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PROCURA DI PESCARA ISCRIVE L'ATTUALE PRESIDENTE E I PREDECESSORI
DAL 2005; NEL MIRINO LA MANCATA REALIZZAZIONE DELLA CARTA VALANGHE

RIGOPIANO: INDAGATI D'ALFONSO, CHIODI E
DEL TURCO, PER PROCURA ''ATTO DOVUTO''

Pubblicazione: 16 maggio 2018 alle ore 00:26

PESCARA - Proprio il giorno dopo la commemorazione delle vittime della tragedia di Rigopiano di Farindola (Pescara), da parte della carovana del giro d'Italia, nella tappa abruzzese, dall'inchiesta sulla tragedia che ha provocato 29 morti ospiti nell'albergo travolto da una valanga il 18 gennaio del 2017, emergono clamorose novità: sul registro degli indagati la Procura di Pescara ha iscritto l'attuale presidente della Regione Abruzzo Luciano D'Alfonso e gli ex presidenti Gianni Chiodi e Ottaviano Del Turco.

Inoltre, nella nuova ondata di avvisi di garanzia figurano l'attuale responsabile della Protezione civile, Mario Mazzocca e gli ex assessori al ramo dal 2005 ad oggi: Daniela Stati, Gianfranco Giuliante e Tommmaso Ginoble. Nella lunga lista figurano anche dirigenti e funzionari regionali.

A imprimere l'accelerazione alle indagini la terza denuncia presentata, a ottobre del 2017, dai parenti delle vittime attraverso gli avvocati Massimo ManieriCristiana Valentini e Goffredo Tatozzi.

Le prime indagini della Procura hanno portato all'iscrizione sul registro degli indagati tra gli altri l'ex prefetto Francesco Provolo e il presidente della Provincia di Pescara, Antonio Di Marco.

Le accuse a vario titolo per i nuovi indagati sono di omicidio, lesioni in merito e disastro colposo.

I carabinieri forestali hanno notificato l'identificazione e l'elezione di domicilio.

Il nuovo filone di indagine, secondo quanto si è appreso verte sulla mancata realizzazione Carta delle Valanghe, come emerso dopo la tragedia.

Il gravissimo fatto, che ha avuto un eco nazionale e internazionale, è accaduto il 18 gennaio 2017, quando una valanga, complici anche le scosse di terremoto, si è staccata dalla montagna spazzando via l'hotel Rigopiano.

LA PROCURA, "ATTO DOVUTO"

"Alla luce degli elementi acquisiti e conseguenti sviluppi investigativi" si è reso necessario "approfondire il tema dei tempi, modi e risorse finanziarie necessarie per la redazione della Carta Localizzazione Pericolo Valanghe da parte dell'Ente Regione Abruzzo sia nelle sue articolazioni politiche che tecniche amministrative a far tempo dall'emergere nel 2007 nell'ambito della carta storica delle valanghe del sito di Rigopiano, nonché in punto di gestione regionale della emergenza neve nel gennaio 2017".

Lo spiega il il procuratore della Repubblica di Pescara Massimiliano Serpi, che all'Ansa dichiara che "le iscrizioni al registro generale delle notizie di reato di ulteriori indagati è quindi atto necessario perché queste posizioni possano essere oggetto della doverosa valutazione giudiziaria, che presuppone questo atto formale, rimanendo ovviamente impregiudicata ogni valutazione in ordine alla conclusiva determinazione sull'esercizio o meno della azione penale per le singole posizioni".

Il numero degli indagati per la tragedia di Rigopiano dove persero la vita 29 persone è arrivata quindi circa 35 persone. Il procuratore Serpi ha spiegato oggi che la notifica dell'identificazione e dell'elezione di domicilio legale di queste ore per i vertici politici regionale arriva dopo una prima fase di indagini sulla tragedia di Rigopiano che si è indirizzata sui filoni relativi a ''prevenzione del rischio valanghivo e relativa disciplina del territorio; rispetto delle normative per la edificazione dell'hotel e Resort in Rigopiano; rispetto della normativa di prevenzione degli infortuni dei lavoratori di detto Hotel; gestione dell'emergenza neve e viabilità per il territorio interessato nel gennaio 2017; eventuali ritardi nelle operazioni di soccorso dopo l'evento".

LA TRAGEDIA E L'INCHIESTa

Al momento dell'impatto, intorno alle ore 17, si trovavano nell'area dell'hotel 40 persone, 28 ospiti, di cui 4 bambini, e 12 membri del personale, da ore bloccate nel rifugio a causa dell'abbondante nevicata.

