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CAPIRE LA RICOSTRUZIONE. IL SISMA HA MINATO UN GIOIELLO DA RECUPERARE

ROCCA DI CAMBIO: LA CHIESA SANTA DI LUCIA DEGNA DELL'UNESCO

Pubblicazione: 31 luglio 2011 alle ore 08:00

Un particolare degli affreschi della chiesa di Santa Lucia
di

L’AQUILA - Tra i danni infiniti di questo terremoto aquilano ve ne sono molti che, senza dubbio, impoveriscono l’intera umanità e non solo le popolazioni che ne sono state colpite.

Tra questi è causa di particolare dolore e rammarico la rovina dei preziosi affreschi della chiesa di Santa Lucia a Rocca di Cambio (L’Aquila), oggi ingabbiata da ponteggi interni ed esterni per assicurare la conservazione di quanto rimane ancora intatto.

Lo straordinario complesso di dipinti venne steso sulle pareti del transetto dell’attuale edificio, che probabilmente faceva corpo a sé allo stesso modo della non lontana chiesetta di Santa Maria ad Cryptas di Fossa (L’Aquila), in un non breve periodo di tempo nei secoli XIII e XIV, proseguendo l’iter delle modifiche già avviate ben prima in Abruzzo, soprattutto ampliando piccoli edifici risalenti a periodi anteriori o prossimi all’anno Mille.

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In molti casi, e Santa Lucia potrebbe esserne uno, si deve registrare l’origine in piccoli edifici, quasi dei martyrion, dedicati alla conservazione del corpo e al culto dei santi o delle reliquie in molti casi provenienti da Oriente per tutta la seconda metà del primo millennio a causa delle intemperanze e della religione iconoclaste.

Sarebbe senza dubbio da approfondire e accertare se anche questo caso rientri tra i molti; basterà citare il recente rinvenimento della cripta di San Berardo nella Cattedrale di Teramo o Il caso del Duomo di Trani che conserva nel sottosuolo un sacello adattato a cripta dedicato alla conservazione del corpo di San Leucio, già vescovo di Brindisi nel V secolo, cui sono sovrapposte una sopra l’altra ben tre edizioni successive, fino all’attuale splendido edificio che tutti ricordiamo stagliarsi sul mare di Puglia con le sue meravigliose porte bronzee risalenti al Mille e attualmente ricoverate all’interno.

Forse il prof Fabio Redi, che sta scavando all’esterno e ha rinvenuto livelli fondali di edifici medievali innanzi alla chiesa, saprà dirci in futuro se effettivamente, come sembra, la cripta attuale sia parzialmente interrata e configuri così il primo corpo edificato dai monaci sullo sfondo dei meravigliosi prati dell’altopiano delle Rocche, un’immagine che sarebbe piaciuta a Junger, ai quali non dovevano mancare quelle erbe officinali che costituivano i medicamenti del passato e che, abbiamo imparato, contengono i principi attivi delle medicine.

Altra singolarità di Santa Lucia è l’ampliamento trecentesco che innesca sulla precedente chiesetta un nuovo corpo a tre navate che oggi possiamo ammirare e che denota con tutta evidenza un periodo di notevole floridezza che non può non richiamare la crescita di altre meraviglie straordinarie, anche in questi luoghi d’Abruzzo, nei secoli immediatamente dopo il Mille e la riforma cluniacense.

Basti citare nelle vicinanze la splendida e antichissima chiesa di Santa Maria in valle Porclaneta a Rosciolo e quel percorso che svoltando dal Castello federiciano di Ocre (L’Aquila) si snoda attraverso i monasteri di Santo Spirito e Sant Angelo fino a Santa Maria ad Cryptas a Fossa e a Bominaco (L’Aquila) con i suoi tesori e più in là verso San Vittorino (L’Aquila) e Amiternum da una parte e la Maiella e il mondo di Celestino dall’altro.

Tra le rappresentazioni degli affreschi che non possono lasciare indifferenti il visitatore, attualmente i dipinti sono stati fortunatamente messi in sicurezza e velinati in attesa di restauro, alcune figure come quelle di San Pietro e San Paolo, di Santa Lucia o la straordinaria stesura dell’Ultima Cena che prende tutta la parete sinistra del transetto, dalla formidabile potenza evocativa di quel Medioevo che, come e forse in modo ancor più forte che in Umbria, sembra sostanziare quella fede che ormai va e viene da Oriente con le crociate a partire dai santuari del Nord di quell’Europa che si riveste di un “bianco mantello “di nuove chiese i cui modi ,dopo Cluny,vengono declinati nei concili.

La dottoressa Elisa Croce della Soprintendenza dell’Aquila informa che “occorrono 2 milioni di euro per i restauri che saranno lunghi e complessi, considerato che bisognerà, come ad Assisi, ricomporre i puzzle delle miriadi di particelle di colore degli affreschi, religiosamente raccolti e catalogati per settore di provenienza”.

Sarebbe bello che nel processo di recupero dell’area del “cratere” del sisma ci fosse spazio anche per il restauro di un complesso di beni come quello citato che compone un insieme, da Rosciolo a Bominaco, del tutto degno di ricevere il crisma di appartenenza al patrimonio dell’umanità!

Chissà se il nuovo sindaco di Rocca di Cambio e gli altri interessati sapranno unirsi per tentare di ottenere dall’Unesco l’importante e ambito riconoscimento.



© RIPRODUZIONE RISERVATA


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