memoria e di una visone".

Lauria ricorda infine come "la norma descritta è un obbligo e se il Fondo Etico vuole intervenire con risorse proprie relativamente ai lavori pubblici deve essere consapevole che tali risorse sono aggiuntive, e non sostitutive, rispetto a quelle previste dalla legge. Dovrebbe essere noto tutto ciò alle stazioni pubbliche appaltanti, all’Ance, agli Ordini professionali, alle imprese, a Mancurti ed a Letta".

LA NOTA COMPLETA

Prendendo spunto dalla giusta problematica sollevata dal candidato sindaco Carla Cimoroni e dalla conseguente risposta del presidente dei costruttori di L’Aquila, si rende necessaria, secondo il mio parere, una riflessione. Oggetto della discussione è il Fondo Etico della ricostruzione, promosso dall’Ance Abruzzo.

La finalità è quella di sviluppare azioni a favore dei territori colpiti dal sisma attraverso interventi di tipo sociale e culturale. Le risorse del Fondo provengono dalle imprese impegnate nella ricostruzione ed aderenti al Fondo stesso che versano una percentuale, pari ad almeno lo 0,2% degli importi parametrata ai lavori pubblici e privati che vanno ad eseguire, sia a L’Aquila o in uno dei Comuni del cratere.

Presidente del Fondo è Aldo Mancurti, già dirigente del Dipartimento dello sviluppo delle economie territoriali, che rivestì un ruolo di rilievo nella gestione della ricostruzione a L’Aquila con l’allora ministro Fabrizio Barca. Presidente onorario è Gianni Letta.

Ad aprile 2016 il budget ammontava a 103 mila euro, come dichiarato dallo stesso Mancurti che annunciò la pubblicazione di un bando per l’utilizzo di tali risorse finalizzate allo sviluppo locale, turismo, arte, innovazione tecnologica, imprenditorialità giovanile. Ad oggi, si legge sul sito del Fondo Etico, a seguito del rinnovo delle cariche ancora non sono stati individuati i vincitori del bando. L’unico bando concluso è stato quello rivolto agli istituti scolastici e relativo a “Un logo per il Fondo Etico”.

Evidenzio a viva voce che esiste una Legge dello Stato – la legge n.717/1949 - che, al fine di tutelare e promuovere la cultura e l’arte,  introduce l’obbligo di destinare, per la costruzione ex novo e/o per la ristrutturazione di edifici pubblici una quota prevista nel progetto stesso destinata alla promozione dell’arte.

Tale norma, nel corso degli anni, ha visto nuovi interventi e modifiche normative ma ancora oggi è in vigore in quanto …”è stata riconosciuta la permanenza del carattere dell’attualità e dell’importanza di tale norma quale efficace strumento di promozione della cultura e dell’arte”.

Ricordo, sul punto, la delibera di Giunta comunale n. 446 del 15 dicembre 2010 che impegna il Comune di L’Aquila ad osservare tale norma e raccomanda a tutte le amministrazioni pubbliche di tenerla in considerazione; da ultimo ricordo la circolare n. 3728 del 28 maggio 2014 del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti che raccomanda vivamente a tutte le amministrazioni pubbliche la puntuale osservanza della normativa in quanto, in assenza di ciò, l’opera pubblica non può essere collaudata.

Ed infatti il Ministero delle Infrastrutture rammenta la necessità del puntuale espletamento delle seguenti attività:
-    In sede di verifica, validazione, espressione di parere tecnico ed approvazione di un progetto e del relativo quadro economico venga espressamente accertato, nel caso in cui lo stesso rientri nell’ambito di applicazione della legge 717/49, se siano state poste in essere le necessarie previsioni economiche e tecniche riguardo all’accantonamento della quota variabile tra il 2% e lo 0,5% - a seconda dell’importo complessivo del progetto -;
-    Il responsabile del Procedimento deve curare, tra l’altro, in particolare l’aspetto relativo all’inserimento dell’opera d’arte promuovendo, in tempi brevi, il relativo bando;
-    Negli atti relativi all’affidamento degli incarichi di collaudo di opere che rientrano nell’ambito di applicazione della legge 717/49 sia specificatamente richiamata la disposizione che prevede la non collaudabilità dell’opera nel caso in cui non sia stata realizzata l’opera d’arte.

Questa è la legge da applicare obbligatoriamente. Su tale aspetto si sono mobilitati i cittadini aquilani e non solo che, già dal novembre 2010, in occasione della manifestazione nazionale a L’Aquila lanciarono l’appello “Una città più bella, se non ora, quando?” che raccolse centinaia di adesioni tra Accademie di Belle Arti, Musei, Associazioni Culturali, singoli artisti. I cittadini intervennero in merito al rispetto di tale norma quando L’Aquila era candidata a città europea della cultura: da una tragedia si aveva l’opportunità di una rinascita culturale ed artistica facendo della città un Museo a cielo aperto. Ma le voci dei cittadini rimangono sempre inascoltate.

Ancorché richiesto, non è dato sapere se per tutti gli appalti pubblici è stato previsto l’accantonamento della quota relativa agli interventi artistici.

Ricordo sommessamente al presidente dei costruttori che anche una rotonda è un’opera pubblica e la scultura che vi viene posizionata deve essere oggetto di un bando e non di un affidamento ad personam. L’arte intesa come rinascita e bene comune ha bisogno di contestualizzazione, di rispetto dell’ambiente, della cultura del luogo, della memoria e di una visone.

Ma a L’Aquila nulla si programma, nulla è proiettato nella città del futuro: solo interventi a macchia di leopardo, dall’arte agli interventi per la ricostruzione sociale.

La norma descritta è un obbligo e se il Fondo Etico vuole intervenire con risorse proprie relativamente ai lavori pubblici deve essere consapevole che tali risorse sono aggiuntive – e non sostitutive – rispetto a quelle previste dalla legge. Dovrebbe essere noto tutto ciò alle stazioni pubbliche appaltanti, all’Ance, agli Ordini professionali, alle imprese, a Mancurti ed a Letta.



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