RIVISTE VENDUTE DA FALSI OPERATORI DELLA POLIZIA,
DUE INDAGATI PER GIRO D'AFFARI DA 14 MILA EURO

Pubblicazione: 11 novembre 2017 alle ore 13:55

Tommaso Niglio
di

L’AQUILA - “Abbiamo voluto smantellare al più presto un’organizzazione criminale che diffondeva un messaggio del tutto errato, ovvero che la Polizia chiede soldi in cambio dell’invio di riviste: l’unica nostra rivista ufficiale si chiama Polizia moderna e ci si abbona con canali ufficiali”.

Così il dirigente della squadra Mobile della questura dell’Aquila, Tommaso Niglio, ha illustrato i dettagli dell’inchiesta che vede due cittadini vastesi indagati per truffa e sostituzione di persona, per aver provato a piazzare delle pubblicazioni, autentiche e reperite in modo ancora da chiarire, spacciandosi per operatori della Polizia e telefonando a scuole e istituti religiosi per vendere indebitamente il materiale cartaceo e su cd.

“Rivolgo un invito a qualunque cittadino cui venga chiesto denaro per conto nostro: ci chiami subito così che si possano fare accertamenti”, ha detto il funzionario.

Gli indagati sono una coppia, G.G.C., uomo, e A.M.L.V., donna, entrambi quarantenni e definiti “artisti della truffa”, con precedenti specifici.

“Per ora sono queste due le persone coinvolte, ma non escludiamo l’iscrizione di altri soggetti nel registro degli indagati e l’aggiunta di altre ipotesi di reato”, ha svelato Niglio, con la Ps che indaga su delega del sostituto procuratore David Mancini, titolare del fascicolo.

Le riviste, ha chiarito Niglio, erano “testate regolarmente registrate presso i rispettivi tribunali” e con “dei contenuti credibili e approfonditi, anche se alcuni cd risalgono al 2012”.

Si tratta delle pubblicazioni La Protezione civile italiana, 115 Codice rosso e Noi cittadini per la sicurezza, i cui editori, ha svelato il capo della Mobile, “hanno annunciato che si costituiranno parte civile al momento del processo”.

Al momento, “non risulta alcun legame tra chi le realizza e le stampa e gli indagati che invece le proponevano in vendita”.

Le 270 copie sequestrate sono state scoperte a Vasto (Chieti), in una appartamento “adibito a magazzino e call center. Da una parte erano stipati i giornali, dall’altra false addette di Polizia telefonavano alle vittime. Enti religiosi e istituti scolastici erano il target preferito - ha aggiunto ancora - Abbiamo scoperto anche un ‘libro mastro’ con l’elenco di istituti e scuole che potevano chiamare”.

Il giro d’affari, stimato in 14 mila euro al mese, aveva superato i confini della regione: “Operavano non solo in Abruzzo, ma anche verso Perugia, Alessandra, Padova, Cosenza, Viterbo e Benevento. Il punto di smistamento, comunque, era di sicuro a Vasto, ma con vittime sparse in tutta Italia”.

L’acquisto veniva proposto sotto forma di donazione alla Polizia e, secondo quanto svelato da Niglio, veniva promessa e garantita anche una sorta di impunità. In un caso, tuttavia, è stato svelato, una suora laureata in Legge a Tagliacozzo (L’Aquila) con le sue conoscenze ha disinnescato il tentativo di truffa.

“La frase che utilizzava la truffatrice per imbonire le vittime era ‘sono la dottoressa Moretti della Polizia di Stato’, chiedeva un contributo nei confronti dell’Associazione Poliziotti Italiani previo invio della rivista e un adesivo - ha svelato - E poi aggiungeva alla vittima ‘in modo tale che non avrebbe più avuto problemi con la Polizia e le telefonate da parte loro’”.

La scoperta dell’inganno c’è stata quando “dopo insistenti telefonate una suora di un istituto si è rivolta a noi. Inoltre, il genitore di un alunno era un poliziotto. Abbiamo chiesto e ottenuto subito un provvedimento per sequestrare riviste, dato che questo fenomeno poteva diventare preoccupante e minare la credibilità delle istituzioni”.



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