Il primo allarme è stato lanciato, a mezzo dei loro telefoni cellulari, da Fabio Salzetta, operaio manutentore dell'albergo, e Giampiero Parete, ospite, che si trovavano entrambi immediatamente fuori dalla struttura, il primo nel locale caldaia e il secondo presso la propria automobile, rimasti solo marginalmente coinvolti dalla slavina. Tuttavia la macchina dei soccorsi si è attivata solo dopo le 19.30 in quanto le prime telefonate non sono state considerate attendibili dalla prefettura di Pescara, anche a causa della confusione generata dal crollo di una stalla avvenuta sempre a Farindola la mattina stessa.

Dopo oltre 30 ore sono stati trovati tra le macerie 6 sopravvissuti nel locale cucine, salvati da un solaio e localizzati anche grazie alle indicazioni di uno dei superstiti. In tutto sono state recuperate vive nove persone intrappolate nell'edificio, cinque adulti e quattro bambini; gli ultimi superstiti vengono estratti 58 ore dopo la caduta della valanga.Terminate il 26 gennaio le operazioni di ricerca, il tragico bilancio finale è risultato essere di 29 vittime e 11 superstiti.

Nelle prime fasi dell'inchiesta, ad essere iscritti nel registro degli indagati, tre mesi dopo la tragedia, sono stati il presidente della Provincia di Pescara, Antonio Di Marco, il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, il tecnico comunale Enrico ColangeliBruno Di Tommaso, gestore dell'albergo e amministratore e legale responsabile della società "Gran Sasso Resort & SPA", Paolo D'Incecco e Mauro Di Blasio, rispettivamente dirigente e responsabile del servizio di viabilita' della Provincia di Pescara.

A questi nomi si sono aggiunti a novembre quelli di altre 17 persone: Francesco Provolo, ex prefetto di Pescara; Leonardo Bianco e Ida De Cesaris, rispettivamente ex capo di gabinetto e dirigente della Prefettura del capoluogo adriatico; Pierluigi Caputi, direttore dei Lavori pubblici fino al 2014, Carlo Giovani, dirigente della Protezione civile, Sabatino Belmaggio, responsabile del rischio valanghe fino al 2016, Vittorio Di Biase direttore Dipartimento opere pubbliche fino al 2015 e Emidio Rocco Primavera, direttore del Dipartimento opere pubbliche; Giulio Honorati, comandante della Polizia provinciale di Pescara e Tino Chiappino, tecnico reperibile secondo il piano di reperibilità provinciale.

E ancora: gli ex sindaci di Farindola Massimiliano Giancaterino e Antonio De Vico; il tecnico geologo, Luciano SbaragliaMarco Paolo Del Rosso, l'imprenditore che chiese l'autorizzazione a costruire l'albergo; Antonio Sorgi, direttore della Direzione parchi territorio ambiente della Regione Abruzzo; Giuseppe Gatto redattore della relazione tecnica allegata alla richiesta della Gran Sasso spa di intervenire su tettoie e verande dell'hotel; Andrea Marrone, consulente incaricato da Di Tommaso per adempiere le prescrizioni in materia di prevenzione infortuni.

Successivamente, è stata iscritta nel registro degli indagati la funzionaria della Prefettura di Pescara, Daniela Acquaviva.

LE REAZIONI

COMITATO VITTIME DI RIGOPIANO, "CI ASPETTIAMO VERITA' E GIUSTIZIA, NON PROCESSI SOMMARI"

"Oggi un raggio di sole ha colpito i nostri cuori lacerati dal dolore. Era ciò che ci aspettavamo, una risposta dallo Stato contro una parte di esso che non ha funzionato e non ha garantito i principi sanciti dalla Costituzione ai suoi cittadini".

È quanto si legge in una nota del comitato 'Vittime di Rigopiano', composto dai parenti di chi ha perso la vita nella tragedia dell'hotel travolto e distrutto da una valanga, riferendosi all'iscrizione sul registro degli indagati dei tre presidenti della Regione.

"La nostra perseveranza alla ricerca della verità e delle responsabilità in ogni ordine e grado - dicono i familiari delle vittime - ha dato i suoi frutti. Sedici mesi di presenza ferma e costante con dignità e rispetto delle istituzioni, quelle buone e che meritano tutto il nostro rispetto, alla fine ci hanno dato ragione ed hanno premiato la nostra tenacia". 

"Ora non ci aspettiamo processi sommari, ma solo verità e giustizia. Quella vera e che nasce da quella parte buona e sicura dello Stato che funziona. Un grazie a tutti gli inquirenti che hanno dimostrato che il nostro Paese ha ancora tanto valore da rendere ai suoi cittadini", concludono al comitato.

