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RIGOPIANO: FU APOCALISSE ANCHE A TERAMO, QUEI 14 MORTI CANCELLATI DA TRAGEDIA

Pubblicazione: 17 gennaio 2020 alle ore 16:42

TERAMO - A tre anni dalla morte di Claudio e Mattia Marinelli, padre e figlio morti assiderati nel gennaio del 2017, il sentimento più forte per Liliana, moglie e madre delle due vittime, è la rabbia.

"Perché non ci sono più, perché non li vedo, non li sento. In questi giorni, poi, è ancora più forte".

La tragedia di Claudio e Mattia, 56 e 22 anni, di Poggio Umbricchio di Crognaleto (Teramo), morti dopo essere stati sorpresi da una tempesta di neve, è emblematica dell'apocalisse vissuta dall'Abruzzo in quei drammatici giorni, culminati con la slavina che causò 29 vittime a Rigopiano, un'apocalisse che portò con sé, in tutta la regione, altri quattordici morti.

Il 19 gennaio del 2017 la frazione di Poggio Umbricchio era sommersa dalla neve e ostaggio del black out che aveva disalimentato decine di migliaia di utenze. Claudio e i figli Mattia e Ivan erano usciti in auto per trovare la benzina necessaria ad alimentare il generatore di casa e comprare le medicine per Liliana.

"Erano scesi dietro lo spazzaneve, che stava pulendo la strada - ricorda Liliana - spazzaneve che dopo non è passato più". Tanto che al ritorno erano stati costretti a lasciare la macchina e incamminarsi a piedi. Ma erano stati sorpresi da una tormenta di neve. A dare l'allarme era stato l'altro figlio, Ivan, che era riuscito a proseguire e salvarsi mentre i corpi di Claudio e Mattia furono ritrovati senza vita il giorno dopo. Fu aperta un'inchiesta contro ignoti conclusa con l'archiviazione.

"Secondo loro non c'era nessun colpevole - dice Liliana - per noi sono colpevoli tutte le persone che abbiamo chiamato quel giorno: Prefettura, carabinieri, vigili del fuoco, Protezione civile. E poi vi sembra normale che non ci fossero le turbine? Le turbine devono stare in montagna, non al mare. Forse se ci fossero state Claudio e Mattia sarebbero ancora qua".



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