RIPARI DI GIOBBE: STORIA DEL DIFFICILE RAPPORTO CON
IL PRIVATO IN UNA DELLE PIU BELLE SPIAGGE D'ABRUZZO

Pubblicazione: 17 luglio 2017 alle ore 19:14

ORTONA - Torna a far parlare di sé una delle più belle spiagge d’Abruzzo, i Ripari di Giobbe, ai piedi delle scogliere della costa dei Trabocchi, tormentata negli anni da un rapporto a dir poco conflittuale tra pubbliche amministrazioni e cittadini da una parte e dai gestori dello storico campeggio dall’altra.

Ultimo episodio della saga, la denuncia a piede libero del titolare del camping Rinaldo Catenaro, da parte della Guardia costiera di Ortona, con l’accusa di aver occupato abusivamente con ombrelloni e lettini il tratto di spiaggia libera.

La spiaggia a detta delle forze dell’ordine era a tutti gli effetti divenuta privata, con la relativa chiusura dell’unico varco di accesso pubblico. L’operazione è stata disposta dalla procura della Repubblica di Chieti e ha portato alla restituzione al pubblico uso di un’area di circa 500 metri quadrati.

Sulla vicenda è arrivata, poi, la precisazione di Catenaro, secondo il quale “la notizia ha indotto molti a credere che occupavamo abusivamente l’area di campeggio e che quindi non fosse privata, ma occupata abusivamente e che non avessimo titolo per fare parcheggiare al suo interno solo a pagamento. Poiché questa cosa ci sta creando gravi disagi, dato che molti pretendono di entrare in campeggio gratis, spieghiamo che il provvedimento ha riguardato unicamente l’attrezzatura che era rimasta sulla spiaggia. L’area privata del campeggio dunque non c’entra nulla”.

Non è comunque la prima volta che la spiaggia entra nell’occhio del ciclone. Per anni per accedere si era, infatti, obbligati a pagare un pedaggio a beneficio dei gestori del campeggio. E questo perché la strada era privata, mentre quella pubblica, unico altro accesso, è stata riparata e resa percorribile solo nel giugno 2013.

Inutili erano state fino a quel momento le proteste, le manifestazioni e le raccolte firme contro quella che molti hanno ritenuto essere un abuso, richiamandosi alle norme che sanciscono l'obbligo “per i titolari delle concessioni di consentire il libero e gratuito accesso e transito, per il raggiungimento della battigia antistante l'area ricompressa nella concessione, anche al fine della balneazione”, a prescindere se si percorre o meno una strada o uno spazio privato.

Nel 2012 nella stessa spiaggia è poi scattato un blitz della Guardia di Finanza che ha sequestrato un 'immobile turistico di 300 metri ritenuto abusivo, in violazione della normativa a tutela del demanio, dei vincoli paesaggistici ambientali e di quella che disciplina le costruzioni nelle zone sismiche.

Anche in quell’occasione Catenaro si è difeso sostenendo che era “solo un intervento di bonifica ambientale che ha consentito di smantellare e smaltire l'eternit secondo legge. La superficie del ristorante è identica a quella del progetto di ristrutturazione ecocompatibile”.



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