MARCOZZI (M5S), "DA GIUDICI CHIARE RESPONSABILITA' ISTITUZIONALI"

"Non mi permetto di dare giudizi sulle attività della magistratura, ma mi sembra evidente che è chiaro l'intento di attribuire delle responsabilità alle istituzioni che non hanno funzionato". 

Lo ha detto oggi il capogruppo alla Regione Abruzzo del Movimento 5 stelle, Sara Marcozzi. "Non funzionano perchè alcune persone non l'hanno fatte funzionare - ha proseguito la Marcozzi - e non funzionano da minimo 15 anni. E stavolta non siamo noi del 5 stelle a dirlo".

MARIO MAZZOCCA, RESPONSABILE PROTEZIONE CIVILE, "CHIARIREMO AL PIU' PRESTO''

 "Non ho alcun commento da fare sia per rispetto delle vittime sia dei loro familiari e anche per il lavoro che sta svolgendo la magistratura inquirente e che mi risulta al momento non essere ancora concluso - ha detto il responsabile della Protezione civile Mario Mazzocca -. Per quanto mi riguarda, ho ragione di ritenere che sussistano le condizioni affinché la vicenda possa chiarirsi nel più breve tempo possibile".

EX ASSESSORE DI MATTEO, ''MI AUGURO CHE SI ARRIVI ALLA VERITA'''

"Non mi addentro nel merito della vicenda giudiziaria che riguarda i giudici e la magistratura a cui ho riconosciuto sempre massima trasparenza e capacità di azione. Mi auguro che si arrivi alla verità per chiarire quello che è accaduto e mi auguro anche allo stesso tempo che gli amministratori coinvolti possano dimostrare la loro estraneità perché probabilmente questo evento straordinario era un evento inatteso, ma che purtroppo ha creato vittime, dolore e danni". 

Lo ha detto il consigliere regionale ed ex assessore Donato Di Matteo questa mattina a Pescara, a margine di una conferenza stampa un bilancio della tre giorni del Giro d'Italia in Abruzzo, in merito alle vicende giudiziarie delle ultime ore.

PRIMO DI NICOLA (M5S), "RESPONSABILITA' POLITICHE SONO GIA' CHIARE"

"Mi auguro che la magistratura e gli altri organi inquirenti riescano a fare luce velocemente su tutti i ritardi e le omissioni che hanno creato le condizioni per il verificarsi della tragedia di Rigopiano. Dall'assenza del piano-valanghe ai ritardi colpevoli nei soccorsi, dalla mancanza di turbine spalaneve alle inefficienze sulla gestione del sistema di protezione civile abruzzese".

Questo è quanto afferma in una nota il senatore del Movimento 5 stelle, Primo Di Nicola. "L'intera regione è andata in tilt lo scorso anno. Le responsabilità politiche sono già chiare", dice Di Nicola che conclude: "Aspettiamo di individuare quelle penali. Siamo a fianco delle vittime e delle loro famiglie, affinché abbiano finalmente giustizia".

FENIELLO, "NON DEVONO PASSARLA LISCIA"

"Questa volta non devono passarla liscia".

Lo scrive su Facebook, riferendosi all'iscrizione sul registro degli indagati di tre presidenti della Regione Abruzzo Luciano D'Alfonso, Gianni Chiodi e Ottaviano Del TurcoAlessio Feniello, papà di Stefano, una delle 29 vittime della tragedia dell'hotel Rigopiano.

Il giovane, durante la delicata fase dei soccorsi, era stato inizialmente dato per vivo, con tanto di comunicazione formale della Protezione civile ai genitori, che ne attendevano il ritorno e che hanno saputo solo alla fine che Stefano era morto. Sono mesi che i familiari del ragazzo chiedevano che tutti i responsabili e, in particolare, il presidente di Regione finissero sotto inchiesta.

"Questa novità - afferma l'avvocato Camillo Graziano, legale della famiglia Feniello - fa capire che se l'indagine è durata così tanto è per un motivo: hanno valutato tutto a tutti i livelli. È stato quindi necessario arrivare ad un anno e mezzo dai fatti. È stata fatta una valutazione a 360 gradi e per questo i tempi si sono dilatati".

"Il fatto che si vada a mettere sotto inchiesta anche le passate Giunte regionali - aggiunge il legale - significa che le omissioni sono riferibili a tutta la dirigenza passata della Regione Abruzzo. Faccio i complimenti alla Procura e ai Carabinieri Forestali, che non hanno tralasciato nulla. È stato fatto un lavoro di grande attenzione".



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