RIGOPIANO: IL PADRE DI UNA VITTIMA, ''MI ASPETTO AVVISO GARANZIA A D'ALFONSO''

Pubblicazione: 11 gennaio 2018 alle ore 17:58

PESCARA - Alessio Feniello, papà di Stefano, vittima della valanga che ha distrutto l’hotel Rigopiano il 18 gennaio di un anno fa, è intervenuto ai microfoni di Legge o Giustizia condotto da Matteo Torrioli su Radio Cusano Campus. 

Feniello ha ripercorso le ultime vicende giudiziarie relative alla tragedia che è costata la vita a 29 persone. 

In particolare, si legge in un comunicato dell'ufficio stampa di Radio Cusano Campus, ha commentato le ultime rivelazione secondo le quali, proprio il 18 alle 15:30, si era tenuta una riunione di emergenza durante la quale sarebbero stati ignorati gli allarmi che arrivavano dall’hotel.

“Non mi capacito - ha detto ancora - Siamo amministrati da personaggi squallidi e inutili. Come si può non aiutare delle persone in difficoltà che chiedono aiuto. Ho chiesto anche al ministro Minniti con quale criterio ha spostato Provolo, l’ex prefetto di Pescara, a Roma per dirigere l’ufficio centrale ispettivo presso il dipartimento dei vigili del fuoco, una persona che non è stata capace di saper amministrare l’Abruzzo con l’emergenza neve. Non ha fatto nulla per salvare le persone dell’hotel Rigopiano. Possibile che nessuno si vergogni?”. 

 “Sono rimasto disgustato soprattutto dalle telefonate di Paolo D'Incecco (dirigente del servizio viabilità della Provincia di Pescara, ndr). Da mesi dico che l’Esercito italiano è dotato di elicotteri che possono volare in qualsiasi condizione e che potevano soccorrere quelle persone. Perché non è stato chiesto l’aiuto dell’Esercito? Io sono sopravvissuto al terremoto dell’Irpinia. Mi chiedo perché Dio mi ha voluto salvare per poi farmi vivere questo dolore. Ai tempi del terremoto del 1980 c’era il presidente Sandro Pertini, grandissimo personaggio dopo il quale c’è il nulla. L’Esercito intervenne subito e fece un grande lavoro in quell’occasione. Oggi siamo amministrati da personaggi inutili”, ha proseguito.

“Mi dispiace che ad oggi non siano arrivati avvisi di garanzia anche al presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso - ha tuonato quindi Feniello - il quale oggi si vanta di lasciare la regione per candidarsi a Roma. Con quale faccia si candida? Questa volta ho fiducia nella giustizia. I magistrati che stanno indagando compresi gli uomini della Forestale stanno facendo un ottimo lavoro. Con un po’ di buona volontà si può arrivare anche a D’Alfonso che ha delle responsabilità. Lui ha indirizzato le turbine dove gli faceva comodo, dove gli amici lo sollecitavano”. 

“Stiamo organizzando una commemorazione a Penne e poi ci sposteremo a Farindola. Qualora questi personaggi indagati si presenteranno lì io mi rifiuterò di partecipare. Non li vogliamo. La politica deve stare fuori da questi problemi. Non vogliamo facciano campagna elettorale sulla nostra pelle”, ha concluso.



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