RIGOPIANO: 29 IN TUTTO GLI INDAGATI, I NOMI
D'ALFONSO SI DIFENDE CON TRE ATTI UFFICIALI

Pubblicazione: 17 maggio 2018 alle ore 10:54

PESCARA - Concorso in omicidio, lesioni e disastro colposo: nell'inchiesta sulla tragedia di Rigopiano irrompono tutti i vertici della Regione Abruzzo dal 2007 ad oggi.

La Procura di Pescara ha iscritto sul registro degli indagati gli ex presidenti della Giunta d'Abruzzo Ottaviano Del Turco e Gianni Chiodi e l'attuale Luciano D'Alfonso, e con loro gli assessori alla Protezione Civile da quella data, ossia Tommaso Ginoble, Daniela Stati, Gianfranco Giuliante e l'attuale sottosegretario con delega Mario Mazzocca.

Più i seguenti funzionari regionali: il direttore del Dipartimento regionale della Protezione civile dal 2009 al 2012 Carlo Visca, il dirigente del Servizio prevenzione rischi e coordinatore del Coreneva dal 2001 al 2013 Vincenzo Antenucci, il direttore del dipartimento di Protezione civile per tre mesi nel 2014 Giovanni Savini, il responsabile della sala operativa della Protezione civile Silvio Liberatore, il dirigente del servizio di programmazione di attività della Protezione civile Antonio Iovino.

Ora il totale degli indagati che devono rispondere dei 29 morti della valanga finita sul resort a Rigopiano di Farindola è di 29 persone: oltre ai sette politici regionali e ai cinque tra dirigenti e funzionari, nel registro degli indagati figurano il presidente della Provincia di Pescara Antonio Di Marco, il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, il tecnico comunale Enrico Colangeli, il gestore dell'albergo e amministratore della società Gran Sasso resort & spa Bruno Di Tommaso, il dirigente del servizio Viabilità della Provincia Paolo D'Incecco, il responsabile dello stesso servizio Mauro Di Blasio (in prima battuta), l'allora prefetto Francesco Provolo, l'ex capo di gabinetto della prefettura Leonardo Bianco, la dirigente della prefettura Ida De Cesaris, l'ex direttore del settore Lavori pubblici della Regione Abruzzo Pierluigi Caputi, il dirigente del settore Protezione civile Carlo Giovani, il responsabile del servizio valanghe fino al 2016 Sabatino Belmaggio, il direttore del dipartimento Opere pubbliche fino al 2015 Vittorio Di Biase, il direttore del dipartimento Opere pubbliche Emidio Rocco Primavera, il comandante della polizia provinciale Giulio Honorati, il tecnico reperibile secondo il piano di reperibilità provinciale Tino Chiappino, gli ex sindaci di Farindola Massimiliano Giancaterino e Antonio De Vico; il tecnico geologo, Luciano Sbaraglia, l'imprenditore che chiese l'autorizzazione a costruire l'albergo Marco Paolo Del Rosso, il direttore della direzione Parchi territorio e ambiente della Regione Antonio Sorgi, il redattore della relazione tecnica allegata alla richiesta della Gran Sasso spa di intervenire su tettoie e verande dell'hotel Giuseppe Gatto, il consulente incaricato da Di Tommaso per adempiere le prescrizioni in materia di prevenzione infortuni Andrea Marrone (inseriti nel registro nel dicembre 2017), la funzionaria della prefettura di Pescara, Daniela Acquaviva.

La Procura di Pescara ha spiegato che questi nuovi indagati sono un atto dovuto dopo lo sviluppo delle indagini dei carabinieri forestali perchè ora bisogna ''approfondire il tema dei tempi, modi e risorse finanziarie necessarie per la redazione della Carta Localizzazione Pericolo Valanghe da parte dell'Ente Regione Abruzzo sia nelle sue articolazioni politiche che tecniche amministrative a far tempo dall'emergere nel 2007 nell'ambito della carta storica delle valanghe del sito di Rigopiano, nonché in punto di gestione regionale della emergenza neve nel gennaio 2017''.

È insomma l'ultimo tassello che mancava per la definizione del processo che a questo punto visti gli indagati diventerà il maxiprocesso di Rigopiano.

Secondo la magistratura finisce così ''l'intento di attribuire delle responsabilità alle istituzioni che non hanno funzionato'', come ha detto oggi il capogruppo M5S in Regione Sara Marcozzi.

E viva soddisfazione anche da parte dei familiari delle vittime che dichiarano di aver visto nell'operato dei pm "oggi un raggio di sole ha colpito i nostri cuori lacerati dal dolore. Era ciò che ci aspettavamo, una risposta dallo Stato contro una parte di esso che non ha funzionato e non ha garantito i principi sanciti dalla Costituzione ai suoi cittadini".

Rincara la dose su Facebook il papà di una delle vittime: "Questa volta non devono passarla liscia", ha scritto Alessio Feniello, papà di Stefano, una delle 29 vittime della tragedia dell'hotel Rigopiano.

Tra gli indagati l'unico che ha voluto esprimere un parere è stato Mario Mazzocca, sottosegretario alla Giunta Regionale, il quale ha spiegato: "Non ho alcun commento da fare, sia per rispetto delle vittime di Rigopiano che dei loro familiari, sia per il lavoro che sta svolgendo la magistratura inquirente, che mi risulta al momento non essere ancora concluso. Per quanto mi riguarda ho ragione di ritenere che sussistano le condizioni affinché la vicenda possa chiarirsi nel più breve tempo possibile".

Il governatore in carica, intanto, è pronto a chiarire la propria posizione attraverso tre atti che dimostrerebbero come, sin da appena eletto alla guida della Regione, ha iniziato a fare pressioni sugli uffici per l'approvazione della Carta delle valanghe.

Il primo documento risale al 13 giugno del 2014, in cui il presidente della giunta regionale "rappresenta l'urgenza, estremamente significativa, di rilevare nel dettaglio tutte le iniziative in corso assunte dai dirigenti, direttori e assessori", parlando della Carta del pericolo valanghe.

Il 23 giugno 2014, D'Alfonso protocolla un secondo atto con cui chiede ai dirigenti regionali della Protezione civile di informarlo di "tutti gli elementi conoscitivi che potessero consentire la ripresa, lo svolgimento e la conclusione fruttuosa delle azioni amministrative e progettuali in corso".

A rispondergli è il direttore regionale del dipartimento Lavori pubblici del tempo,

Pierluigi Caputi, all'epoca direttore del dipartimento Lavori pubblici, il 27 giugno lo informa sia dell'esistenza, già dal 2012, della "carta storica delle valanghe", sia che era in corso la predisposizione della Carta di localizzazione del pericolo da valanghe sui bacini sciistici del Gran Sasso e Prati di Tivo, storicamente le zone con maggior frequenza di valanghe, ma che occorreva estendere lo studio sull'intera regione e che, per farlo, servivano risorse specifiche.

Il 2 settembre 2014 D'Alfonso chiede di attivare "espressamente ogni utile risorsa umana e strumentale per definire, entro il 26 settembre, tutti i procedimenti amministrativi necessari".

Atti che, secondo la difesa, dimostrano come non ci sia stata inerzia da parte del governatore.



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