RIGOPIANO: ''NEGLIGENZA E SOCCORSI IN RITARDO HANNO PROVOCATO 29 MORTI'' Abruzzo Web Quotidiano on line per l'Abruzzo. Notizie, politica, sport, attualitá.

LA PROCURA DI PESCARA METTE SOTTO ACCUSA REGIONE ABRUZZO D'ALFONSO PER SOTTOVALUTAZIONE RISCHI; NOTIFICATI OGGI AVVISI GARANZIA; PRESIDENTE ''MI FARO' PARTE ATTIVA PERCHE' INCHIESTA PROCEDA SPEDITAMENTE''

RIGOPIANO: ''NEGLIGENZA E SOCCORSI IN
RITARDO HANNO PROVOCATO 29 MORTI''

Pubblicazione: 06 giugno 2018 alle ore 16:07

PESCARA - Furono "negligenza, imperizia, imprudenza, e violazioni di norme, leggi e regolamenti, a causare la morte di 29 persone, il 18 gennaio 2017, quando l' Hotel Rigopiano di Farindola (Pescara) fu travolto da una valanga".

La Regione "determinò le condizioni per il totale isolamento dell'Hotel " e gli indagati "attivavano tardivamente" il Comitato Emergenze".

È l'ipotesi accusatoria formulata dalla Procura di Pescara e contenuta negli avvisi di garanzia notificati oggi ai presidenti delle ultime tre Giunte regionali, agli assessori regionali con delega alla Protezione civile e a vari funzionari regionali che si sono susseguiti dal 2006 al 2017.

Si tratta di un filone dell'inchiesta che mira a fare luce sulla mancata realizzazione della Carta Valanghe e che chiama in causa i vertici dell'amministrazione regionale abruzzese dal 2007 ad oggi, insieme a diversi funzionari regionali, tutti accusati, a vario titolo, di omicidio, lesioni e disastro colposo, in merito alla tragedia del resort che fu travolto da una valanga nel gennaio 2017.

Il riferimento è al filone dell'inchiesta riguardante in particolare la mancata realizzazione della Carta di localizzazione dei pericoli da valanga prevista dalla legge regionale 47 del 1992 in tema di 'Norme per la previsione e la prevenzione dei rischi da valanghe'.

A giudizio della Procura, la carta valanghe "laddove emanata, avrebbe di necessità individuato nella località di Rigopiano un sito esposto a tale pericolo (sia per obiettive evidenti ragioni morfologiche e ambientali sia per documentate vicende storiche)"

Questa mattina sono stati consegnati, agli ultimi 14 indagati gli avvisi di garanzia, con il contestuale invito a presentarsi presso la Procura di Pescara per gli interrogatori.

Gli interrogatori cominceranno il prossimo 19 giugno e si concluderanno il 27 dello stesso mese.

Il prossimo 19 giugno il procuratore della Repubblica di Pescara, Massimiliano Serpi, e il sostituto Andrea Papalia, ascolteranno Carlo Visca, direttore del Dipartimento regionale di Protezione civile dal 2009 al 2012; Giovanni Savini, direttore dello stesso Dipartimento per tre mesi nel 2014; Vincenzo Antenucci, dirigente del Servizio prevenzione rischi e coordinatore del Coreneva dal 2001 al 2013.

Il 20 giugno saranno interrogati l'ex governatore Ottaviano Del Turco, l'ex vicepresidente della giunta Enrico Paolini, gli ex assessori, con delega alla Protezione civile, Tommaso Ginoble e Mimmo Srour.

Il 21 giugno sarà la volta dell'ex governatore Gianni Chiodi e degli ex assessori alla Protezione civile, Daniela Stati e Gianfranco Giuliante.

Il 26 giugno toccherà all'attuale presidente e senatore Luciano D'Alfonso, e all'attuale sottosegretario alla presidenza con delega alla Protezione civile, Mario Mazzocca.

Gli interrogatori si concluderanno il 27 giugno, quando a comparire davanti ai magistrati saranno Silvio Liberatore, responsabile della sala operativa della Protezione civile, e il dirigente del servizio di programmazione di attività della Protezione civile, Antonio Iovino.

