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RIGOPIANO: DEPOSITATE 18 RICHIESTE DI ARCHIVIAZIONE, ''SOLO SUPERFICIALITA', NON C'E' RILEVANZA PENALE''

Pubblicazione: 27 novembre 2018 alle ore 18:27

PESCARA - Sono state depositate le richieste di archiviazione a carico di 18 persone, inizialmente indagate nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Pescara sul disastro dell'Hotel Rigopiano di Farindola (Pescara).

Gli indagati, da oltre 40, scendono dunque a 25, per i quali si profila la richiesta di rinvio a giudizio.

Le posizioni stralciate sono quelle dei tre ex presidenti della giunta regionale abruzzese, Luciano D'Alfonso, Ottaviano Del Turco e Gianni Chiodi; degli assessori che si sono succeduti nella delega alla Protezione civile, Tommaso Ginoble, Daniela Stati, Mahmoud Srour, Gianfranco Giuliante e Mario Mazzocca; dell'ex vice presidente della Regione Abruzzo Enrico Paolini; dell'ex direttore generale della Regione Abruzzo, Cristina Gerardis; del direttore del dipartimento di Protezione civile, per tre mesi nel 2014, Giovanni Savini; del responsabile della sala operativa della Protezione civile Silvio Liberatore; del dirigente del servizio di Programmazione di attività della Protezione civile Antonio Iovino; del direttore del Dipartimento opere pubbliche della Regione Abruzzo fino al 2015 Vittorio Di Biase; del responsabile del 118 Vincenzino Lupi; della funzionaria della Prefettura di Pescara Daniela Acquaviva, dell'ex sottosegretario alla Giustizia, Federica Chiavaroli; della funzionaria della Protezione civile Tiziana Capuzzi.

Chiesta l'archiviazione, solamente per alcuni capi di imputazione legati a reati minori, anche per l'amministratore e legale responsabile della società Gran Sasso Resort & Spa Bruno Di Tommaso, per il consulente incaricato da Di Tommaso al fine di adempiere le prescrizioni in materia di prevenzione infortuni Andrea Marrone, per l'ex prefetto di Pescara Francesco Provolo e per il dirigente regionale della Protezione civile Carlo Giovani. I quattro restano indagati per altri reati.

"Pur trattandosi di condotte connotate da superficialità e scarsa professionalità e, pertanto, eventualmente rilevanti sotto il profilo deontologico e disciplinare - scrive la Procura di Pescara -, l'assenza di elementi sulla loro efficacia causale rispetto agli eventi di morte e lesioni considerati, ne esclude la rilevanza ai fini delle ipotizzate responsabilità di natura penale".

La Procura si riferisce alle posizioni del responsabile del 118  Lupi e della funzionaria della Prefettura di Pescara Daniela Acquaviva, quest'ultima finita sotto i riflettori per avere risposto alla telefonata del ristoratore Quintino Marcella, che per primo lanciò l'allarme nel pomeriggio della tragedia, pronunciando la frase "la madre degli imbecilli è sempre incinta".

Entrambi sono finiti nel registro degli indagati in riferimento alla gestione dell'emergenza e all'attivazione dei soccorsi, in particolare per avere considerato non attendibili le richieste telefoniche di soccorso avanzate prima da Giampiero Parete, uno dei superstiti della tragedia, e poi dal ristoratore Quintino Marcella.

La Procura ha chiesto l'archiviazione per Lupi e Acquaviva affermando che "non vi sono elementi sufficienti per ritenere eziologicamente ricollegabili agli eventi lesivi conseguenti al crollo dell'Hotel Rigopiano le contestate condotte tenute dai funzionari indagati che hanno determinato di certo un ritardo da una a due ore nella attivazione dei soccorsi".

Al riguardo risulta determinante la relazione tecnica dei medici legali che "ha escluso che i ritardi nell'avvio dei soccorsi, conseguenti alla sottovalutazione delle prime telefonate di segnalazione dell'evento che ne hanno determinato l'effettivo avvio solo a partire dalle ore 19.30 del 18 gennaio 2017, abbiano avuto influenza causale sui decessi e sulle lesioni riportate dai superstiti". 

"Quanto ai più vicini elicotteri della Guardia Costiera di Pescara risulta la loro inidoneità a volare nelle condizioni meteorologiche di quel giorno, quando furono interpellati per una ricognizione su Rigopiano. Il non avere preso in considerazione la possibilità dell'evacuazione aerea fu condotta comunque non censurabile in questa sede". Si legge nelle richieste di archiviazione. 

Infatti, scrivono il procuratore capo di Pescara, Massimiliano Serpi, e il sostituto Andrea Papalia, "è di tutta evidenza che in assenza di un imminente pericolo di vita, dato che nessuno paventava che l'hotel potesse essere travolto da lì a poco da una valanga, non era in alcun modo pensabile e ragionevole attivare un ponte aereo per evacuare un hotel in piena efficienza a fronte di altre centinaia di abitazioni e locali isolati".

I pm poi ricordano "che nel marzo 2015, in situazione analoga, fu evacuata una sola persona, una donna bisognosa di cure mediche". I magistrati poi esaminano la questione della mancata attivazione di una richiesta di intervento degli elicotteri, una volta acquisita consapevolezza del disastro nel Centro coordinamento soccorsi di Pescara, intorno alle 19.30 del 18 gennaio. 

"Apprestare un modulo di soccorso in grado di affrontare una impegnativa opera di ricerca e scavo, in ora notturna, senza una ricognizione che escludesse il pericolo di ulteriori valanghe - si legge nelle richieste di archiviazione - presupponeva per la sua stessa operatività l'accesso per via stradale, indispensabile per portare necessarie attrezzature e ripari temporanei. Quindi - afferma la Procura - il non avere optato per un ponte aereo tramite elicotteri appare scelta ragionevole, e di certo non censurabile".

Infine "si deve aggiungere che laddove fosse stata scelta questa seconda opzione non vi sarebbe stato comunque risultato impeditivo di alcuno dei decessi - concludono i magistrati - o migliorativo rispetto alla gravità delle lesioni degli infortunati".

 



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