LEGALI SUPERSTITE E FAMILIARI VITTIME, ''LA STRADA E L'HOTEL NON POTEVANO
RESTARE APERTI, GOVERNATORE PREOCCUPATO SOLO DEI PROPRI INTERESSI''

RIGOPIANO: AVVOCATO REBOA, ''MENO MORTI
SE D'ALFONSO AVESSE FATTO IL SUO DOVERE''

Pubblicazione: 07 giugno 2018 alle ore 15:42

PESCARA - "La notizia delle accuse mosse al governatore della Regione Abruzzo, Luciano D'Alfonso, al sottosegretario regionale Mario Mazzocca e a due responsabili della protezione civile dimostra che avevamo ragione, quando abbiamo sostenuto che la causa dei morti è stata la mancata sospensione di ogni utilizzo, in stagione invernale, dell'Hotel Rigopiano, atteso che la strada non poteva essere tenuta aperta e che, ove il governatore avesse fatto il proprio dovere e non si fosse preoccupato solo dei propri interessi elettorali, probabilmente oggi si piangerebbe qualche vittima di meno, se non nessuna".

Così l'avvocato Romolo Reboa, che insieme ai legali Roberta Verginelli, Maurizio Sangermano e Gabriele Germano, assiste il superstite del disastro dell'Hotel Rigopiano, Giampaolo Matrone e i familiari di Valentina Cicioni, Marco Tanda e Jessica Tinari, deceduti durante la tragedia del 18 gennaio 2017, dove a morire sono state 29 persone.

Il riferimento è al capitolo d'indagine sulla gestione dell'emergenza, che rientra nella più ampia inchiesta condotta dalla Procura di Pescara sulla tragedia di Rigopiano.

D'Alfonso verrà ascoltato il 26 giugno nell'ambito del filone dell'inchiesta che mira a fare luce sulla mancata realizzazione della Carta Valanghe e che chiama in causa i vertici dell'amministrazione regionale abruzzese dal 2007 ad oggi, insieme a diversi funzionari regionali, tutti accusati, a vario titolo, di omicidio, lesioni e disastro colposo, in merito alla tragedia del resort che fu travolto da una valanga.

l riguardo, secondo i magistrati, D'Alfonso, Mazzocca e i due funzionari indagati,"determinavano le condizioni per il totale isolamento dell'Hotel Rigopiano - si legge negli avvisi di garanzia - comunque tali da impedire che la strada provinciale dall'hotel al bivio Mirri, lunga 9,3 chilometri, fosse impercorribile per ingombro neve, di fatto rendendo impossibile a tutti i presenti nell'albergo di allontanarsi dallo stesso, tanto più in quanto allarmati dalle scosse di terremoto del 18 gennaio".

Reboa rivendica di avere "avuto ragione due volte", avendo anche dichiarato, in passato, "che la magistratura stava operando con grande serietà ed occorreva avere pazienza, se si voleva ricevere vera giustizia". 

Gli interrogatori per il filone relativo alla Carta Valanghe cominceranno il prossimo 19 giugno e si concluderanno il 27 dello stesso mese.

Il prossimo 19 giugno il procuratore della Repubblica di Pescara, Massimiliano Serpi, e il sostituto Andrea Papalia, ascolteranno Carlo Visca, direttore del Dipartimento regionale di Protezione civile dal 2009 al 2012; Giovanni Savini, direttore dello stesso Dipartimento per tre mesi nel 2014; Vincenzo Antenucci, dirigente del Servizio prevenzione rischi e coordinatore del Coreneva dal 2001 al 2013.

Il 20 giugno saranno interrogati l'ex governatore Ottaviano Del Turco, l'ex vicepresidente della giunta Enrico Paolini, gli ex assessori, con delega alla Protezione civile, Tommaso Ginoble e Mimmo Srour.

Il 21 giugno sarà la volta dell'ex governatore Gianni Chiodi e degli ex assessori alla Protezione civile, Daniela Stati Gianfranco Giuliante.

Il 26 giugno toccherà all'attuale presidente e senatore Luciano D'Alfonso, e all'attuale sottosegretario alla presidenza con delega alla Protezione civile, Mario Mazzocca.

Gli interrogatori si concluderanno il 27 giugno, quando a comparire davanti ai magistrati saranno Silvio Liberatore, responsabile della sala operativa della Protezione civile, e il dirigente del servizio di programmazione di attività della Protezione civile, Antonio Iovino.

Tra gli ultimi indagati, nello stesso filone dell'inchiesta, anche l'ex direttore regionale Cristina Gerardis.



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