Tra gli ultimi indagati, nello stesso filone dell'inchiesta, anche l'ex direttore regionale Cristina Gerardis.

LA REPLICA DI D'ALFONSO

"Sono convinto che la Regione abbia operato con diligenza, premura e risolutezza. Mi farò parte attiva affinché il lavoro della magistratura proceda speditamente e sono pronto a versare in atti tutto il mio patrimonio conoscitivo sulle contestazioni che fanno parte del fascicolo accusatorio".

"Questa la replica del presidente D'Alfonso arrivata nel pomeriggio

"Dettaglierò ogni minuto delle giornate del 17,18,19 gennaio 2017, ovvero prima-durante-dopo la convocazione della riunione del Comitato Operativo Regionale di Protezione civile. Sulla "Carta del rischio valanghe" va chiarito che i primi due lotti erano stati già appaltati e in esercizio contrattuale prima dei fatti di Rigopiano, quindi non si può sostenere che non vi fosse: essa era coincidente con quelle parti di territorio che la Carta storica aveva segnalato con una certa ed impegnativa ripetitività valanghiva", conclude D'Alfonso.

LE ACCUSE DELLA PROCURA

La Regione "determinò le condizioni per il totale isolamento dell'Hotel Rigopiano" e gli indagati "attivavano tardivamente" il Comitato Emergenze. Lo si in uno dei principali passaggi delle accuse formulate dalla Procura di Pescara, a carico del presidente D'Alfonso, del sottosegretario Mazzocca, del responsabile della sala operativa dei Protezione civile  Liberatore, e del dirigente del servizio programmazione attività Protezione civile, Iovino, in relazione alla gestione dell'emergenza,

“Le condizioni dell'Hotel Rigopiano, quel 18 gennaio del 2017 quando una valanga travolse la struttura provocando 29 morti, erano "comunque tali - scrivono i magistrati - da impedire che la strada provinciale dall'hotel al bivio Mirri, lunga 9,3 chilometri, fosse impercorribile per ingombro neve, di fatto rendendo impossibile a tutti i presenti nell'albergo di allontanarsi dallo stesso, tanto più in quanto allarmati dalle scosse di terremoto del 18 gennaio".

Inoltre la Procura pescarese - come si legge negli avvisi di garanzia - imputa alla Regione, "nelle persone del presidente della Giunta regionale, dell'assessore con delega alla Protezione civile e dei funzionari sopra indicati", di avere attivato "tardivamente il Comitato Operativo Regionale per le Emergenze", peraltro in assenza di piani di emergenza regionali, in località diversa da quella della Sala Operativa. I magistrati evidenziano come gli indagati fossero "consapevoli dell'emergenza neve riguardante l'Abruzzo".

"Consapevoli dell'emergenza neve riguardante l'Abruzzo" e, in particolare l'area montana della Provincia di Pescara, sulla base delle previsioni meteo, ma anche di segnalazioni e richieste d'intervento.  

I magistrati fanno poi riferimento anche "agli avvisi di condizioni meteorologiche avverse, diffusi dal centro funzionale Abruzzo" e ai "bollettini valanghe emessi dal servizio Meteomont", che in particolare nell'ultimo, quello del 17 gennaio alle 14, evidenziava "pericolo valanghe di grado tra 3 e 4 per la giornata, e di grado 4, cioè forte, per i successivi tre giorni".

Al riguardo sono citate la nota del capo di gabinetto della prefettura di Pescara, Leonardo Bianco, "inviata il 16 gennaio 2017 a presidenza del Consiglio dei ministri, ministro dell'Interno e Regione Abruzzo" e il "messaggio multiplo inviato nel pomeriggio del 17 gennaio, alle 19.29, dal sindaco di Farindola Lacchetta, al presidente D'Alfonso, al sottosegretario Mazzocca e al presidente della Provincia Di Marco, con urgente richiesta di mezzi spazzaneve per la mattina del 18 gennaio per "liberare contrade già isolate". Infine si parla di "ulteriore consapevolezza della mancata adozione e quindi della totale carenza dei piani di Emergenza Regionale".

