RICOSTRUZIONE: SCIOPERO DIPENDENTI UTR L'AQUILA
''TEMPO INDETERMINATO, MA POSIZIONE PRECARIA''

Pubblicazione: 05 luglio 2018 alle ore 13:09

L'AQUILA - I lavoratori pubblici impegnati nella governance della ricostruzione dei comuni del Cratere hanno indetto per domani quattro ore di sciopero “con le conseguenti ripercussioni su tutti i processi in atto”.

La mobilitazione è stata proclamata, come si legge in una nota, dalla Fp Cgil, congiuntamente alla Uil e Usb: si asterrà dal lavoro il personale assunto nelle graduatorie Ripam, con contratto di lavoro incardinato nei sei comuni “capofila” individuati all’interno di aree territoriali omogenee, comprendenti più Comuni.

Si tratta in particolare degli Uffici Territoriali per la Ricostruzione (Utr) di Barisciano, Caporciano, Goriano Sicoli, Rocca di Mezzo, Castel del Monte e Barete, tutti in provincia dell’Aquila.

Per domani dalle 11 alle 14, dinanzi alla sede della Prefettura dell’Aquila, è previsto un presidio “con richiesta di essere ricevuti dal Prefetto per spiegare le motivazioni che hanno portato alla proclamazione dello sciopero e le proposte dei sindacati utili alla risoluzione della vertenza”.

“È più di un anno che chiediamo invano alle istituzioni la risoluzione delle anomalie contrattuali che rendono la posizione di questi lavoratori precaria, pur essendo assunti mediante il superamento di un concorso pubblico a tempo indeterminato. È noto ormai che art. 67 ter, comma 5, del DL 83/2012 convertito nella legge 134/2012 (legge Barca) che prevede che dal 2021 il ‘personale eventualmente in soprannumero sarà assorbito - si legge ancora nella nota - secondo le ordinarie procedure vigenti’, ha introdotto una irragionevole disparità di trattamento in ordine all’inquadramento giuridico per i vincitori del concorso Ripam assunti dai Comuni del Cratere e dal Comune dell’Aquila, rispetto a tutti i lavoratori pubblici sul territorio nazionale”.

“In tale modo si è individuata una nuova tipologia di pubblico dipendente: un dipendente di ruolo sottoposto alla condizione risolutiva del rapporto di lavoro, condizione fissata ex ante, costituita dall’avverarsi nel 2021 di una situazione di soprannumero nella dotazione organica dell’ente - spiega il segretario Fp Cgil, Francesco Marrelli -. La soluzione introdotta con Legge di Stabilità 2018, che riguarda nello specifico la proroga del succitato termine al 2023 (data presunta di fine ricostruzione) rappresenta semplicemente un rinvio del problema, privando i lavoratori di un futuro certo e di tranquillità lavorativa, la stessa tranquillità e certezza che chiedono i cittadini per il buon andamento della ricostruzione”.

“A tale inaccettabile condizione di rischio occupazionale si aggiunge che dal primo luglio 2018 gli Uffici territoriali per la ricostruzione, a seguito di provvedimento normativo, sono soppressi. Tutto ciò sta generando una grave confusione organizzativa, tale che la Fp Cgil ha diffidato le amministrazioni comunali di competenza a provvedere alla gestione ordinaria del personale avendo riscontrato un serio rischio di compressione dei diritti individuali e collettivi dei lavoratori”, conclude.

 



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