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FILONE DELL'INDAGINE CHE RIGUARDA IL DEPISTAGGIO SUL DISASTRO HOTEL IN CUI MORIRONO 29 PERSONE, ESCLUSE ALTRE PARTI NEL PROCEDIMENTO BIS

RIGOPIANO: MINISTERO GIUSTIZIA SARA' PARTE CIVILE, GUP ACCOGLIE RICHIESTA

Pubblicazione: 13 dicembre 2019 alle ore 20:37

PESCARA - Il giudice dell'udienza preliminare Gianluca Sarandrea ha accolto la richiesta del ministero di Giustizia di costituirsi come parte civile nel filone dell'indagine che riguarda il depistaggio sul disastro dell'hotel Rigopiano di Farindola dove, sotto la valanga del 18 gennaio 2017, morirono 29 persone. 

Il giudice ha, nello stesso tempo, escluso la costituzione di tutti gli enti e le parti civili nel procedimento bis.

L'eventuale unificazione dei due procedimenti fa parte del prosieguo dell'udienza odierna nel tribunale di Pescara. 

"Nonostante i continui rinvii in questa fase ancora confusa, non può non farci piacere che il Ministero della Giustizia sia stato ammesso come parte civile: noi lo avevamo chiesto, perchè volevamo che nel processo ci finisse lo 'Stato Buono' contro lo 'Stato Cattivo'. E lo Stato deve fare giustizia", così Gianluca Tanda, parente di una delle vittime della valanga del resort che il 18 gennaio 2017 ha ucciso 29 persone e componente del Comitato Parenti delle vittime.

"Siamo ovviamente molto soddisfatti della decisione del giudice che ha accolto la nostra richiesta di costituzione del ministero della Giustizia come parte civile nel procedimento per il depistaggio sulla tragedia di Rigopiano: non c'è mai stato nessun ritardo da parte dell'Avvocatura dello Stato nel procedimento, ma solo tempi di acquisizione di documenti senza i quali la nostra azione non sarebbe stata possibile", ha detto l'avvocato dello Stato Filippo Patella dopo la decisione del Gup Sarandrea che ha ammesso il ministero ed escluso, invece, le altre parti civili dal filone bis dell'inchiesta. 

"Essendo stato riconosciuto il danno alla giustizia qualora gli indagati dovessero essere penalmente riconosciuti colpevoli - ha proseguito Patella - teoricamente si aprirebbe un'azione civile da parte del Ministero per il riconoscimento economico ai sensi dell'art 1226 del Codice Civile ai danni dei condannati, danno che dovrebbe essere quantificato in fase successiva o dal giudice civile o dalla Corte dei Conti", ha concluso Patella. 



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