Concludono pertanto i magistrati: gli inquisiti “in cooperazione tra loro e con i funzionari responsabili della Protezione civile indagati, concorrevano nel realizzare la condizione di assenza delle suddette misure di salvaguardia", per cui "verificatosi un innevamento di particolare intensità a monte dell'Hotel Rigopiano, cui seguiva una valanga di grandissime proporzioni, la stessa travolgeva tutte le strutture dell'albergo, in quel momento con presenza di clienti e personale alberghiero, determinandone il crollo in termini di distruzione completa".

Le condotte omissive avrebbero dunque provocato la morte di 29 persone e "lesioni personali, anche gravissime, ad altre nove presone presenti all'interno dell'Hotel". Visca, Antenucci e Savini, in concorso con Di Biase, Belmaggio, Giovani,  Gerardis,  Primavera, avrebbero invece omesso "di attivarsi affinché venisse dato corso, quanto prima, alla redazione e alla realizzazione della Carta di localizzazione dei pericoli di valanga per tutto il territorio della regione Abruzzo".

LA TRAGEDIA DI RIGOPIANO

Prima si arrese il gatto delle nevi, lasciando andare avanti le turbine dei pompieri, poi ad un certo punto la neve era così abbondante, la tormenta così violenta, le ramaglie, gli alberi divelti e le pietre sulla strada così tante, che fu possibile procedere solo a piedi.

Ci vollero 20 ore perché l'intera macchina dei soccorsi raggiungesse Rigopiano e l'hotel sepolto dall'enorme slavina staccatasi dopo una serie di scosse di terremoto.

Per una notte intera uomini del Soccorso alpino, della Guardia di Finanza, dei Carabinieri avanzarono tra pareti di neve e alcuni, ad certo punto, staccarono la colonna di mezzi per continuare a piedi e con gli sci.

Quel 18 gennaio 2017 la terra tremò per la prima volta alle 10.25: la scossa di terremoto, magnitudo 5.1, epicentro nell'aquilano, dà il via a un serie infinita di altri sussulti, tre dei quali sopra magnitudo 5.

Ad aggravare la situazione, la neve caduta abbondante in quei giorni: il mix si rivelerà micidiale.

Nel pomeriggio gli ospiti dell'hotel Rigopiano, preoccupati per la forte nevicata, erano pronti per andare via, con i bagagli nella hall e attendono lo spazzaneve, il cui arrivo però slittò alle 19. Troppo tardi.

Intorno alle 18 cominciò a circolare l'allarme per un hotel completamente isolato nella frazione di Penne. A dare il primo alert l'sms arrivato da due clienti dell'albergo che erano riusciti a rifugiarsi all'esterno della struttura. E poco dopo le 19 si diffuse anche la notizia del disastro. I

I soccorritori dovevano raggiungere un'area, quella su cui sorgeva il resort, che si trova a 1.200 metri di altitudine.

Alle 19 le avanguardie arrivarono in contrada Cupoli a 11 km da Rigopiano. Ma la neve raggiungeva già i due metri e i telefoni non prendevano. Alle 22 la colonna dei mezzi imboccò l'ultimo tratto di strada: mancavano 9 km all'hotel ma l'ascesa dovette fermarsi.

Era orami mezzanotte quando quattro uomini del Soccorso alpino e della Guardia di Finanza decisero di procedere con gli sci con le pelli di foca: dopo quattro ore estenuanti, arrivarono all'hotel e salvarono i due superstiti che avevano lanciato l'allarme.

Intorno alle 6.30, arrivarono gli elicotteri per portarli a valle e intanto iniziò la ricerca dei dispersi. La prima vittima venne estratta alle 9.30.

Solo a mezzogiorno la colonna dei mezzi dei soccorsi arrivò a poche centinaia di metri dall'albergo e dopo 20 ore, gli uomini dei soccorsi, fatto l'ultimo tratto a piedi, raggiunsero il luogo del disastro.



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